Forte della sua notevole padronanza del dialetto, non ammetteva di essere contraddetto, difendendo con veemenza le sue ragioni con gli altrettanto famosi poeti dialettali che tanto tempo addietro era solito incontrare la domenica mattina in via D’Aquino e che ormai numerosi ieri mattina lo hanno accolto Cieli, riprendendo a litigare come una volta.

Claudio De Cuia, scrittore e poeta, fra gli ultimi “grandi vecchi” della tarantinità, è deceduto questa mattina al “SS.Annunziata” alla veneranda età di cento anni. Domani pomeriggio, venerdì, alle ore 16, i funerali saranno celebrati nella chiesa della Madonna della Fiducia, in via Emilia, a due passi dalla sua abitazione.

Claudio De Cuia, nato nel capoluogo ionico il 16 marzo 1922, da giovane egli ricevette una formazione più propriamente tecnica più che umanistica, frequentando infatti gli studi universitari in ingegneria civile e architettura. Egli vanta una lunga attività di cultore e studioso della tarantinità nei suoi vari aspetti con oltre trenta opere al suo attivo, tra cui “A storia nostre” edito da Filippi (la storia di Taranto dalle origini al Settecento); “Pasche e Primavere” (raccolta di poesie dialettali di argomento pasquale); “Ore, ‘ngienze e mmirre” (raccolta di poesie di argomento natalizio); “ ‘U Briviarie d’a nonne”, edito da Scorpione (invocazioni, scongiuri, preghiere, devozioni popolari, auguri, filastrocche e ninne-nanne in dialetto tarantino), “Vocali e Consonanti nel Dialetto Tarantino ed elementi di grammatica”, edito da Mandese. Per la collana “Le Centurie” (Edit@) va citata “Vecchia Sumana Sande”, sulla tradizione religiosa e popolare dei riti pasquali tarantini raccontata in versi ed illustrata con grafiche e xilografie originali dell’autore.

Cimentatosi nella traduzione in tarantino della Divina Commedia (Schena) e perfino del Vangelo di San Giovanni (Filippi), lo scrittore è autore della spassosissima raccolta “Insultorio” (Edit@) il cui sottotitolo recita così: “Breviario di scurrili espressività lessicali. Insegnamenti per chi non ama il prossimo suo”.

Di Claudio De Cuia va ricordata la lunga collaborazione con il poeta e scrittore Giacinto Peluso e con Mimmo Sorrento, dell’associazione Taranto Madre, con cui organizzava molte iniziative per far conoscere usi e costumi della città. Fin quando le condizioni di salute glielo hanno permesso, la domenica mattina era solito intrattenersi nello studio d’arte di Nicola Giudetti, in via Duomo, per ricordare con gli amici i tempi d’oro della Città vecchia.

Di fronte al decadimento della nostra memoria storico-letteraria, De Cuia era solito commentare che i tarantini sono come gli indiani; cancellano ogni traccia del loro passaggio, consegnando il niente, o poco più, a chi verrà.

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