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Mentre è ormai imminente la chiamata al voto, l’intervista politica di questa domenica ci porta a parlare con Simona Scarpati (Forza Italia). Già candidata alle scorse elezioni comunali (all’epoca con il PD) e poi per due anni assessore ai servizi sociali nella Giunta Melucci, con lei ripercorriamo le ragioni della rottura e del passaggio al centrodestra, le proposte per il miglioramento dei servizi sociali e del commercio tarantino.

Facciamo subito la domanda più antipatica, che però non possiamo evitare: lei ha avuto un’esperienza come assessore al welfare nella Giunta di Rinaldo Melucci. Oggi si candida con il suo principale competitor Walter Musillo, per di più non in una lista civica ma in una lista di partito, quella di Forza Italia. Come mai questa decisione?

«Innanzitutto, la mia esperienza con Rinaldo Melucci è finita nel 2019, come è ben noto. All’indomani del secondo azzeramento di Giunta eseguito dal Sindaco Melucci, presi pubblicamente in conferenza stampa le distanze non soltanto dall’amministrazione, ma anche da un determinato modo di fare politica, che non mi apparteneva. Dopodiché, per tre anni ho continuato ad occuparmi di sociale, fin quando non mi è giunta la proposta da parte di Forza Italia. Una proposta che io ho accolto, in quanto ritengo che Forza Italia sia un partito moderato i cui valori di democraticità e di libertà sono quelli che hanno segnato il mio percorso personale di vita e anche politico. Sono sempre rimasta fedele a questi principi, avendo chiuso il mio percorso politico sia per quanto riguarda l’esperienza all’interno della Giunta Melucci, ma anche con lo stesso Partito Democratico, dal quale mi sono allontanata nel 2019».

In quell’esperienza amministrativa, al di là dei contrasti con il Sindaco e con la maggioranza di allora, cosa rivendica e cosa oggi farebbe in modo diverso?

«Intanto ci tengo a precisare che il mio ruolo da assessore è stato dato in qualità di tecnico, non era un assessorato politico, benché io comunque fossi stata candidata nelle liste del partito democratico. Quello che è stato fatto in poco meno di due anni è stato un percorso relativo alle politiche sociali nel preciso interesse della città di Taranto, sono state fatte delle misure come il piano sociale di zona, la carta dei servizi sociali, la Biennale della prossimità, il piano di contrasto alla povertà. Sono stati tutti sistemi di welfare integrato di cui la città di Taranto era sfornita. Questo, ripeto, al di là di quello che è stato il mio percorso personale e politico nei confronti prima dell’ex sindaco Melucci e poi della maggioranza che lo sosteneva».

Mentre relativamente alle cose che oggi farebbe in un modo diverso?

«Per quanto riguarda il settore delle politiche sociali non farei nulla di diverso rispetto a quello che è stato operato, nel senso che quello che è stato fatto all’epoca era esattamente il tipo di attività che nell’ambito delle politiche sociali andava fatto per la città Taranto. Certamente, è stata un’attività che si è interrotta bruscamente, io stavo lavorando su tantissimi altri progetti, stavo lavorando sugli empori solidali, sulle case per padri separati. Poi, chiaramente, l’esito è stato abbastanza noto per i contrasti che si sono avuti con Melucci. Certamente il settore delle politiche sociali è un settore particolarmente vasto, molto complesso, in cui c’è sempre da fare e non si può mai dire di essere completamente arrivati e di aver fatto tutto. Tra l’altro, ora ci troviamo in una emergenza sociale ed economica abbastanza grave, successivamente alla crisi sanitaria scaturita dal Covid-19, quindi ora chiaramente, accanto a quelle che erano delle esigenze già molto forti precedentemente nella città di Taranto, si sono andate ad aggiungere ulteriori problematiche. Quindi è chiaro che, dovendo attuare adesso una guida delle politiche sociali, accanto alla previsione del welfare tradizionale sicuramente saranno da implementare ulteriori e nuovi strumenti di innovazione sociale che devono andare a coprire quelli che sono i bisogni attuali».

Quali sono le proposte della vostra coalizione per quanto riguarda le politiche sociali?

«Per quanto mi riguarda io sto dedicando particolare cura, durante questa campagna elettorale, per quanto riguarda il settore delle politiche sociali, non soltanto perché me ne sono occupata direttamente per meno di due anni a livello personale, ma proprio per l’importanza che le politiche sociali rivestono oggi in una città come Taranto. Bisognerà sempre insistere per quanto riguarda la tutela delle fasce fragili, e quindi in modo particolare sulla tutela della disabilità. Ed ecco che, accanto alle politiche sociali, particolare ruolo rivestirà anche il settore dell’urbanistica, e chiaramente mi riferisco in modo particolare alla piena implementazione del piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche dell’intera città di Taranto, per avere una Taranto veramente inclusiva e vivibile anche a misura di disabile. Poi ci sono tutti gli altri settori: la cura degli anziani, la cura dei minori, le politiche relative al contrasto alla violenza di genere. Sono tutte problematiche che io sto portando avanti personalmente per quanto riguarda il mio programma di campagna elettorale, ma che sono ben contenute anche all’interno del programma dell’intera coalizione».

Oltre alle politiche sociali, a suo giudizio quali sono i dossier fondamentali con i quali la prossima amministrazione cittadina dovrà necessariamente confrontarsi?

«Innanzitutto, la questione del rapporto con la grande industria e quindi la questione ambientale della città di Taranto. Poi, l’implementazione del CIS [contratto istituzionale di sviluppo, ndr], perché è strettamente connaturato alla nostra città; poi anche l’attuazione del PNRR, e qui ci ricolleghiamo anche ai fondi per le politiche sociali che sono previsti nel PNRR. Queste sono le tre macro-aree che interessano Taranto nell’ambito della politica nazionale, o meglio, che vedono Taranto protagonista nell’ambito delle misure della politica nazionale. Per quanto riguarda argomenti strettamente relativi all’ente locale, fondamentale è il tema dell’urbanistica, come il commercio e il turismo; è necessario implementare il distretto urbano del commercio. Poi, fondamentale è anche la tutela del mare, della maricultura e della mitilicoltura, e quindi soprattutto l’implementazione del piano delle coste, cosa che finora non è stata ancora fatta».

Prima ha menzionato il CIS, di cui si parla fin troppo poco. Qual è il suo giudizio sull’operato del ministro Carfagna che attualmente ne detiene la delega al coordinamento?

«Secondo me il Ministro sta operando assolutamente bene. Ora, chiaramente, si tratterà di andare ad implementare con riunioni operative che ci saranno nel prossimo futuro. È proprio la parte operativa del piano, però secondo me il Ministro sta attuando molto bene la sua delega».

Si è molto discusso in questa campagna elettorale della questione mobilità. Quali sono le vostre proposte per migliorare la situazione?

«Indubbiamente, sulla mobilità a Taranto c’è stato un dibattito piuttosto forte, e mi riferisco in modo particolare ad una delle ultime delibere, istitutiva delle cosiddette strisce blu a pagamento nei confronti di tutti i cittadini. Su questo la nostra coalizione ha preso posizione sin da subito, rivendicando la propria decisione, qualora eletti, di eliminare questa forma di pianificazione, nella misura in cui non prevede degli spazi non a pagamento quantomeno per i residenti, perché chiaramente sembrerebbe aggravare di costi notevoli i cittadini. Poi, anche per quanto riguarda il discorso delle piste ciclabili. Per quanto siano strettamente connaturate con la mobilità sostenibile, le piste ciclabili nella città di Taranto devono essere quantomeno riviste e perfezionate, in quanto quelle che sono state realizzate non soltanto non soddisfano gli standard medi, ma oltretutto in determinate zone della città sono anche pericolose. Il tutto, poi, deve essere chiaramente ridefinito anche alla luce del DPP [Documento Programmatico Preliminare, ndr] e di quella che sarà la pianificazione urbanistica successiva e necessaria, quello che una volta veniva definito il piano regolatore».

Uno dei leit motiv di questa nostra carrellata di interviste è stata la questione della Città Vecchia, in cui rientrano e si intrecciano tutti i filoni tematici che lei ha citato finora, il sociale, la mobilità, la questione del commercio. A suo giudizio in quale modo si dovrebbe procedere?

«Quando parliamo di cosiddetta riqualificazione della Città Vecchia, non dobbiamo pensare che la questione sia strettamente legata soltanto al settore dell’urbanistica e dei lavori pubblici, in quanto c’è da fare un lavoro a livello sociale e se non si fa questo, chiaramente, si rischia di far diventare questi lavori un’oasi nel deserto».

Quali potrebbero essere gli strumenti per attuare questo percorso di maggiore inclusione sociale?

«I processi sono quelli che coinvolgono le grandi progettualità per una città, per esempio il DPP. Io stessa, in qualità di assessore, tenni dei colloqui con determinate realtà della Città Vecchia, penso alle parrocchie, alle associazioni culturali, alle associazioni che si occupano di educazione dei minori (tra l’altro la Città Vecchia è anche sede del Tribunale dei Minori). Va fatta questa tipologia di percorso, correlata ad una determinata programmazione sociale, se si vogliono raggiungere determinati risultati del genere».

Le faccio una domanda che ho posto qualche giorno fa ad un esponente della coalizione di centrosinistra. Nei mesi scorsi ci sono stati scontri verbali molto violenti fra alcuni candidati, addirittura ci sono stati atti di vandalismo nei confronti di comitati elettorali dell’una e dell’altra parte. A suo giudizio, c’è una responsabilità della politica nella creazione di questo clima forse eccessivamente teso?

«La responsabilità io penso sempre che sia individuale, di chi dà il via a questi episodi di violenza. Non credo che si possa parlare di una responsabilità generica della politica. Certamente c’è un clima in città che non facilita il tutto, quindi bisognerebbe un po’ stemperare tutti quanti i toni e riportare il dibattito esclusivamente su questioni che riguardano i programmi elettorali e certamente non scendere ad offese o ingiurie a livello personale».

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