La notizia è fresca, seppur attesa ormai da tempo (https://www.corriereditaranto.it/2022/05/24/2paisiello-finalmente-la-statizzazione/). Per essere precisi: da anni. L’Istituto Superiore di Studi Musicali ‘G.Paisiello’ di Taranto finalmente è statizzato. E può mettersi alle spalle decenni di precariato, di incertezze, di paure, soprattutto di rischio chiusura concreto.
Dopo quasi un secolo di vita, il Conservatorio tarantino adesso può guardare al futuro con più serenità ma innanzitutto alimentare quello spirito di resistenza che ne ha permesso la sopravvivenza: come dimenticare, qualche anno fa, la rinuncia temporanea agli stipendi da parte dei suoi lavoratori (docenti e non) pur di restare in piedi e credere in un domani migliore?
Il ‘Paisiello’, come ama definirlo il prof. Domenico Rana, presidente del CdA, è l’unica “università tutta tarantina”: come dargli torto? “E’ nata qui, è cresciuta qui e continua a vivere qui: a Taranto”, ribadisce con orgoglio proprio Rana all’indomani della splendida notizia giunta dalla Capitale.
Una storia tribolatissima quella del ‘Paisiello’, fatta di ostacoli d’ogni specie, persino di malcelati attacchi esterni, di striminzita solidarietà: eppure, ce l’ha fatta. Perchè quando t’arriva la comunicazione ufficiale dalla Commissione Interministeriale per compiere l’ingresso dalla porta principale nell’organico statale, non puoi che rallegrarti e tirare molto più che un sospiro di sollievo.

Domenico Rana, poi, centra il secondo obiettivo di più alto profilo della sua lunga storia personale d’impegno verso il territorio: dopo aver combattuto e vinto per l’istituzione del Polo Universitario ionico, adesso arriva la statizzazione del ‘Paisiello’. Che dire? “Ho soltanto inseguito un diritto sancito dalla Costituzione. Questa mia battaglia risale… al secolo scorso! La Costituzione dice che i meritevoli e i capaci, seppur privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere il più alto livello di istruzione. Questa norma è l’anello di congiunzione tra l’università e il ‘Paisiello’. E lo dice la legge 508 del 1999 che stabilisce come gli Istituti Superiori di Studi Musicali siano equiparati all’università, tant’è vero che gli studi conseguiti ai conservatori sono equipollenti alle carriere in cui è richiesta la laurea: è scritto nella legge, non è una mia invenzione. La battaglia per il ‘Paisiello’ è una battaglia nobile, quella del diritto allo studio. Vedete, il ‘Paisiello’ ha una storia quasi centenaria. I ragazzi di allora potevano perfezionarsi con studi musicali di alto livello ma erano costretti però a emigrare: in quanti potevano permetterselo? E quanti talenti sono andati perduti proprio per mancanza di mezzi? Ecco la battaglia per il diritto allo studio: chi frequenta il ‘Paisiello’ è giusto possa raggiungere il livello di istruzione più alto qui”.
L’università di Taranto, Rana ci tiene molto alla definizione: “Sì, perchè è nata e cresciuta qui. E lo si deve innanzitutto ai docenti, che in tutti questi anni hanno tenuto molto alto il livello dell’Istituto. E lo hanno fatto con tanti sacrifici personali, trasmettendo agli allievi non soltanto nozioni e tecniche altissimi ma anche lo spirito”. Una grande dote, senza dubbio alcuno: “In altre occasioni ho parlato del loro eroismo, e non ho difficoltà a chiamarli eroi: mettere da parte gli stipendi, seppur temporaneamente, ha permesso al ‘Paisiello’ di andare avanti e preservare sempre per primo il diritto degli studenti. Nei criteri della procedura per la statizzazione, tre erano i requisiti fondamentali: la sede, l’inesistenza di altro istituto simile in provincia e soprattutto i conti in regola. Ebbene, sin dalla prima istanza presentata, il nostro Istituto non aveva debiti e si è confermato nell’ultimissima relazione. I criteri sono scritti nella legge, non lo dico io. Per cui grazie allo spirito dei docenti e l’amministrazione che ha governato questa situazione ma sempre grazie ai docenti, non avremmo potuto raggiungere l’obiettivo, quindi anche procedere a quei lavori che pian piano sono stati effettuati per la sede. Non dimentichiamo che l’allora ministra Fedeli affermò che andavano distribuite risorse per evitare la chiusura dei conservatori: fu emanato un decreto legge in tal senso a cui però non fu dato seguito immediato. Ed ecco dove sta lo spirito di resistenza che ha caratterizzato il ‘Paisiello’: senza di questo, non si andava da nessuna parte”. Non sono mancati i momenti davvero difficili, in cui lo sconforto poteva prevalere: “Sì, ma abbiamo sempre reagito: sempre. Anzi, ci ha dato la forza per reagire. Ci sono stati periodi in cui la politica era cloroformizzata, abbiamo avuto azioni contrarie: eppure, non ci siamo mai arresi. E tutto questo grazie ai docenti, all’amministrazione, agli studenti, ma anche alla gente. Sì, alle persone che ci hanno sempre incoraggiato e trasmesso la voglia di non mollare un centimetro. C’è stata anche tanta stupidità nei nostri confronti, ma non ci ha scalfito minimamente, anzi!”.

E’ già tempo, però, per guardare avanti. E nel mirino di Rana, ma con lui tutti quelli del ‘Paisiello’, c’è la connessione con l’università, in particolare con il Politecnico di Taranto: “E’ un’idea che nasce, devo confessarlo, dal conferimento al sottoscritto della laurea honoris causa proprio del Politecnico. E allora ho pensato che sarebbe una opportunità quella di combinare gli studi musicali con le scienze ingegneristiche. Devo confidare che siamo già a buon punto, c’è già una collaborazione proficua che porterà a corsi che interesseranno musica e scienze, appunto. Qual è la sfida? Nel futuro vedo il ‘Paisiello’ quale perno fondamentale del sistema universitario tarantino”.
La soddisfazione contenuta ma visibile di Rana fa il pari con quella di Gabriele Maggi. Il direttore del ‘Paisiello’ non la nasconde affatto, ma ci tiene a spiegare quale sia la portata di quel che è accaduto in questi giorni, visto che di statizzazione certa o quasi se ne parla da tempo: “A gennaio c’era stato un intoppo. Le istanze presentata da tutti gli istituti ‘statizzandi’ dovevano essere esaminate da una Commissione Interministeriale per esprimere un parere vincolante sull’ammissibilità o meno del processo di statizzazione. Ricapitolando, questa Commissione doveva esprimersi nei primi mesi del 2020 sui dati del 2017 e 2018: così non è stato per una serie di motivi, tra pandemia e altro. Quindi, a gennaio ci è stato chiesto di aggiornare i dati: pensavo a tutti, invece solo a noi. Comunque, nessun problema perchè in questi due anni abbiamo mantenuto altissimo il nostro livello, concludendo con gli esami in presenza e non on line: ciò ha permesso di conservare i numeri degli studenti iscritti, passando anche con un sostanzioso numero di allievi nella fascia accademica che dovrebbe ormai essere la mission dei conservatori. Insomma, eravamo sicuri del nostro lavoro perchè trasparenti e abbiamo addirittura a volte sollecitato ispezioni per controllare questo nostro percorso. Quindi, quando pareva fatta, ecco il supplemento a gennaio che ha ritardato ancora il nostro processo di statizzazione. Alla fine, comunque, eravamo sicuri che non ci sarebbero stati problemi e così è stato. Anzi, con un motivo d’orgoglio in più: il ‘Paisiello’ di Taranto conserva la sua autonomia totale, nessuna federazione con altri istituti, nessun accorpamento”.

E spiega ancora meglio: “Questa città spesso è stata terra di conquista, è stata scippata di quel tanto di buono che riusciva e riesce a produrre. Questa volta non è così, perchè quel che produciamo al ‘Paisiello’ resta con il nostro marchio di fabbrica e lo esportiamo come Taranto, nessuno può togliercelo”. Ciò non significa che non collaborerete con altre istituzioni: “Infatti, le collaborazioni, cioè i progetti sono altra cosa, tant’è vero che con altri istituti pugliesi abbiamo già in campo un progetto che sarà ufficializzato più in là. Del rapporto con il Politecnico ha già parlato il presidente Rana. Ma il ‘Paisiello’ resta autonomo, e questo è importantissimo”.
Maggi ora pensa al futuro: “Sì, perchè adesso abbiamo finalmente la possibilità di capire quale sia la pianta organica possibile, cosa che prima non avevamo e che ci bloccava in qualche modo la nuova offerta formativa. Nonostante questo, però, abbiamo tenuto duro, dal 2017 in poi abbiamo portato a conclusione 190 diplomi accademici finali, tutti in presenza: un risultato importante che colloca il ‘Paisiello’ di Taranto fra i più importanti dei conservatori italiani. E conservando anche alto il numero degli iscritti, che non è un dato da poco. Adesso lavoreremo, come accennato, per la definizione della nuova pianta organica con l’ufficio personale del ministero e quindi disegnare la nuova offerta formativa. Dovremo perciò essere bravi a porre le basi per un nuovo ‘Paisiello’”. Un ‘Paisiello’ più ‘confortevole’… “Direi giustamente più sereno, che possa lavorare finalmente al pari degli altri, quelli a noi vicini che hanno avuto sinora tutte le possibilità amministrative, economiche, politiche favorevoli. Mentre noi ci sentivamo un po’ il ‘fratello povero’, messo a lato. Invece ora possiamo lavorare, appunto, alla pari”.

Il ‘Paisiello’ che ha resistito, il ‘Paisiello’ che ha saputo combattere e superare grandissimi ostacoli. Il segreto? “Uno sicuramente l’aver tenuto alto il livello di preparazione, tanto che a volte gli studenti ci hanno rimproverato di essere più severi rispetto ad altri istituti, di far sostenere più esami di altri: questo ci ha consentito però di tenere la barra dritta. E poi non abbiamo mai chiuso le porte: un allievo in più in classe, ore in più di lezione, non ci hanno mai frenato, anzi. Perchè amiamo il nostro lavoro e siamo affezionati al ‘Paisiello’. Ecco il nostro segreto”. Nonostante tutti gli ostacoli: “Persino cambiare una presa elettrica per noi era un problema: eppure, quando tutti andavano via, siamo stati capaci anche di questo, perchè ci tenevamo e ci teniamo. Anzi, a volte più venivano fuori i problemi, più reagivamo. Avere la pappa pronta spesso può abbassare la soglia d’attenzione. Per noi reagire era ed è il modo di superare gli ostacoli. E negli anni ce ne sono stati tanti”.
L’ultima riflessione, seppur pensieri ce ne sono stati tanti, è affidata al vicedirettore Flavio Manganaro: “Se ci siamo riusciti, è perchè non ci siamo mai abituati alla precarietà perchè credevamo fermamente all’esito finale. E così è stato. Perchè avessimo metabolizzato lo stato precario, probabilmente non avremmo avuto davanti il futuro, la certezza del futuro”. Già, il futuro che al ‘Paisiello’ comincia adesso. In una città dove gli slogan regnano incontrastati e si favoleggia un po’ troppo, la battaglia del ‘Paisiello’ è un esempio che appartiene a chi l’ha condotta per anni perchè nessun altro può appropriarsene: fatti e non parole. Un esempio da seguire. Punto.