“’L’àneme belle de Tarde’, cioè la sua gente, vera ricchezza di questa città: povera ma dignitosa, che si accontenta di ciò che il Padreterno manda ogni giorno, che nella malasorte non impreca ma “chiange e no’ se pièghe”, che prega la Madonna quando nella Settimana Santa passa per le sue strade e che non smette di sperare in un futuro migliore. E’ un popolo fiero delle sue tradizioni e del suo passato, punteggiato da fior di artisti, e che ha avuto nell’umile Amedeo Orlolla, ‘Marche Polle’ un esempio di una grande umanità e di attaccamento al lavoro fino agli ultimi anni di vita”. Così il musicista Domenico Longo, direttore d’orchestra e docente al “Paisiello”, commenta la sua composizione, appunto “L’àneme belle de Tarde”, magnificamente interpretata da Franco Cosa all’inizio di “Vi racconto Marche Polle”, il lavoro teatrale di Antonello Conte sull’indimenticato strillone, andato in scena venerdì scorso al “Turoldo”. Chi l’ha ascoltata, ne parla come di una canzone tanto bella da far venire i brividi di commozione e, chissà, da provocar rimpianti in chi non ha amato questa città come merita. “L’autore – racconta Franco Cosa – lo scorso anno mi chiese di ascoltare il brano, a suo parere adatto alle mie capacità interpretative: nei fui così colpito che mi si ‘arrezecàrene’ le carni e la presi nel mio repertorio”.

“L’àneme belle de Tarde” fu già presentata a maggio 2021 nel suo recital “Canto la mia terra”, diffuso lo scorso anno in diretta streaming all’Orfeo (erano ancora in vigore le restrizioni per la pandemia), con l’accompagnamento di una band composta da ottimi musicisti e con la narrazione su personaggi e tradizioni tarantine a cura di Silvia Quero. Ancora reperibile su https://youtu.be/sUglVVXz6qI, nello spettacolo trovarono posto anche canzoni di altri autori locali, tra cui Saverio Nasole e Mimmo Carrino, e, in particolare, un brano da lui composto che sui social alla grande girò in pieno lockdown: ‘Tarde mie’, vera lettera d’amore a Taranto con la citazione dei tanti letterati che ne cantarono la bellezza come Andronico, D’Annunzio, Aristosseno, Alda Merini, Virgilio, Leonida e persino Nadia Toffa, che le dedicò versi toccanti. La canzone, attraverso i social, riscosse numerosi consensi, soprattutto fra i fuorisede i cui commenti trasudavano dolcezza unitamente a dolore per la lontananza. “Devo molto al musicista napoletano Raffaele Minale di Marigliano – spiega il cantante – i cui arrangiamenti dettero al brano una colorazione tutta particolare” .

“Lo spettacolo la scorsa estate andò in scena anche su alcuni palcoscenici della provincia ma purtroppo non nel capoluogo – aggiunge – dove speriamo sia rappresentato nella prossima rassegna estiva”.

A Franco Cosa si devono anche la rockeggiante ‘Le spuenze” e la toccante “Storie stunate” (Mimmo Spazioso-Bruno Buccolieri), quest’ultima eseguita all’Orfeo, assieme agli “Art Studio”, in apertura della commedia dialettale “Strana storie d’ajere” dello stesso Spazioso, andata in scena negli anni Ottanta.

Nelle prossime settimane il cantante tarantino e il maestro Longo si recheranno in sala registrazione per incidere, assieme anche a una formazione d’archi, “L’àneme belle de Tarde”, per far conoscere in tutt’Italia il particolare ed emozionante sound ‘made in Taranto’ (a metà fra Mario Costa e Pino Daniele) in onore di una città bella quanto sfortunata, ma tutta da amare.

Foto Mino Lo Re

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