In attesa di leggere il documento nel quale è contenuto il parere dei pm della Procura di Taranto, inviato ai giudici della Corte d’Assise (a cui spetta la decisione finale), nel quale è stata espressa netta contrarietà alla possibilità di dissequestrare gli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva, richiesta lo scorso marzo attraverso un’apposita istanza da parte dei Commissari Straordinaria di Ilva in Amministrazione Straordinaria, sono state pubblicate quest’oggi due relazioni di ARPA Puglia in merito alla problematica legata all’inquinamento da benzo(a)pirene. Contenenti dati che avrebbero contribuito al parere negativo della Procura.
La prima relazione riguarda il ‘Report di monitoraggio del benzo(a)pirene nel pm10 in provincia di Taranto – anno 2021‘.
Il benzo(a)pirene, lo ricordiamo, appartiene alla classe di composti degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), che si originano principalmente dalla combustione incompleta di materia organica in impianti industriali, di riscaldamento, nei veicoli a motore, di biomasse ecc. Gli IPA sono regolarmente presenti sul particolato atmosferico (pm10). La caratterizzazione chimico-fisica dei costituenti del particolato (speciazione) consente una valutazione più appropriata della pericolosità delle polveri, mostrando la presenza di maggiori o minori quantitativi di sostanze pericolose su di esse.
Il benzo(a)pirene è l’unico IPA normato (valore obiettivo di 1 ng/m3 – media annuale) ed è una sostanza cancerogena (IARC, Gruppo 1), ritenuta anche causa di mutazioni genetiche, infertilità e disturbi dello sviluppo.
In provincia di Taranto, ARPA Puglia quantifica il benzo(a)pirene in cinque siti di indagine, di cui quattro appartenenti alla rete regionale di qualità dell’aria (RRQA), gestita dalla stessa ARPA Puglia, ed un sito supplementare. Si tratta delle stazioni di monitoraggio site a Taranto in via Machiavelli, via Alto Adige e nella frazione di Talsano. A partire da aprile 2013, il monitoraggio ha interessato anche la Scuola Deledda (quartiere Tamburi, Taranto), mentre a partire dall’anno 2015 è stata aggiunta anche la stazione di Martina Franca.
Da quanto si legge nella relazione sul 2021, ad eccezione dei siti di Deledda e Via Machiavelli, i valori medi mensili nel 2021 per i cinque siti di
monitoraggio suddetti sono risultati inferiori al valore obiettivo medio annuo previsto dal D. Lgs. n.155/2010 per il B(a)P, pari a 1 ng/m3 determinati come da metodica UNI EN 15549:2008.
Elevate criticità erano state riscontrate nella stazione di via Machiavelli, sito di monitoraggio posto nel quartiere Tamburi, negli anni 2010 e 2011, in cui la concentrazione media annuale di B(a)P risultava superiore al valore obiettivo. Negli anni successivi i valori medi annui sono risultati inferiori del valore obiettivo di 1 ng/m3. In particolare, dal 2013, le concentrazioni di B(a)P sono risultate paragonabili a quelle di altre città pugliesi (ad esclusione del sito di Torchiarolo – Don Minzoni in provincia di Brindisi, in cui ancora permane una criticità per questo parametro). Negli altri siti si sono registrati valori costanti nel corso degli anni senza variazioni anomale e solitamente inferiori a 0.5 ng/m3.
Nel 2014, 2015 e 2016 i valori medi annuali erano risultati confrontabili tra di loro. Dal 2016 al 2017, si era osservato un lieve incremento delle medie annuali di B(a)P in tutti i siti, con valori comunque inferiori alla soglia di 1 ng/m3. Mentre nel 2018 e 2019 le concentrazioni erano diminuite ovunque rispetto a quelle dell’anno precedente, dal 2020 le concentrazioni hanno mostrato una tendenza al rialzo in tutti i siti.
Nella relazione si legge come sia però emerso un significativo rialzo delle concentrazioni di B(a)P nei campioni dei pool mensili di dicembre 2021 dei soli siti posti ai Tamburi, Deledda (1,56) e Machiavelli (1,68), con valori medi mensili superiori a 1 ng/m3, criticità che non si registrava più dal 2012.
Sempre nel documento dell’ARPA si legge che nel Comune di Taranto, nel corso del 2021, sono stati osservati livelli medi annui in lieve rialzo rispetto al 2020 e 2019 in ogni sito ed in particolar modo nei siti di Taranto – Scuola Deledda e Taranto-Via Machiavelli. Le medie annue più elevate del 2021 sono state registrate nei siti di Deledda e Martina Franca (TA).
La seconda relazione riguarda i ‘Dati della qualità dell’aria del benzo(a)pirene nel primo trimestre 2022‘. Anche in questo caso, nel mese di gennaio, è stato rilevato nei campioni dei pool mensili dei soli siti posti ai Tamburi, Deledda (1,74) e Machiavelli (1,06), valori medi mensili superiori a 1 ng/m3. Dati che poi sono vistosamente calati nei mesi successivi di febbraio e marzo: la stazione Deledda ha registrato valori mensili di 0,64 e 0,20, mentre quella di via Machiavelli valori pari a 0,28 e 0,40.
Pertanto, ARPA Puglia in entrambe le relazioni ha annunciato che “verrà seguito con attenzione il fenomeno per comprendere se ha un carattere estemporaneo o se sarà confermato anche in futuro“. E che “sono in corso approfondimenti in merito alle cause che possano aver comportato tale fenomeno“.
E’ chiaro dunque che qualcosa non avrà funzionato all’interno del siderurgico, in particolar modo nel reparto cokeria. Visto che è acclarato che il benzo(a)pirene provenga da quel reparto e sia in particolar modo legato al processo di distillazione del coke.
Nonostante l’azienda Acciaierie d’Italia abbia tenuto a specificare in una nota che “che le quattro batterie oggi in marcia sono totalmente adeguate alle prescrizioni del Piano Ambientale vigente e che l’esercizio delle stesse sta avvenendo nel pieno rispetto dei limiti emissivi di legge“. E che “con i dati sinora resi disponibili ad Acciaierie d’Italia da ARPA Puglia, è possibile verificare che le concentrazioni medie annue sono inferiori al valore obiettivo fissato dalla norma, pari a 1 ng/m3. In dettaglio, la concentrazione media annua 2021 risulta pari a 0,21 ng/m3 per la postazione di via Machiavelli (che ARPA assume come riferimento dell’intera area industriale di Taranto e quindi non solo del contributo del siderurgico, ma anche di altri impianti industriali) e pari a 0,32 ng/m3 per la postazione Deledda”.
A tal proposito, sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 10 mggio, è stato pubblicato un provvedimento nel quale si legge che “con decreto del Ministro della transizione ecologica n.169 del 28 aprile 2022 si e’ provveduto all’adozione delle determinazioni motivate di conclusione della Conferenza di servizi del 14 aprile 2022 per l’attuazione delle prescrizioni n. 16.e – 42-49 (Batterie nn. 5-6) e n.18 (Altoforno 3) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017, per lo stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale Acciaierie d’Italia S.p.a. di Taranto”.
Detto ciò, è altrettanto chiaro che il Piano Ambientale è ancora in fase di attuazione e c’è tempo sino all’estate 2023. Tutte le valutazioni del caso, dunque, andranno fatte a piano attuato, con la produzione a regime: l’obiettivo è quello di eliminare del tutto qualsivoglia fenomeno emissivo di questo tipo, che riguardi il benzo(a)pirene, il benzene, la diossina o altri inquinanti. E che con gli interventi questo possa essere perseguito. La sensazione però è che, a riesame AIA concluso, si chiederanno ulteriori interventi migliorativi, in attesa di portare a termine la così detta transizione produttiva con la chiusura totale o parziale di alcuni impianti o con la loro trasformazione attraverso le tecnologie più innovative. A meno che non si deciderà, a livello governativo, di rivedere al ribasso i limiti stabiliti dal dal D. Lgs. n.155/2010. Le due soluzioni non si escludono a vicenda, ovviamente. Almeno per noi. Staremo a vedere.
(leggi tutti gli articoli sulla qualità dell’aria https://www.corriereditaranto.it/?s=benzoapirene&submit=Go)