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“Sull’ex Ilva serve una svolta vera”

Nella sala del Consiglio di fabbrica dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto, si è svolto quest’oggi il coordinamento dei delegati di tutti gli stabilimenti del gruppo alla presenza dei segretari nazionali Roberto Benaglia della Fim Cisl, Michele De Palma della Fiom Cgil e Rocco Palombella della Uilm.

La riunione è stata convocata per fare il punto della situazione dopo lo slittamento del closing dell’accodo di co-investimento per il passaggio in maggioranza dello Stato, attraverso Invitalia, nel capitale sociale di Acciaierie d’Italia. Tra Ilva in AS e Acciaierie d’Italia è stato prolungato al 31 maggio 2024 il contratto in essere ed è stata slittata a quella data anche la salita al 60% nel capitale di Invitalia.

Dopo lo sciopero unitario del 6 maggio scorso, che ha registrato un’alta adesione da parte dei lavoratori, i sindacati hanno annunciato che in mancanza di risposte concrete ricorreranno a nuove forme di mobilitazione. Anche per questo le sigle metalmeccaniche sono state convocate dal MiSE la scorsa settimana, per un incontro a Roma in programma il 22 giugno e il confronto di oggi arriva per rilanciare l’iniziativa sindacale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/08/ilva-giorgetti-rinuncia-e-convoca-tutti-al-mise3/)

“L’ennesimo accordo intervenuto recentemente, annunciato dagli azionisti pubblico-privato, che ha prorogato i termini della conclusione del percorso d’acquisizione dei rami d’azienda Ex Ilva, dal 31.05.2022 al 31.05.2024, in assenza della risoluzione delle clausole sospensive a partire dal dissequestro degli impianti, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione e di incertezza per le prospettive dell’insieme del Gruppo Acciaierie d’Italia. La decisione del rinvio è maturata per altro, ancora una volta, senza alcun confronto con le Rsu e le Organizzazioni sindacali al tavolo istituzionale delle crisi aziendali del MiSE e soltanto l’iniziativa nei diversi stabilimenti, culminata con la mobilitazione e gli scioperi a Genova e a Taranto e degli altri siti, hanno sostenuto e difeso le ragioni del lavoro costretto il governo a pianificare alla convocazione di un incontro per il 22 giugno prossimo al Ministero dello Sviluppo Economico da cui ci attendiamo una chiara prospettiva di sviluppo di questo strategico asset industriale e dell’importantissimo sistema dell’indotto”.

Il Coordinamento nazionale delle Rsu di Acciaierie d’Italia e Fim Fiom Uilm ritengono “non più rinviabile un confronto di merito sul piano industriale e ambientale per conoscere i tempi degli investimenti, sul processo di risanamento ambientale, sull’introduzione dell’innovazione tecnologica in attuazione dell’Accordo del 6 settembre 2018 a partire dalla clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in A.S. Ci attendiamo da subito la definizione di un programma di investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria in tutti i siti e aprire un tavolo di confronto sulla gestione della cassa integrazione, della risalita produttiva, dei futuri assetti di marcia, della difficile fase che vivono i lavoratori degli appalti, della contrattazione integrativa e della salute e sicurezza dei lavoratori”.

In merito alle tematiche inerenti la cassa integrazione, risalita produttiva e assetti di marcia, per i sindacati metalmeccanici “è inaccettabile che il governo abbia avallato la gestione della cassa integrazione gestita unilateralmente dall’azienda che, senza la garanzia del raggiungimento di obiettivi ravvicinati di risalita della produzione, pur persistendone le condizioni di mercato, e della relativa pianificazione degli assetti di marcia degli impianti, continua ad utilizzare l’ammortizzatore sociale semplicemente per abbattere il costo del lavoro con migliaia di lavoratori a subire il prezzo di una gestione inadeguata. È necessario riaprire un confronto al fine di definire un’integrazione al reddito e l’apertura di una discussione trasparente degli organici tecnologici che assicuri la continuità produttiva e la sicurezza sui luoghi di lavoro”.

Legato a questo discorso c’è quello che riguarda la contrattazione integrativa e il premio di risultato: per Fim, Fiom e Uilm è infatti necessario “definire e presentare ad Acciaierie d’Italia una piattaforma per il rinnovo della contrattazione di secondo livello a partire dal mancato rispetto degli accordi sul Premio di Risultato previsti nel verbale del 6 settembre 2018“. Mentre sul settore degli appalti è “inaccettabile che le difficoltà di liquidità della committente abbiano già prodotto la sistematica distruzione del tessuto dell’indotto e continuino a produrre una situazione di assoluta criticità per i lavoratori del sistema degli appalti che ogni mese, se non rischiano il posto di lavoro, si ritrovano il problema dei pagamento degli stipendi, l’incertezza della continuità lavorativa e un arretramento in termini di condizioni di lavoro garantite dall’applicazione dei contratti nazionali di riferimento. Per questo è necessario contrastare il dumping contrattuale e rafforzare il ruolo dei lavoratori metalmeccanici all’interno degli stabilimenti del Gruppo attraverso una contrattazione di sito e le relative clausole di salvaguardia occupazionale”.

Nel documento finale del Consiglio di fabbrica odierno, non poteva non trovare spazio il capito relativo alle relazioni industriali. “Va recuperato fin da subito un corretto confronto tra la direzione aziendale e le organizzazioni sindacali ma ancora di più nei confronti dei lavoratori ponendo fine a un clima di paure e incertezze che pesa gravemente sui dipendenti del gruppo – sostengono i sindacati -. Il Governo e l’azienda devono garantire risposte occupazionali a tutti i lavoratori ancora in Amministrazione Straordinaria per poter ridare dignità a quei lavoratori fuori dalle attività da oramai troppi anni e che sopravvivono solo di ammortizzatori sociali”. Allo stesso tempo viene ritenuto “indispensabile investire sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori, sulla sostenibilità ambientale delle produzioni e sulla necessità di contrastare gli infortuni con gli strumenti della prevenzione e della formazione professionale anche per i lavoratori degli appalti”. Sempre nel campo della salute e della sicurezza, viene inoltre evidenziato come “l’amianto rappresenta un grande elemento di rischio, sia per quanto riguarda l’esposizione a cui sono sottoposti direttamente i lavoratori, sia per quanto riguarda gli effetti indiretti sull’ambiente. Bisogna accelerare i tempi previsti dal DPCM del 29.09.2017 per le misure di bonifica e per intervenire sulla possibilità di estendere i benefici previdenziali da esposizione per i dipendenti stessi”.

“Pretendiamo che il governo dia seguito alla dichiarata volontà, più volte ribadita dallo stesso Presidente del Consiglio, Mario Draghi, di voler rilanciare finalmente con i “fatti” l’ex Ilva e di svolgere un ruolo incisivo, con i rappresentanti di Invitalia presenti nella governance di Acciaieria d’Italia, non lasciare nelle mani del solo azionista privato la gestione ed il futuro del gruppo siderurgico. L’incontro del 22 giugno prossimo dovrà garantire un percorso e impegni esigibili su queste priorità senza i quali sarà necessario il ricorso ad una grande mobilitazione e allo sciopero di tutto il Gruppo di Acciaierie d’Italia e per richiamare la Presidenza del Consiglio all’assunzione delle proprie responsabilità sul destino dell’ex Ilva” concludono dal Coordinamento nazionale delle Rsu di Acciaierie d’Italia e Fim Fiom Uilm.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go

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