Il giornalista e conduttore musicale Carlo Massarini, per quelli della generazione X ( i nati tra il 1965 e il 1980) ha rappresentato il punto di riferimento per gli appassionati di musica d’oltre manica perché in Italia, agli inizi degli anni ottanta, è stato il primo a portare in tv, i videoclip musicali e a divulgare la videoarte, grazie ad un programma dal titolo rimasto nella mente di tutti gli adolescenti di quegli anni, “Mister Fantasy”. Un format pionieristico che sarà più volte ripreso da altre trasmissioni del genere.

Massarini è in questi giorni a Taranto per moderare una serie di incontri a tema Pink Floyd, nell’ambito dell’edizione 2022 del Medimex. All’inaugurazione proprio della mostra al Museo Archeologico era presente proprio per interagire con Audrey Powell, il genio artistico dietro le copertine dei dischi dei Pink Floyd.

“I Pink Floyd sono stati una delle grandi band degli anni ’70, assieme ai Led Zeppelin. Hanno rappresentato la creatività di quel periodo” – racconta – “Io in realtà amavo i Traffic perché mi piaceva ascoltare sempre qualcosa di diverso dagli altri ma The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd è stato il disco di quel periodo, un disco che avevano tutti, sia i freak che i direttori di banca. Un disco che ha veramente unificato più generazioni, straordinario per suoni, per grafica e per i brani che conteneva. Loro fanno parte di quelle band che sono passate dai nonni, ai padri, ai figli, legate da una sorta di suggestione attorno ad un certo modo di fare musica.

A “Mister Fantasy” è piaciuto molto il contrasto tra antico e moderno della mostra al MArTA: “ Lo ritengo un matrimonio fantastico, l’unione di due estremi. Mi è sempre piaciuta l’idea di una musica alla Peter Gabriel degli anni ’80, con dei ritmi tribali che si coniugavano alla tecnologia. Il rock abbinato ad un museo di antichità non è un eresia. Partirei dal concetto che l’arte non deve avere barriere. Non ci deve essere uno steccato fra la grafica e la scultura tra i Nirvana ed Eracle. La cultura antica e moderna si può abbinare tranquillamente. Poi dipende da come la gestisci, da come la usi, da come l’ accosti. Se, come in questo caso, si riesce a creare un connubio che abbia un senso, la ritengo un’operazione

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