Sabato sera alle ore 19 in Cattedrale prendono il via i festeggiamenti in onore di San Cataldo con la solenne ostensione dell’argenteo simulacro del Santo Patrono. Presiederà l’Arcidiacono del Capitolo Metropolitano mons. Emanuele Tagliente. Seguirà la grande invocazione allo Spirito Santo delle comunità carismatiche: Comunità Gesù Ama, Comunità Gesù Risorto, Comunità Maria, Rinnovamento nello Spirito Santo, Servi di Cristo VivoGruppo “Pescatori di uomini”.

Quella che fino al 10 maggio sarà offerta alla devozione dei tarantini è la quarta statua di San Cataldo nella storia della cattedrale tarantina. L’opera è di Virgilio Mortet, di Oriolo Romano (Viterbo), cui fu commissionata dall’allora arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa che, accogliendo la proposta di mons. Nicola Di Comite, agli inizi del 2001 dette il via all’operazione “Una goccia d’argento per la nuova statua di San Cataldo”, cui la città aderì generosamente. L’unica condizione posta all’artigiano laziale fu che il simulacro fosse quanto più possibile simile a quello del Catello, rubato nella notte fra il primo e il 2 dicembre del 1983.  Inizialmente lo scultore, per questo motivo, non avrebbe voluto accettare l’ordine. Prima del rifiuto, però,  (le notizie sono state attinte dal sito della Bottega D’Arte Mortet) egli fece fare una ricerca storica sulla vita e le opere di San Cataldo e ne rimase colpito. Quindi pensò di realizzare un bozzetto di 50 cm di altezza di un “suo” San Cataldo,  sottoponendolo in visione al Comitato che, nel gennaio 2003, lo approvò all’unanimità. Da quel momento iniziò l’opera vera e propria con la modellazione in creta della statua. Al termine, il 20 febbraio successivo il Comitato al completo venne nello studio di Oriolo Romano per visionare l’opera. L’artista relazionò il concetto che aveva ispirato la sua rappresentazione, il gesto benedicente e nello stesso tempo protettivo e rassicurante, il volto fiero ma sereno di un combattente della fede, di un condottiero cristiano del VII secolo d.c. identificato nella barba corta e riccia, il panneggio semplice per dare austerità al portamento. Con il consenso unanime si passò  alla formatura in gesso per la realizzazione della fusione a cera persa, con il successivo invio in fonderia. Quindi, dopo la rifinitura con il cesello, si fu pronti per accoppiare le parti della statua. Prima di questa fase il Comitato volle effettuare un ulteriore sopralluogo per controllare lo stato del lavoro e valutarne l’esito; altri sopralluoghi durante la lavorazione furono effettati fatti dal presidente dell’Associazione orafi e argentieri italiana. Nicola Curto. Ad assemblaggio ultimato, dopo aver preparato la  Mitria, sagomata successivamente sulla testa, il montaggio del pastorale e la realizzazione del manipolo anch’esso a sbalzo, si dette inizio alla lucidatura e patinatura  della statua effettuata con una spazzolatura generale con panni di cotone e pasta abrasiva all’ossido di zinco. E poi, la fase finale con la polvere di pomice (rigorosamente di Lipari)  passata su tutta la superficie con il palmo della mano per ottenere i giusti effetti cromatici e metterne in risalto la lavorazione. Per l’ancoraggio della statua sulla  vecchia base furono collocati 4 perni in ottone di 10 mm di diametro. Il tutto fu arricchito con l’applicazione di pietre preziose, in particolare sulla Mitria e sul Palio, curata dall’Associazione  Orafa di Taranto con il coordinamento di Marcello Perri.

Così il 4 maggio del 2003 il “nuovo” San Cataldo  arrivò via mare alla banchina del castello aragonese. Tanta gente, affacciata su corso Due Mari, partecipò alla cerimonia. porgendo il più caloroso benvenuto alla nuova (e speriamo definitiva) effige del Patrono, che anche quest’anno sarà portata per i due mari (l’8 maggio) e le vie della città (il 10).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *