Sull’evento odorigeno che si è verificato lo scorso 3 maggio, ARPA Puglia ha prodotto una relazione che prova a fare chiarezza sulle cause di quanto accaduto.

Lo scorso 3 maggio sono pervenute sul portale di ARPA Puglia dalla città di Taranto numerose segnalazioni relative alla presenza di sostanze odorigene; ed è stato evidenziato un evento significativo di disturbo olfattivo in fascia mattutina tra le ore 9 e le 14 caratterizzato principalmente dal descrittore “gas”. Dall’analisi dei parametri meteorologici (direzione e velocità del vento) registrati nell’intervallo orario relativo all’evento, è stato possibile verificare una velocità media del vento pari a 2,59 m/s. Dall’analisi delle condizioni anemometriche, tenendo conto degli effetti della dispersione nelle condizioni esaminate, è stato possibile definire un settore prevalente di provenienza compreso tra OSO (Ovest-Sud-Ovest) SSE (Sud-Sud-Est). 

Attività di controllo e verifica documentale 

Al fine di acquisire informazioni e dati ambientali utili ad individuare la possibile origine delle sostanze odorigene responsabili delle segnalazioni, ARPA Puglia il 13/05/2022 ha richiesto alla Raffineria ENI di Taranto di inviare una relazione dettagliata in cui fossero descritte le operazioni condotte al Campo Boe Marino nel periodo dal 25/04 al 05/05. 

Nella nota descrittiva consegnata da ENI (acquisita al prot. ARPA n. 38288 del 19/05/2022), la stessa ha riportato che presso il Campo Boe Marino, nel periodo compreso tra il 25 aprile e il 5 maggio, si era svolta una sola attività di movimentazione (discarica greggio) mediante nave cisterna. Le fasi di ormeggio della nave GSTAAD GRACE (avviate a partire dalla tarda serata del 30 aprile) si sono concluse nel pomeriggio del 2 maggio, a seguito delle quali sono state avviate le operazioni di movimentazione (discarica) del prodotto greggio (CPC BLEND) verso lo stabilimento. Le citate attività (iniziate nel pomeriggio del 2 maggio), sono state ultimate nella mattinata del 3 maggio. Successivamente, sempre nella tarda mattinata del 3 maggio, sono terminate le fasi di disormeggio e post-disormeggio della nave. 

La società ENI riferiva altresì di aver provveduto ad effettuare alcune verifiche condotte sia via mare che via terra dal proprio personale e dagli operatori della Ecotaras srl (società addetta al servizio antinquinamento marino) da cui non è stata evidenziata, nell’intorno della nave, alcuna percezione/variazione olfattiva durante le attività di movimentazione del greggio.

Nella relazione di ARPA Puglia viene riportato un passaggio della citata nota descrittiva, dove è riportato che ”…durante tutte le fasi operative di cui sopra (rif. ormeggio, discarica greggio, disormeggio e post-disormeggio), la Raffineria di Taranto ha effettuato – tramite Laboratorio Esterno Accreditato – i relativi monitoraggi previsti (rif. rilevazioni olfattometriche ai sensi della norma UNI EN 13725:2004, nonché le relative analisi chimiche in accordo a quanto già autorizzato dalle Autorità Competenti). I dati registrati durante le attività di monitoraggio/controllo non hanno evidenziato – per tutta la durata delle diverse fasi operative – valori anomali”.

Dall’esame delle informazioni riportate nei certificati analitici, si evince che i campionamenti sono stati condotti in aria ambiente, probabilmente a bordo nave (i Rapporti di Prova riportano come punto di prelievo “GSTAAD GRACE”). Cosi come previsto dalla vigente Autorizzazione Integrata Ambientale di Stabilimento (rif. prescrizione n. [11] del PIC-AIA/Decreto MATTM prot. n. 92/2018), i campionamenti devono essere eseguiti in posizioni quanto più prossime agli attacchi per il collegamento della boa pontone al manifold della nave e, se possibile, in posizione di sottovento. “Questo dettaglio però non è riportato nei rapporti di prova in cui viene indicata esclusivamente la localizzazione del punto di prelievo attraverso le coordinate” sottolinea l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale nella sua relazione. 

In conclusione, dalle informazioni ad oggi disponibili, per ARPA Puglia si può ritenere che l’evento odorigeno del 03/05/2022 possa risultare collegato alle attività di movimentazione dei prodotti idrocarburici trasportati su nave cisterna. In base alle evidenze raccolte, si è accertato che presso il Campo Boe Marino è stata svolta un’attività di discarica greggio mediante nave cisterna (GSTAAD GRACE) iniziata nel pomeriggio del 2 maggio e ultimata nella mattinata del 3 maggio. Successivamente, sempre nella tarda mattinata del 3 maggio, sono terminate le fasi di disormeggio e post-disormeggio della nave. A tal proposito si richiamano similari eventi odorigeni verificatosi a Taranto nelle date del 17/05/2016 e 09/02/2019 in concomitanza con le operazioni di movimentazione idrocarburi presso il Campo Boe Marino. 

Per quanto riguarda invece gli aspetti relativi alle ricadute sulla qualità dell’aria nella giornata del 03/05/2022, nelle fasce orarie delle segnalazioni, non sono state osservate condizioni particolarmente rilevanti da segnalare in relazione ai livelli di concentrazione degli inquinanti rilevati nelle centraline reti gestite da ARPA Puglia. I grafici degli andamenti relativi agli inquinanti citati, nel corso dell’evento, non hanno esibito significative variazioni dei normali trend. Incrementi di alcuni inquinanti, quali in particolar modo benzene (nei siti Orsini e Machiavelli) e H2S (Archimede), sono stati osservati in maniera evidente nel corso delle ore precedenti alle segnalazioni, in particolar modo durante la notte.

In considerazione di quanto sopra rappresentato, ARPA Puglia termina la sua relazione ritenendo opportuno organizzare un incontro con gli enti competenti al fine di effettuare approfondimenti in merito all’evento occorso ed alle relative azioni da intraprendere. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/08/emissioni-idrocarburi-a-febbraio-fu-colpa-di-una-nave3/)

Le nostre conclusioni

Quanto riportato nell’ennesima relazione di ARPA Puglia non ci sorprende affatto. Per anni, sulle colonne del ‘TarantoOggi’ prima e su quelle del corriereditaranto.it poi, abbiamo documentato puntualmente attraverso la pubblicazione di tutte le relazioni di ARPA Puglia, gli eventi emissivi di responsabilità dell’Eni. Che da decenni contribuisce ad investire con i suoi cattivi odori zone della città come il rione Tamburi, Città Vecchia e il Borgo, per una serie di motivazioni diverse: prima di tutto perché una raffineria, per la sua natura produttiva e logistica, non potrebbe fare ‘quasi’ diversamente;  a cascata dunque seguono le motivazioni più tecniche: dal carico e scarico di navi al pontile o al centro boe, allo spegnimento e al riavvio di impianti, passando per guasti improvvisi, blackout energetici e quant’altro.

Una delle cose più incredibili che ricordiamo degli anni passati, furono le dichiarazioni che ci rese anni addietro l’ex direttore generale di ARPA Puglia, il dott. Giorgio Assennato, che denunciò come Eni, nonostante fosse avvertita per tempo del verificarsi di giornate con vento dal settore nord-ovest che avrebbe portato verso la città il forte odore delle emissioni, non interrompeva eventuali attività programmate per quelle giornate, causando gli inevitabili eventi odorigeni molesti.

C’è da dire però che Eni, rispetto all’ex Ilva, ha beneficiato di diverse grandi fortune: è sempre rimasta un’azienda di Stato, diversamente dal siderurgico che passò per la lunga privatizzazione del gruppo Riva dal 1995 al 2013; presentava e presenta a tutt’oggi eventi emissivi quasi ‘invisibili’ agli occhi, se non nel caso dell’accensione delle torce; ha sicuramente ‘goduto’ delle ‘disgrazie’ dell’Ilva e della totale concentrazione di quasi la totalità delle associazioni ambientaliste (se non per il caso eccezionale del comitato Legamijonici) e della politica sul caso del siderurgico; ed infine, elemento certamente non secondario, ha praticamente attuato tutte le prescrizioni AIA che hanno indubbiamente ridotto moltissimo l’impatto della raffineria sull’ambiente.

Resta però il fatto che soltanto un paio di anni fa una sentenza della Cassazione ha stabilito che le emissioni di sostanze odorigene che molestano una comunità è pari al reato di getto pericoloso di cose; ma sino ad oggi nessuno ha mai chiesto un’indagine epidemiologica sull’inquinamento prodotto dalla raffineria Eni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/05/eventi-emissivi-luglio-arpa-puglia-inchioda-leni/)

Così come va ricordata la conclusione del processo a carico di tre dirigenti della raffineria Eni di Taranto e due della società Hydrochemical Service per i cattivi odori diffusi in città. L’11 settembre il giudice, alla luce di una relazione dell’Arpa, accolse la richiesta di oblazione, cioè del pagamento di una somma che estingueva il reato, da parte dei cinque imputati. Le indagini riguardavano il periodo tra il 2013 e il 2015, durante il quale, secondo l’accusa, i due impianti industriali avrebbero provocato l’emissione di sostanze odorigene (come idrogeno solforato, zolfo, ammoniaca) tali da causare ‘molestia olfattiva‘ ai cittadini di Statte e di Taranto, in particolare del quartiere Tamburi. In particolare, finirono sotto la lente l’attivazione delle torce della raffineria, le emissioni provenienti dalle vasche per il trattamento delle acque di scarico e le emissioni fuggitive dalle connessioni degli impianti. Per quanto riguarda la Hidrochemical Service, invece, per l’accusa dai processi di trattamento chimico e biologico dei rifiuti liquidi gestiti nell’impianto, si sarebbero sollevate nubi di odori sgradevoli.

Ma come abbiamo già riferito, i tecnici dell’Arpa, nel corso di alcune ispezioni, appurarono che entrambe le aziende avevano messo in atto tutti gli accorgimenti agli impianti, copertura delle vasche, miglioramenti ai camini, per fermare le emissioni moleste. Il che determinò la conclusione del processo con il pagamento di una multa, delle spese processuali e dei tecnici che avevano lavorato alle indagini.

Resta infine un dato di fatto inoppugnabile: l’Eni, così come la Marina Militare per quanto riguarda l’inquinamento prodotto per decenni nel primo seno del Mar Piccolo e le tante discariche presenti sul territorio, così come fu per l’ex Cementir, gode da sempre di una sorta di ‘distrazione‘ di massa, per cui il suo impatto olfattivo è diventato negli anni una sorta di evento che rientra nella ‘normalità‘ del vissuto di questa città. Senza dimenticare, ovviamente, il suo contributo alla produttività economica di questo territorio, in particolare per quanto concerne le attività del porto (oltre a rifornire di carburante quasi tute le regioni del Sud Italia), dando lavoro ad oltre mille persone. E la connessione al progetto ‘Tempa Rossa‘. Ma di Eni e sull’Eni non parla praticamente nessuno.

Chissà che, nel corso di quella che sarà una lunga transizione energetica, anche l’Eni, come abbiamo più volte scritto in questi anni, non si ‘converta‘ definitivamente ad una produzione come impone oggi la modapiù green‘, lasciando in via definitiva il processo di raffinazione del petrolio. Senza che ciò, ovviamente, ricada sui lavoratori (anzi magari con la speranza che possa aumentare il numero di addetti) e soprattutto senza lasciarci con il cerino in mano e un’altra cattedrale nel deserto sul nostro territorio. Dopo averne usufruito per decenni e senza aver investito, per colpa sicuramente di una classe politica e dirigente del tutto inadeguata e lungimirante, forse nemmeno l’1% di quanto guadagnato dagli anni cinquanta ad oggi. Ad maiora.

(leggi tutti gli articoli sull’Eni https://www.corriereditaranto.it/?s=eni&submit=Go)

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