Sono 396 i casi di danni alle colture agricole direttamente causati dai cinghiali, in Puglia, dal 2009, con un totale indennizzi pari a 528mila euro che solo in parte hanno risarcito la perdita dei raccolti e la distruzione di materiale subita. La maggior parte di essi, ben 365, sono avvenuti a partire dal 2016.
Complessivamente, in tutte le sei province pugliesi, gli incidenti automobilistici causati da ungulati, dal 2009 al 2021, sono stati 331. I dati sono quelli raccolti ed elaborati dall’Università di Bari, Dipartimento Biologia, per il Piano di monitoraggio e gestione del cinghiale in Regione Puglia
“Sui problemi connessi al proliferare della fauna selvatica, e dei cinghiali in particolare, crediamo sia giunto il momento che alcune associazioni ambientaliste e animaliste abbandonino un approccio puramente ideologico” ha dichiarato Gennaro Sicolo, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.
L’ultimo caso di “aggressività” di questi animali si è registrato qualche giorno fa a Castellaneta, dove un ragazzino stava per perdere l’uso di una mano a causa del morso di un grosso cinghiale.
Le province maggiormente interessante dagli incidenti automobilistici sono quelle di Bari (108 incidenti) e Foggia (95 incidenti), ma è la provincia di Taranto ad aver registrato l’incremento più alto passando da un solo caso nel 2015 (primo anno in cui si sono verificati incidenti causati da ungulati nel Tarantino) a 27 episodi nel 2020. I comuni di Laterza e Ginosa contano il 40% degli eventi in provincia di Taranto.
In generale l’incremento è stato più rilevante a partire dal 2015-2016 quando, da una media provinciale inferiore a 0,8 eventi/anno, si è passati ad una di 3 eventi/anno, sino al picco del 2019/2020 che vede valori prossimi a 17 eventi/anno.
Le Proposte della CIA: “Occorre che i risarcimenti siano pieni, vale a dire commisurati all’entità effettiva dei danni (modifica legge 157/92. Serve la costituzione di una task-force regionale, in modo da giungere all’abbattimento selettivo controllato dei capi. In alternativa possono essere utili la sterilizzazione degli stessi e l’ eventuale realizzazione della filiera della carne di cinghiale. Potrebbe essere adottata in forma controllata e coordinata con le Asl, prevedendo anche l’autorizzazione della filiera corta della carne con la macellazione delocalizzata”.
