Francesco Brigati, della Fiom Cgil Taranto, torna sullo sciopero di venerdì scorso. L’esponente sindacale pone nuovamente in evidenza quanto la situazione dell’ex Ilva, e conseguentemente per i lavoratori diretti e indiretti, è divenuta insostenibile visto il grande clima d’incertezza. Naturalmente, Brigati parla della presenza ai cancelli dell’ad Lucia Morselli, dell’atteggiamento del Governo: insomma, la situazione è davvero molto complicata e il futuro di fabbrica e soprattutto dei lavoratori appare sempre più incerto e difficile.

La giornata di mobilitazione dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in AS e appalto ha mostrato, per chi ancora non se ne fosse accorto, una situazione che è divenuta insostenibile per una vertenza che dura ormai da troppi anni e non riesce a trovare una risoluzione definitiva alle tante problematiche che attanagliano la fabbrica e la città.
Lo sciopero del 6 maggio è riuscito ed ha avuto una straordinaria partecipazione dei lavoratori stanchi di subire continui ricatti, di perdere il salario con il costante utilizzo della cassa integrazione straordinaria e di rinviare il tema della transizione ecologica a periodi non ben definiti e senza investimenti certi che garantiscano un serio processo di risanamento ambientale.
Ma la giornata di sciopero sarà ricordata anche per l’ingresso in scena, presso la portineria A, dell’Amministratore Delegato di Acciaierie d’Italia, quest’ultima contestata da tutti i lavoratori per tale uscita improvvida e offensiva verso chi manifestava anche per la cattiva gestione dello stabilimento siderurgico.
La Morselli ha avuto anche il barbaro coraggio di chiedere ad un delegato della Fiom, attraverso un uomo del suo staff, di poter utilizzare il megafono che prontamente gli è stato negato ed è stata invitata ad allontanarsi in quanto è stato chiaro a tutti che quell’azione era una chiara provocazione ai lavoratori in sciopero.
Centinaia di lavoratori hanno risposto a quella provocazione con un corteo spontaneo partito dalla portineria D, poi direttosi presso la presso la portineria A, dove si trovava l’Amministratore Delegato, con un coro di voci che intonava “via da Taranto”. In quel momento mi è tornato in mente il 2012, in occasione del sequestro preventivo dell’area a caldo, dove si determinò una rottura insanabile tra la città, i lavoratori e i Riva. Rottura che che si è ricreata con l’attuale gestione targata Morselli soltanto dopo pochi mesi dal suo arrivo.
Il governo dovrebbe chiedersi cosa stia accadendo a Taranto nella gestione di quella fabbrica, di un bilancio sconosciuto a molti, di una produzione che non riesce a decollare per l’assenza di interventi manutentivi e di investimenti necessari a garantire una produzione a 6 milioni di tonnellate annue. Cosa accade in quella fabbrica? Quali sono gli investimenti su sicurezza e ambiente? Come viene utilizzata la cassa integrazione? Quale sarà il futuro piano ambientale e industriale? Cosa pensa di fare il governo nell’eventualità in cui non sarà concesso il dissequestro?
Potrei elencare tanti altri interrogativi che in questi mesi non hanno trovato risposte dal Governo e che la mobilitazione del 6 maggio ha provato a mettere al centro la questione della transizione ecologica e sociale per un vero cambio di passo nella gestione di quella fabbrica.
L’unico rammarico? Aver visto la Morselli e non il Governo che continua a latitare e a non dare risposte alle tante domande che i lavoratori legittimamente continuano a chiedere. Ad oggi nessuna convocazione è arrivata e deve essere chiaro a tutti che noi non ci fermeremo e continueremo a mobilitarci per avere risposte certe sul futuro occupazionale, ambientale e produttivo. Non ci fermerete!”

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