Arriva finalmente la svolta per Palazzo Carducci, uno dei tre palazzi storici (gli altri due sono Palazzo Troilo, in Piazza Duomo, e il palazzo di Vico Novelune angolo via Garibaldi) oggetto di uno specifico finanziamento del Contratto Istituzionale di Sviluppo. Sono stati finalmente aggiudicati i lavori di ripristino dello storico edificio, che proprio in questi giorni torna per la seconda volta tra i set de “Il Commissario Ricciardi”.

Un polo culturale

Come avevamo già scritto nel nostro maxi-approfondimento sulla Città Vecchia (che puoi leggere qui), al pari del vicino Palazzo Troilo, Palazzo Carducci-Artenisio avrà funzioni di polo culturale, gestito dal Comune di Taranto che ne rimane il proprietario (leggi qui per approfondire sul progetto).

La sua posizione ne fa un tassello cruciale della riqualificazione della Città Vecchia. Infatti, il Palazzo si trova nel cuore di un’area, alle spalle della Cattedrale di San Cataldo, il cui recupero sta procedendo da anni, un tassello alla volta. Nelle immediate vicinanze, infatti, troviamo l’ex-seminario (oggi Museo Diocesano) e Palazzo Santacroce (oggi sede della Caritas Diocesana), restaurati dalla Diocesi di Taranto, e Palazzo Mannarini, riconvertito ad albergo da un investitore privato. A poca distanza, poi, troviamo anche via Cava, restaurata con il Piano Blandino e riscoperta negli ultimi anni, e Palazzo Amati, anch’esso oggetto di lavori di riqualificazione. Va da sé, dunque, che il recupero di Palazzo Carducci porterebbe ulteriore beneficio alla rivitalizzazione di un’area estremamente centrale dell’isola (si attende, per parlare di una vera e propria rinascita della zona, il restauro della chiesa di Santa Caterina, prospiciente il Palazzo e chiusa ormai da alcuni decenni).

Quasi cinque milioni di euro

La gara d’appalto, con un ribasso del 20,17% rispetto alla base, ha portato la spesa complessiva per il restauro appena sotto i 5 milioni di euro (per la precisione, € 4.945.056,7 compresa Iva). Ad aggiudicarsi la gara un raggruppamento temporaneo di imprese, costituito da una ditta di Acquaviva delle Fonti, una di Mola di Bari, una di Taranto e una di Andria. Sarà possibile il subappalto.

Riportiamo di seguito il documento che sancisce la chiusura dell’appalto:

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