Non si apre sotto i migliori auspici il comizio di chiusura della campagna elettorale per Rinaldo Melucci. Sul palco, infatti, ha appena finito di parlare Massimo Battista, candidato di “Una città per Cambiare” (prima ancora è stato il turno di Musillo e dopo sarà quello di Abbate) e l’intervento dell’ex-sindaco è accolto dai fischi. Melucci, tuttavia, prosegue, e lo fa lodando il lavoro del Governo Conte II e la collaborazione con Mario Turco per i progetti finanziati con fondi del Contratto Istituzionale di Sviluppo. Turco, d’altro canto, ricambia l’apprezzamento lodando il piano “Ecosistema Taranto”, divenuto vero e proprio marchio dell’amministrazione Melucci e titolo della coalizione elettorale.

I militanti, però, aspettano di sentir parlare Conte. Che con la stampa ha già dialogato, alcune ore prima, in Città Vecchia. Nell’occasione gli abbiamo chiesto un giudizio sull’operato del Governo Draghi su Taranto, e in particolare sull’azione del Ministro Carfagna come coordinatore del tavolo CIS. Dopo un excursus a ripercorrere l’azione del Conte II per Taranto, inclusa la nascita del “Cantiere Taranto” (dizione sotto la quale il Governo di allora radunò tutti i possibili progetti e strumenti di finanziamento disponibili, in primis proprio il CIS), arriva il primo riferimento esplicito: «Dobbiamo fare ancora molto per Taranto. Abbiamo preso l’impegno di realizzare un acquario, un acquario green, il più bello del Mediterraneo». Il riferimento proprio a questo progetto è niente affatto casuale. Infatti, si tratta di un progetto avviato quando il tavolo CIS era sotto il coordinamento diretto di Palazzo Chigi, nella persona di Mario Turco, e che il nuovo Governo ha definanziato. Il riferimento a quell’esperienza di lavoro si fa, poi, più diretto: «Io ricordo che nel Conte II, con il qui presente sottosegretario Mario Turco abbiamo fatto 124 incontri dedicati a Taranto. Questo significa voler bene alla comunità cittadina, una comunità che soffre».

Quello dei 124 incontri diventa anche lo slogan con cui Conte galvanizza la piazza dei sostenitori, invitando a diffidare dagli altri schieramenti politici (attacchi espliciti sono riservati a Giorgia Meloni). Il comizio vira poi, comprensibilmente, su temi di portata nazionale e internazionale. Netta la presa di posizione contro il riarmo e «la speranza di un’illusoria vittoria militare contro la Russia». La parte più veemente dell’intero discorso, però, riguarda la questione lavoro. Sebbene non sia mai citato esplicitamente, il riferimento è al dibattito sul reddito di cittadinanza. Conte attacca i detrattori del sussidio e coloro i quali bollano come “fannulloni” i giovani che rifiutano lavori sottopagati. «Mai più stage e tirocini gratis» scandisce Conte. Una posizione pressoché identica a quella espressa pochi giorni fa, sempre a Taranto, dal segretario del PD Enrico Letta. Rispetto all’altro ex-presidente del Consiglio, però, Conte è meno enfatico per quanto riguarda l’alleanza elettorale (Letta aveva parlato di Taranto come modello di un campo largo vincente): «Queste amministrative sono una tappa di un percorso di dialogo che si sta rafforzando sempre più, si sta affinando. Un percorso, attenzione, volto non a creare una coalizione che vinca le elezioni, ma che offra un progetto politico serio, credibile, solido di miglioramento della nostra nazione. Quindi diamo tempo al tempo e percorriamo tutte le tappe senza saltarne una, così l’alleanza sarà più solida».

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