Le direzioni generali del MiSE, il ministero dello Sviluppo economico “hanno avviato già da diverso tempo attività interlocutoria per definire le modalità attuative” della norma sull’indennizzo ai proprietari degli immobili esposti all’inquinamento degli stabilimenti ex Ilva a Taranto. E’ quanto ha reso noto il viceministro dello Sviluppo economico, Gilberto Pichetto Fratin, rispondendo nei giorni scorsi in commissione Attività produttive alla Camera a un’interrogazione a firma Gianluca Benamati (Pd).

Si tratta di misure “caratterizzate da diverse difficoltà in ragione all’oggetto e ai parametri della norma primaria, per risolvere le quali è necessaria la piena collaborazione di tutte le amministrazioni coinvolte per addivenire ad una effettiva e precisa implementazione della misura, con l’impegno di concludere l’iter rapidamente” ha detto ancora il viceministro dello Sviluppo economico Fratin.

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Nello specifico, l’interrogazione mirava appunto a conoscere i tempi dell’approvazione del decreto ministeriale del Mise di attuazione della norma contenuta nel decreto legge Sostegni-bis che ha previsto l’istituzione di un fondo da 5 milioni per il 2021 e da 2,5 milioni per il 2022 per indennizzare i proprietari di immobili esposti all’inquinamento degli stabilimenti ex Ilva a Taranto, a favore dei quali è stato disposto il risarcimento dei danni in virtù di una sentenza definitiva.

In base alla norma l’indennizzo deve essere riconosciuto in ragione dei maggiori costi connessi alla manutenzione degli stabili di loro proprietà o per la riduzione delle possibilità di godimento dei propri immobili, nonché per il deprezzamento subìto dagli stessi a causa delle emissioni inquinanti provenienti dagli stabilimenti siderurgici.

Sempre in base al decreto leggi Sostegni bis, l’indennizzo è riconoscibile nella misura massima del 20% del valore di mercato dell’immobile danneggiato al momento della domanda e comunque per un ammontare non superiore a 30.000 euro per ciascuna unità abitativa.

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