E’ uno dei 14 giocatori del Taranto FC 1927 con il biennale nel cassetto (gli altri sono Benassai, Civilleri, Ferrara, De Maria, Diaby, Falcone, Giovinco, Marsili,Granata, Santarpia, Loliva,Tomassini, Pacilli) e quindi potenziale tassello, tra l’altro importante, da inserire nella rosa 2022-2023.

Andrea Saraniti, attaccante classe 1988 da Palermo, con i suoi gol (10) e le sue prestazioni (specie nel girone di andata) è stato tra i maggiori protagonista del club rossoblù nella corsa per la salvezza in Lega Pro.

A fine stagione agonistica è tempo di tirare le somme: “Nel girone di andata forse come si suole dire, abbiamo gettato un po’ di fumo negli occhi, alla piazza perché abbiamo fatto una grande prima parte di stagione” – spiega – Poi abbiamo avuto un calo di risultati e di prestazioni nel girone di ritorno e la media punti si è notevolmente abbassata. Ma la salvezza, nostro obiettivo principale, non è mai stata in discussione e non lo sarebbe stata nemmeno se il Catania avesse concluso il campionato, questo ci tengo a sottolinearlo”.

La spiegazione per una seconda parte di stagione deludente qual è?

“Un calo nel corso della stagione ci sta, è fisiologico. Noi però abbiamo dovuto fare i conti con parecchi infortuni e con il Covid. Io stesso sono stato fermo un mese ed ho saltato diverse partite. Certo a noi questo calo è durato tanto, troppo, però siamo stati bravi a stringere i denti, a restare uniti. Potevamo ambire a qualcosa di più ma l’obiettivo principale, ripeto, è stato raggiunto ed è importante per una piazza come Taranto che mancava dai professionisti da tanti anni. La prossima stagione proveremo a fare meglio”.

Un giudizio sul tuo, invece, campionato?

“Mi do una sufficienza sia a livello realizzativo che di impegno. Ripensando alle 7-8 gare che ho saltato, forse avrei avuto la possibilità di fare meglio. Sono onorato di aver giocato per un piazza importante come Taranto anche se la scorsa estate avevo deciso di vivere una stagione più tranquilla, con meno pressioni ma non ho avuto esitazioni ad accettare l’offerta del diesse Montervino”.

Un momento della stagione da isolare?

“Per quanto mi riguarda credo che il gol più importante sia stato quello che ha sbloccato la partita con il Monopoli. Non vincevamo da tanto tempo e con quella vittoria abbiamo messo al sicuro la salvezza.”

Pensavo ti fosse rimasto in mente di più il gol realizzato alla tua ex squadra, il Palermo, che ti ha visto esultare con grande esuberanza…

“Quella è stato una rete importante perché Taranto-Palermo mancava da un sacco di anni ed i tifosi rossoblù meritavano la condivisione di una grande gioia. Poi, come già detto in altre circostanze, ci ho messo un pizzico di rabbia in più perché ce l’avevo non con i tifosi o con il club rosanero, ma con lo staff tecnico. E poi trovo fondamentalmente ipocrita non esultare se fai un gol alla tua ex squadra. Non la trovo una mancanza di rispetto a meno che non ci siano ragioni particolari”.

In molte partite nel girone di ritorno hai ricevuto pochi palloni giocabili e spesso le tue prestazioni hanno risentito di questo aspetto. Personalmente hai sofferto questo tipo di situazione, anche dovuta ad un preciso atteggiamento tattico della tua squadra?

All’inizio, devo dire la verità, sì. Venivo da tre campionati vinti e da un play-off fatto a Palermo ed ero abituato a giocare in squadre che si procuravano tante occasioni da rete. Poi mi sono calato nella parte di chi doveva aiutare la squadra ad ottenere un obiettivo, comunque, importante.

Con tanti giovani in campo alla prima esperienza, è normale che per una squadra che si deve salvare, avere un atteggiamento tattico più prudente perché anche il punticino è essenziale. Il mister ci ha sempre sistemati in campo in modo da essere uniti, compatti, coesi, pronti a sorprendere l’avversario quando ci lasciava degli spazi”.

A proposito di giovani, quali sono stati, quelli del Taranto, che ti hanno impressionato di più?

“Tolto Ferrara che conoscevo già e che da tempo può considerarsi un over, di quelli che erano alla prima esperienza tra i professionisti dico Chiorra e Labriola. Il primo si è saputo gestire con approccio da adulto in una piazza tosta come Taranto, specie perché ricopriva un ruolo molto delicato che è quello del portiere. Ha buone probabilità di fare una carriera importante. Il secondo, una volta che il mister gli ha dato fiducia e che ha giocato con continuità, ha fatto emergere le sue qualità. Sembrava un veterano per la personalità, la disciplina tattica e la tecnica. Un centrocampista che secondo me può fare tanta strada”.

Invece, perché Italeng non ha reso? Su di lui c’erano delle aspettative, era il tuo sostituto naturale, un giocatore che poi al Taranto è mancato in rosa..

Mi spiace per lui. Ha notevoli qualità fisiche, può essere devastante in area di rigore, uno con le sue doti non può non far gol in C. Probabilmente c’è una questione di approccio mentale alla base. Deve capire lui stesso che può e deve fare meglio dal punto di vista dell’atteggiamento da mettere in campo”.

L’ultima domanda la riserviamo al tuo giudizio sul pubblico di Taranto. La scorsa stagione in molti hanno pensato che la promozione sia arrivata perché sugli spalti non c’erano i tifosi ed i momenti di crisi sono stati gestiti con maggiore serenità. Tu che ne pensi, avendo avuto l’opportunità di giocare con il tifo alle spalle?

“Quella di Taranto è una delle tifoserie più importanti del Meridione. Non scherziamo. Siamo stati sempre incitati costantemente, il supporto dei tifosi rossoblù non è mai mancato, nemmeno durante la lunga crisi di risultati. Credo che senza loro non ci saremmo salvati quest’anno.”

 

 

 

 

 

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