Partiamo da un dato certo: l’eccesso di burocrazia è un male assoluto che frena da decenni il nostro Paese. Quindi, a scanso d’equivoci perchè nessuno pensi, qui, che le colpe siano di questo o di quello o di quell’altro ancora. Sia chiaro: ci mettiamo pure del nostro, però ciò non toglie che questa città paga un prezzo altissimo ai ritardi che ne incartano una visione più moderna, proiettata nel futuro, che la renda finalmente al passo di molte altre la cui qualità della vita è di gran lunga superiore.
Detto questo, il tema che il nostro giornale, attraverso l’articolo del nostro Gianmario Leone, ha tirato fuori – e cioè che fine abbia fatto il Tecnopolo del Mediterraneo – non è limitato a guardar bene: come accennato, da queste parti troppi sono stati gli annunci in almeno un decennio, molti incompiuti e rimasti nel cassetto.
Ecco la vera sfida per chi andrà a governare Taranto nel prossimo quinquennio, comunque nei prossimi anni: accelerare intenzioni e soprattutto opere che, a prescindere da chi deve fare cosa, siano in grado di svoltare seriamente.
Perchè, per esempio, ci sono alcuni piani strategici che sembrano bloccati da qualche parte e che perciò stentano a partire. Prendete il nuovo Piano regolatore, che attende il varo dopo oltre un quarantennio: è la ‘madre’ di tutte le volontà future della città, per cui sarebbe finalmente ora di condurlo in porto. Certo, ci sono altri obiettivi strettamente legati quale il Piano delle coste, così come il Piano della mobilità, ma non trascureremmo affatto il Parco regionale del Mar Piccolo: non entriamo nei dettagli, ma è palese come questa sia una città dove la progettualità anche più che apprezzabile poi si perda nei meandri – almeno finora – della burocrazia.
L’elenco è sinceramente lungo. Va dal risanamento della Città vecchia – pensiamo all’eterno recupero dei palazzi storici – ai lavori interrotti di Palazzo degli uffici, così come lo stesso nuovo ospedale ‘San Cataldo’, per non parlare di opere quali water front sui due mari, e ancora la Stazione torpediniere. E, se vogliamo, per il quotidiano vivere, l’ormai grave questione dei parcheggi nel centro cittadino, che penalizza fortemente non solo il pubblico che vuol frequentarlo quanto e soprattutto il commercio e i residenti. Senza dimenticare, infine, una reale e concreta riconnessione dei quartieri troppo slegati fra essi.
In ogni caso, i problemi ci sono, sono tanti e coinvolgono l’Ente civico ma anche Regione e Governo centrale, al netto di quelli ambientali (questi ultimi sono diventati imbarazzanti ad esser buoni…). Senza star qui a puntare il dito contro qualcuno, sarebbe ora che finalmente la città e chi la guiderà sappia interfacciarsi con i livelli più alti evitando qualunque subalternità tanto nei rapporti istituzionali quanto soprattutto di partito. E’ questa la promessa da mantenere per chi aspira a Palazzo di città. Specie se si è convinti delle proprie qualità e capacità nel fare.
La madre di tutte le volontà future sarebbe a mio avviso proprio la mancanza di volontà, di essere corti di idee, dell’ ignavia del tarantino (che non esiste ). A Taranto non esiste una classe imprenditoriale interessata al territorio, promotrice di un indirizzo economico industriale, di conseguenza non esiste una classe politica capace di una visione oltre le Cheradi infine segue una popolazione ” apolide” menefreghista, ignava che aspetta la manna dal cielo : si rispecchia il carattere di quasi tutta la popolazione italiana senza spirito rivoluzionario, lontana dal pensiero transalpino. L’imprenditore tarantino o presunto tale si limita soltanto ad accattivarsi qualche subappalto magari di scarso livello tecnologico mentre il politico tarantino (che tarantino non è )si occupa in maniera risicata della poltrona e di qualche richiesta elettorale che riguarda la semplice gestione condominiale ( cancelleria, pulizie, assistenza servizi ). A livello nazionale e regionale qualche predicatore di professione dopo aver individuato il collega locale atto a recimolare una manciata di consensi elettorali si diverte a raccontarci delle fiabe tipo ” la decarbonizzazione delle calende greche” i cantierucci ed altre montagne di progetti che a volte partoriscono dei topolini. Tutto questo comporta disoccupazione, desertificazione industriale e regresso di un territorio che una volta attirava migliaia di famiglie da tutto il territorio nazionale e mentre qui ci vengono a raccontare le fiabe al Nord la siderurgia ha già in atto la tecnologia idrogeno ed in altre realtà meridionali hanno già realizzato insediamenti per la produzione e stoccaggio energetico da fonti rinnovabili . A questo punto non possiamo che attendere quello che ci passerà il governo perchè i pochi giovani di questo territorio da buon esterofili preferiscono trovare fortuna in altri lidi.
Beh, se elogi i “Transalpini” sei esterofilo anche tu.. Peccato che poi molti si scordano di come i francesi siano stati conquistati dai tedeschi in 3-4 giorni durante la seconda guerra mondiale, senza alcuna resistenza… Con gli italiani non ci riuscirono nella prima…. Comunque a parte questo, sostanzialmente quello che dici è riconducibile alla mancanza dell’identità culturale, che è stata sostituita dall’ideologia della tifoseria calcistica ( per la verità anche quella in declino) .. Senza università tarantina , è ovvio che sia così.