Il sospetto lo abbiamo avuto sin da subito. Ma come sempre abbiamo voluto aspettare di avere conferma ufficiale. Dallo scorso 1 aprile Taranto non ha più il Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto.

A confermarlo, lo scorso giovedì, in collegamento da remoto con l’Aula del V piano di Palazzo San Macuto con la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati il prefetto di Taranto Demetrio Martino, che come si ricorderà lo scorso 11 gennaio aveva ottenuto dal Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), con nota a firma del Direttore generale della Direzione Generale per il risanamento ambientale (RiA), la proroga all’incarico di Commissario Straordinario sino al 31 marzo 2022. Terminato lo stato di emergenza dovuto alla pandemia da Covid-19, è decaduto anche l’incarico del prefetto. Giova infatti ricordare che l’incarico del prefetto Demetrio Martino era scaduto lo scorso 2 ottobre, oltre ad essere terminato il regime di prorogatio di 45 giorni lo scorso 17 novembre.

Dei vari temi toccati durante l’audizione ne parleremo a breve. Il dato macroscopico, quello più importante è che al momento è tutto fermo. E che ad oggi non è dato sapere quali valutazioni stiano facendo al ministero della Transizione Ecologica e quanto altro tempo dovremo aspettare per la nomina del nuovo commissario. Che, incredibile a dirsi, potrebbe essere ancora una volta il prefetto Martino, che accettò l’incarico nell’ottobre del 2020, dopo che l’ex commissario, la dottoressa Vera Corbelli, venne defenestrata da decisioni politiche assolutamente scellerate dall’allora governo Conte II. Il tutto dopo una serie infinita di critiche, tutte di natura politica e quindi pretestuose ed anti scientifiche, che le riservarono l’ex sindaco Melucci, l’ex sottosegretario Mario Turco, il governatore Michele Emiliano e il suo ex braccio destro sull’ambiente Barbara Valenzano, nonché lo stesso prefetto Martino. Ma di questo negli ultimi due anni abbiamo scritto fin troppo.

Ribadiamo ancora una volta, con tutto il rispetto verso l’uomo di Stato, come sia assolutamente fuori luogo che un prefetto possa ricoprire quello anche lo stesso Martino ha più volte definito, con grande onestà, un compito tra i più complessi in assoluto. Non possedendo tra l’altro, come lui stesso ha ammesso anche durante l’ultima audizione di giovedì, le competenze adatte e necessarie per ricoprirlo ed avendo accettato per puro spirito di servizio. Come sarebbe pronto a fare anco
ra una volta
 visto che, stando alle parole del prefetto, pare che il ministero abbia chiesto la sua disponibilità a proseguire, nonostante non si possa escludere che in queste settimane siano state contattate diverse altre personalità.

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Tra l’altro, la scelta di confermare il prefetto Martino nel ruolo di commissario straordinario, a fronte di quanto accaduto negli ultimi due anni sotto la sua gestione, rischierebbe di impantanare definitivamente il già accidentato percorso delle bonifiche.

Questo perché il decreto-legge approvato lo scorso ottobre che conteneva disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose (detto dl ‘Recovery‘), prevedeva alcune norme promosse dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, in merito al Risanamento ambientale nella città di Taranto (sotto la dicitura provvedimento ‘Città di Taranto’). In primis, in base a quanto previsto dall’art. 42 del dl Recovery l’incarico del prossimo Commissario avrà una durata di tre anni. Andando a modificare quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 7 agosto 2012, n. 129, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 ottobre 2012, n. 171, che prevedeva che l’incarico avesse durata annuale.

Non solo. Perché appena ottenuta la riconferma a gennaio, al prefetto è stato anche assegnato il compito di individuare le specifiche competenze e i requisiti di professionalità necessari per l’espletamento delle proprie funzioni. Di fatto si tratta di suggerire quelle figure professionali che dovranno comporre la struttura di supporto per l’esercizio delle funzioni commissariale, posta alle dirette dipendenze del Commissario, composta da un contingente massimo di personale pari a cinque unità di livello non dirigenziale, e una unità di livello dirigenziale non generale appartenenti ai ruoli delle amministrazioni pubbliche. Il personale scelto deve essere in possesso delle competenze e dei requisiti di professionalità richiesti dal Commissario Straordinario per l’espletamento delle proprie funzioni (così come previsto dall’art. 42 del D.L. 152/2021). Pertanto lo stesso Commissario ha subito indetto l’avviso pubblico diretto all’acquisizione di manifestazioni di interesse e disponibilità da parte del personale non dirigenziale, appartenente alle pubbliche amministrazioni, che avevano come termine lo scorso 20 gennaio. Il Commissario Straordinario, fermo restando la preliminare verifica del possesso dei requisiti richiesti, effettuerà la scelta dei candidati “in base ad una valutazione discrezionale dei curricula allegati alle manifestazioni di interesse e, ove lo ritenga necessario, effettuerà colloqui individuali”.

Certo appare quanto meno singolare che il prefetto Martino potesse scegliere i componenti di una struttura di supporto che andrebbero ad affiancare un altro Commissario Straordinario, qualora a scadenza di questa nuova provvisoria nomina, lui stesso non venisse confermato dal Ministero della Transizione Ecologica (MiTE).

Non è un caso, forse, che la scelta non sia stata ancora effettuata. Né francamente si comprende chi, tra gli uffici della Prefettura e quelli della Provincia ai quali il prefetto si appoggia, abbia le competenze per giudicare i curriculum di chi andrà a comporre la struttura di supporto al prossimo Commissario straordinario per le bonifiche del SIN di Taranto. La situazione appare quanto mai confusa e approssimativa.

Per non parlare del silenzio totale sull’intera vicenda da parte di tutta la politica. Da quella locale, impegnata in una campagna elettorale che ha già abbondantemente superato la soglia del ridicolo, a quella regionale che tutto osserva e veicola (o almeno così vorrebbe su ogni decisione che riguarda la nostra città). Sino ad arrivare agli scranni più alti dei palazzi romani e dei ministeri competenti. Tutti zitti e buoni in attesa di non si sa bene cosa. O meglio, tutti al lavoro, silenti, affinché ognuno abbia la sua fetta di potere. E di controllo. Che di per sé non sarebbe nemmeno un male, visto che governare dall’alba dei tempi vuol dire gestire il potere, se non fosse che questo da anni viene affidato a chi dovrebbe dedicarsi a ben altro nella sua vita.

Stendiamo invece un velo definitivo su quella società civile che oramai a Taranto, da anni, ha cessato di esistere. E’ uno scandalo che nessuno dica anche soltanto una parola, fosse anche per mostrare ancora un minimo di interesse. Ma forse genera in noi ancora più indignazione che quelle stesse persone, non poche, ancora oggi abbiano grande spazio a livello nazionale, dove straparlano di Taranto a chi di Taranto nulla sa, disegnando scenari lontani anni luce dalla realtà veraPresentato come una bandiera dell’ambientalismo, della società civile che ‘lotta‘ per un mondo migliore, a chi si ribella al potere: se non conoscessimo vita, morte e miracoli di queste persone, ci sarebbe da ridere. Invece c’è solo da piangere.

Infine, tornando alla questione principale, come scriviamo da sempre, la vera partita, la vera gallina dalle uova d’oro è rappresentata proprio dalla doppia partita che si gioca sulle bonifiche e sul Cis Taranto. Proprio le bonifiche non possono e non devono essere lasciate in mano alla politica. O ad una gestione commissariale che manca delle imprescindibili competenze. Pertanto ci auguriamo che la scelta dell’eventuale nuovo commissario (dopo la maldestra e sciagurata defenestrazione della dott.ssa Corbelli nel luglio 2020) e della struttura di supporto ricada su profili di altissimo livello che possano portare a termine i tanti progetti ancora in essere e soprattutto riportare il Mar Piccolo di Taranto allo splendore che gli compete.

Noi saremo qui a vigilare. Ed a informarvi. Sempre e comunqueAd maiora.

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2 Responses

  1. Non avete idea di quello che nei giorni che ormai definite « Wind d’au » cosa respiriamo ormai come fosse niente .dormi dormi bel tarantino che stasera viene papà …

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