Provare a risolvere il problema del finanziamento del circolante per affrontare la grave crisi di liquidità dell’ex Ilva, attraverso un intervento (diretto o indiretto) del governo (qualora si trovino le garanzie e gli strumenti adatti e la Commissione Ue lo consenta all’interno del perimetro degli aiuti di Stato) pari ad un miliardo di euro. Perché il problema è lo stesso di sempre: senza liquidità continua e diretta, l’intera attività produttiva, da Taranto a Genova sino ad arrivare a tutti gli impianti del gruppo, sarà sempre fortemente limitata come in questi anni (ultimo esempio le tante navi nella rada di Mar Grande, in attesa di poter scaricare le materie prime, ferme perché l’azienda non è nelle condizioni di pagare gli ordini). Cosa che al momento allontana l’obiettivo dei 5,7 milioni di tonnellate da produrre nel 2022.

E certamente non può bastare la garanzia SACE per un prossimo finanziamento da parte di Unicredit (la cui entità e fattiblità economica non sono ancora chiare), né la cartolarizzazione di crediti commerciali da 1,5 miliardi di euro siglata nei mesi scorsi con Morgan Stanley, che garantisce 80 milioni di euro al mese sino al massimo alla fine del 2023. Servono ben altre risorse finanziare per tenere in piedi il siderurgico di Taranto e di questo ne sono consapevoli, da anni, tutti gli attori della vertenza.

E’ soprattutto sulla parte economica (oltre alla necessità di aumentare la produzione di acciaio negli stabilimenti ex Ilva, garantendo l’operatività dell’azienda attraverso l’approvvigionamento delle materie prime, la tutela dei lavoratori e delle imprese dell’indotto, la realizzazione degli investimenti programmati completando il piano di decarbonizzazione) che è stato incentrato l’incontro odierno al MiSE a Roma, convocato dal coordinatore della Struttura per le crisi d’impresa Luca Annibaletti a seguito della proroga di due anni del contratto d’affitto tra l’Amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d’Italia, alla presenza dei ministri Giorgetti e Orlando, dell’azienda (presente col presidente Franco Bernabè e l’ad Lucia Morselli), Invitalia, i sindacati metalmeccanici, le Regioni che ospitano gli impianti ex Ilva e Confindustria. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/23/ex-ilva-sindacati-nessun-passo-avanti/)

Nel corso del suo intervento a conclusione della riunione, Giorgetti ha sottolineato che “non solo io, ma anche il presidente Draghi, vogliamo che si produca più acciaio possibile a Taranto e Genova, ovunque per riportare al lavoro tutti i lavoratori in cassa integrazione”. Il ministro, dopo aver ricordato che pur essendovi “limiti oggettivi, che derivano da sentenze, che impediscono di raggiungere le capacità produttive massime che questi impianti possono realizzare” ha evidenziato che “oggi è emerso con chiarezza da parte dell’azienda che, alle condizioni date per lavorare al massimo delle potenzialità, il problema è la liquidità, non gli investimenti. Lo sforzo sulla garanzia Sace per quanto riguarda il finanziamento bancario è stato insufficiente. Il nostro impegno – conclude – è capire se con un intervento governativo sia possibile superare le attuali difficoltà finanziarie, rilanciare l’operatività, produrre maggiore acciaio e riassorbire personale in cassa integrazione”.

L’azienda ha confermato il piano da oltre 5 miliardi di euro che punta a realizzare progetti di ricerca e sviluppo finalizzati a rendere sostenibile la produzione, con la realizzazione del forno elettrico e l’utilizzo dell’idrogeno come fonte alternativa. Interventi per i quali Bernabé ha confermato un lasso di tempo pari ad un decennio per la loro realizzazione.

“La crescita dell’output produttivo di Acciaierie d’Italia nel 2022 ad oggi è del 22% contro il -7% dell’Europa e il -2% dell’Italia nel suo complesso”, ha  quanto ha dichiarato l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, nel corso del tavolo al Mise sull’ex Ilva. “Stiamo producendo tutto il possibile – ha aggiunto – con questa situazione finanziaria e stiamo lavorando per avere la finanza sufficiente al ramp-up previsto”. A proposito delle questioni relative alla sicurezza, Morselli ha sostenuto che “l’indice incidenti su ore lavorate è ai ai minimi storici per lo stabilimento di Taranto”. “Ben 800 FTE (Full Time Equivalent ovvero il numero di risorse a tempo pieno necessarie per svolgere una determinata attività) sono stati impegnati in attività di manutenzione nel 2021. Sulle manutenzioni – ha affermato ancora la Morselli – abbiamo investito 340 milioni pari a 2 milioni di ore uomo, 800 persone interne”.

Sulla questione sicurezza e sulle relazioni industriali, è intervenuto il ministro del Lavoro Andrea Orlando. “Con le attuali relazioni industriali e l’attuale manutenzione non si fa la decarbonizzazione. Anzi, non si arriva nemmeno alla fine del prossimo mese. Progetti di tale ambizione possono attuarsi solo in un clima di condivisione che adesso non c’è”. E visto e considerato che sia sull’utilizzo della cassa integrazione che sulla sicurezza dello stabilimento, azienda e sindacati parlano da anni linguaggi diversi, il ministro Orlando ha annunciato l’invio degli ispettori del Lavoro.

(leggi tutti gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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