Chissà se ci sarà ancora qualcuno che affermerà, dal ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani all’ultimo dei tuttologi del web, la tesi secondo cui a Taranto e nel perimetro del siderurgico ex Ilva le bonifiche non sono mai partite. E mai si realizzeranno.
Ancora una volta quest’oggi, le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, presso l’Aula della Commissione Attività produttive, in merito alle attività di bonifica del sito ex Ilva, hanno svolto l’audizione, in videoconferenza, dei Commissari straordinari di Ilva in Amministrazione Straordinaria Antonio Lupo, Francesco Ardito e Alessandro Danovi. Che hanno illustrato alla commissione ed ai deputati presenti quanto è stato svolto, per loro competenza, negli ultimi anni.
L’ultima volta lo avevano rappresentato nell’audizione dello scorso gennaio e attraverso un documento inviato al MiTE lo scorso 12 aprile. Ma è doveroso ricordare che per anni, ovvero da quanto è stato creato l’Osservatorio Ilva per la realizzazione del Piano Ambientale 2017, i Commissari hanno sempre trasmesso e illustrato ai componenti dell’Osservatorio (tra cui è presente anche il ministero dell’Ambiente) il loro operato, e che noi in questi anni abbiamo sempre documentato sulle pagine del giornale online corriereditaranto.it.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/13/bonifiche-ex-ilva-tra-numeri-e-politica/)
La ripartizione dei fondi sequestrati alla famiglia Riva
Per l’ennesima volta dunque, è stata fatta chiarezza si spera in via definitiva, sulle norme che regolano l’utilizzo dei fondi sequestrati alla famiglia Riva, il così detto Patrimonio Destinato, acquisite dall’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva tra il giugno 2017 e il dicembre 2018, e pari ad 1,157 miliardi di euro. L’utilizzo di tali somme è vincolato dall’articolo 3, comma 1 del D.L. 1/2015, per finanziare interventi di risanamento e bonifica ambientale delle aree del siderurgico.
A valle dell’accordo tra lo Stato italiano e ArcelorMittal nel settembre 2018 per la gestione in fitto dei rami aziendali dell’ex Ilva, venne previsto che 617 milioni di euro venissero utilizzarti dai Commissari straordinari di Ilva in AS per la bonifica e la messa in sicurezza permamente delle aree esterne (alcune comprese ed altre non all’interno del Piano Ambientale 2017), mentre la restante parte venisse allocata nell’ambito della gestione di Acciaierie d’Italia di cui 352 milioni di euro destinati ad inteventi di decontaminazione nello stabilimento (previsto dal contratto di affitto) e 188 milioni di euro per le bonifiche del sottosuolo dello stabilimento così come previsto dall’Addendum del contratto sottoscritto nel 2018 con ArcerloMittal (poi diventata Accaierie d’Italia). A cui andranno aggiunti i 150 milioni di euro per progetti di decarbonizzazione, attraverso il decreto Aiuti, così come deciso dal governo, che facevano parte delle somme inizialmente destinate ai Commissari di Ilva in AS.
E’ stato inoltre specificato che le somme necessarie secondo il Piano Ambientale agli interventi di bonifica nelle “Aree Escluse” in capo ad Ilva in A.S., sono state originariamente individuate dalla Commissione Europea, d’intesa con il Governo Italiano, precedentemente all’approvazione del Piano Ambientale con il DPCM del 29 settembre 2017. Tali importi, rinvenibili dalla Comfort Letter CE (4 maggio 2016) e concordate sulla base di una prima e sommaria valutazione, fanno riferimento ad interventi di decontaminazione degli inquinamenti accumulati per effetto diattività precedenti al Commissariamento di ILVA, e sono stati doverosamente considerati dall’Area Tecnica di Ilva in A.S. come base per la determinazione dei budget. Su queste basi, ulteriori interventi di bonifica e risanamento ambientale, con relativi budget, sono stati individuati da Ilva in A.S. per le aree di propria competenza.
Dal 2018 in poi sono iniziate le diverse operazioni, da un lato da parte dei Commissari straordinari di Ilva in AS e dall’altro da parte di ArcelorMittal.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/16/bonifiche-ex-ilva-a-che-punto-siamo/)
La ripartizione delle risorse
Secondo l’ultimo documento aggiornato ed inviato lo scorso aprile al MiTE (che abbiamoa pubblicato in un precedente articolo), e che oggi è stato riproposto oggi in due versioni (uno sintetica e l’altra più specifica pari a 60 slide) dei 540 milioni di euro in dotazione all’azienda, 93,2 milioni di euro (pari al 17%) risultano erogati a AdI da Ilva in A.S. a fronte di interventi consuntivati riconosciuti; 8,4 milioni di euro (pari al 2%) risultano erogati a AdI da Ilva in A.S. a fronte di interventi preventivati riconosciuti (previsto dal contratto del 2018), 14 milioni di euro (pari al 3%) di fondi riconosciuti in procinto di essere erogati a AdI da Ilva in A.S. a fronte di interventi preventivati riconosciuti, mentre 8,5 milioni di euro (pari al 8,5%) risultano come fondi spesi da Ilva in A.S. su aree interne stabilimento fino al 31.10.2018.
Per quanto riguarda invece i 467 milioni di euro di Patrimonio Destinato per la bonifica e messa in sicurezza, 442 milioni (pari al 95%) risultano essere già allocati per gli interventi previsti nelle 18 aree escluse (così dette perché non rientrano nel perimetro aziendale gestito da ArcelorMittal prima e da Acciaierie d’Italia poi ma in quello gestito dai Commissari Ilva), 100 milioni (pari al 21%) risultano impegnati in ordini attivi (in corso) e ordini conclusi nel periodo che va da novembre 2018 ad oggi, ed infine 31 milioni di euro (pari al 7%) risultano già utilizzati.
Le attività principali svolte e quelle in corso
Non torneremo ancora una volta su tutti i lavori in corso nelle 18 aree pari ad un’estensione di 250 ettari, di queste tre sotto sequestro da parte della magistratura (la Gravina Leucaspide, le Collinette Ecologiche e la discarica NordOvest), ma ci soffermeremo sugli interventi più importanti e complessi.
A cominciare dal fatto che sono stati presentati 10 piani di caratterizzazione, di cui 8 approvati, informa il commissario Lupo. Che ha tenuto a precisare come i piani di caratterizzazione siano dei veri e propri cantieri che hanno bisogno di tutta una serie di sondaggi, campionamenti ed interventi: in realtà questo non andrebbe nemmeno specificato nel 2022, ma siccome si è costretti a convivere da anni con una disinformazione di massa e un continuo minimizzare e denigrare il lavoro svolto (lo stesso che è accaduto con l’operato della dott.ssa Corbelli per quanto attiene gli interventi del SIN di Taranto), allora è giusto ricordarlo e sottolinearlo.
Lo stato dell’arte dei piani di caratterizzazione è questo: tre sono stati eseguiti, per altri tre è in corso l’analisi di rischio specifica di sito. I commissari hanno specificato come in alcuni casi si siano verificati degli “aggravamenti” che hann impedito il completamento del piano generale delle caratterizzazioni. Ma c’è l’impegno a termine il più presto possibile l’analisi di rischio specifico laddove manca.
Per quanto concerne tutte le aree in gestione ad Ilva in AS, è stato evidenziato come sia in corso la messa in sicurezza d’emergenza della falda, motivo per il quale l’intera area è monitorata e presidiata continuamente.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/09/bonifica-ex-ilva-si-lavora-sulla-falda/ e l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/10/bonifica-falda-ex-ilva-azienda-ricorre-al-tar/)
E’ stato inoltre completato l’intervento per la discarica Due Mari, la più grande delle quattro sotto la loro gestione pari a 14 ettari, in anticipo rispetto ai tempi previsti, ovvero il 23 agosto 2023 la scadenza prevista dal Piano Ambientale. In questo caso è stato completato l’intervento previsto di copertura sommitale (il capping) della stessa (si tratta delle prescrizione del Piano Ambientale 2017 denominata UA5), per un impegno di spesa pari a 5,9 milioni di euro. Lo stesso discorso vale per la discarica Nuove Vasche (prescrizione UP8) dove è avvenuto lo stato di messa in sicurezza permanente, per il cui intervento sono stati allocati 3 milioni di euro.
Dopo la messa in sicurezza delle quattro discariche (Due Mari, ex Cementir, Nuove Vasche e NordOvest), la struttura commissariale allocherà altre risorse per la gestione post operativa (ad esempio il controllo del percolato e del suo smaltimento) delle stesse che per legge non può durare meno di 30 anni.
Ad esempio, per comprendere la complessità degli interventi, in merito alla discarica ex Cementir (prescrizione UA25), è stato approvato lo scorso gennaio il progetto di variante (modificazione del perimetro di circa 7 metri ed una copertura, capping, più efficace utilizzata per i siti in cui sono contenuti rifiuti pericolosi, pur non essendo questo il caso) a causa del ritrovamento di rifiuti pericolosi non previsti all’interno del diaframma permitrale del sito. Pertanto la struttura commissariale ha ottenuto recentemente una concessione da parte di Cemitaly, società attualmente prorprietaria delle aree, per poter intervenire sulle aree interessate dalla variante.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/09/14/ex-ilva-le-richieste-del-ministero-dellambiente-sulle-aree-escluse/)
Altro intervento di non poco conto, riguarda la gestione di ben 490mila tonnellate di fanghi e polverino derivanti dalle aree degli altoforni e dell’acciaieria (prescrizione UP3 del Piano Ambientale 2017). Per questi interventi attualmente sono stati allocati 75 milioni di euro, 49,7 milioni di ordini emessi per 410mila tonnellate. A rallentare il tutto sono le regole per il trasporto transfrontaliero di questi rifiuti, in quanto in Italia non vi è la necessaria capienza per smaltire questi fanghi. Nell’ultima riunione dell’Osservatorio dello scorso 14 dicembre, è stato fatto rilevare alla struttura commissariale che dovrà realizzare un’area dove trattenere questi fanghi in attesa di essere inviati nell’area individuata per il loro smaltimento, per cui dovranno essere allocati altri fondi.
Per quanto riguarda i fanghi, attualmente il piano di caratterizzazione è stato sospeso in quanto il MiTE ha chiesto la presentazione di un nuovo piano a fine rimozione di tutti i fanghi, ma i commissari hanno voluto sottolineare come sia stato raggiunto un risultato ragguardevole, avendo smaltito e recuperato 61 mila toennallate di materiale, grazie anche al fatto di aver raddoppiato i turni nel cantiere per consentire e accelerare l’attività in quest’ultimo periodo, dopo i rallentamenti dovuti allo stop ai cantieri nel periodo di lockdown dovuto alla pandemia Covid-19. C’è però il rischio che non si riesca a smaltirli tutti entro l’agosto del 2023, come previsto dal Piano Ambientale.
Pertanto, vi è la necessità, come appunto evidenziato nell’ultima riunione dell’Osservatorio Ilva, di realizzare un‘area di deposito provvisorio, in modo che i rifiuti siano spostati temporaneamente su un’area dedicata e poi destinati a smaltimento e recupero. Quest’ultima sarebbe stata individuata nella cava L’Amastuola. I Commissari hanno evidenziato come si stia valutando la possibilità di realizzare una piccola discarica per rifiuti speciali solo per le esigenze di Ilva in amministrazione straordinaria, cioè lo smaltimento e il recupero dei fanghi laddove non fosse possibile smaltire i rifiuti su queste aree.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/07/23/ecco-il-report-sulle-aree-escluse-ex-ilva/)
Altro intervento delicato è quello sulla Gravina Leucaspide per il quale sono stati allocati fondi pari a 226 milioni di euro. All’interno della quale si trovano 8 colline di materiale di risulta derivante dalla costruzione dello stabilimento alte 25 metri l’una e che si sviluppano longitudinalmente per 2 chilometri. Sopra queste collinette furono realizzate 7 vasche per l’essiccamento dei fanghi da conferire in discarica.

Innanzitutto si dovrà procedere prima con la messa in sicurezza dell’area, per poi avviare il piano di caratterizzazione con dei carotaggi obliqui, il tutto sotto la supervisione della magistratura visto che l’area è sotto sequestro giudiziario. I Commissari hanno evidenziato come nell’area siano presenti fenomeni di erosione, pertanto sono state effettuate indagini con geo radar per realizzare un progetto di messa in sicurezza statica di queste colline: le indagini ambientali che sono ancora in corso, hanno mostrato una serie di criticità tra cui l’impossibilità di accedere ad alcune zone, mentre altre sono accessibili con grande difficoltà.
Basti pensare che per quanto le indagini ambientali, autorizzate dall’autorità giudiziaria, in alcuni frangenti si è stati costretti ad utilizzare diversi elicotteri per portare ad esecuzione alcuni sopralluoghi. Da un punto di vista economico la struttura commissariale ha quindi dichiarato di essersi dovuta esporre ulteriormente, rispetto a quanto preventivato inizialmente per oltre un milioni di euro. E’ stato inoltre realizzato un rapporto che è stato consegnato alla Procura di Taranto, visto che il sito è sottoposto a sequestro giudiziario e oggetto di un processo. La Commissione è stato inoltre informata del fatto che si terrà una conferenza dei Servizi decisoria a luglio per approvare il piano di caratterizzazione, dopo diverse sollecitazioni anche da parte nostra al MiTE. E’ forse l’intervento che più rappresenta le difficoltà che sono state riscontrate in questi anni.
Inoltre, vi è l’area delle Collinette Ecologiche, a ridosso di alcuni palazzi del rione Tamburi e della scuola Deledda, intervento che prevede la messa in sicurezza dell’area e la sua caratterizzazione per cui sono stati allocati 37,5 milioni di euro (da specificare che questo intervento non era inizialmente previsto ma fu deciso di affidarlo ai commissari soltanto nel 2019). Anch’essa, come risaputo, è un’are sottoposta a sequestro giudiziario. Dopo gli interventi di precauzione ambientale, che ha consentito l’apertura della scuola, oggi sono in corso una serie di attività di indagine ambientale oggetto di verifica da parte dell’autorità giudiziaria. Sono state effettuate diverse indagini ambientali, è stata effettuate l’analisi rischio sito specifica, e sulla base delle rilevazioni effettuate, trattandosi di un sito classifcicato come industriale, si è proceuduto all’installazione di reti per mitigare diffusioni polveri.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/07/28/ex-ilva-il-progetto-per-le-aree-a-verde-escluse2/)
La gestione delle risorse economiche e l’impiego dei lavoratori in cassa integrazione
A fronte dei tanti interventi e dell’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, è stato infine chiesto ai Commissari straordinaria di Ilva in AS, se i fondi in loro possesso basteranno o meno a realizzare tutti i progetti in corso.
I Commissari hanno dichiarato che la possibilità non è da escludersi. Visto che si tratta di lavori complessi che necessitano di tempi lunghi. L’attività in essere si basa su contratti definiti e lavori già appaltati, ma al momento non c’è stata una richiesta di aumenti e quindi hanno confermato i budget previsti.
Inoltre i Commissari hanno anche ricordato che i quattro Comuni dell’area di crisi ambientale di Taranto entreranno presto in possesso di risorse economiche pari a 30 milioni di euro per interventi con finalità sociali: si tratta di progetti di cui non si parla, “perchè probabilmente parlare di quello che non va, crea più consenso. Noi ne prendiamo atto e continuiamo a lavorare”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/08/07/2dal-mise-30-milioni-per-area-crisi-industriale-taranto/)
Infine, durante l’audizione i Commissari hanno dichiarato di aver impiegato per diversi interventi un totale di 400 lavoratori in cassa integrazione, a rotazione, “ma non tutti hanno aderito alla proposta. C’è stato un 49 per cento di rinunce” hanno dichiarato. Nello specifico, i rinunciatari – che ovviamnte hanno continuato a percepire la cassa – non sarebbero compresi nei 400 utilizzati.
Ricordiamo che nel 2021 è stato impiegato personale Ilva in A.S. dalla CIGS, con una presenza media di 38 dipendenti/giorno, per una rotazione trimestrale tra i dipendenti con il coinvolgimento complessivo di 170 dipendenti nell’anno 2021, con una prevista adozione di un sistema di rotazione analogo per l’anno 2022.
In realtà, per essere più chiari, fonti sindacali spiegano che a causa della pandemia da Covid-19, a tutti quei lavoratori che si sono ritrovati in condizioni personali e familiari particolari, è stata data la possibilità in quel preciso periodo sino al 31 marzo 2022 la possibilità di aderire in un secondo momento. Buone parte di questi lavoratori avevano ed hanno anche problemi di salute, motivo per il quale non sono risultati idonei allo svolgimento delle attività previste.
(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)