Lo scorso 16 marzo l’AGER, l’Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti, ha deliberato la proposta di Adeguamento impiantistico dell’installazione per Il compostaggio di qualità nel Comune Di Ginosa (il sito nel Comune di Ginosa alla Contrada Lama di Pozzo, ASECO S.p.A., società partecipata di Acquedotto Pugliese), propedeutico per la candidatura a valere sul PNRR (Avviso M2C1.1.I1.1 – Linea B), per un finanziamento di poco superiore ai 13 milioni di euro.
Appena lo scorso dicembre, con Delibera di Consiglio Regionale n. 68 del 14.12.2021, fu approvato il Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, con cui venne definita la capacità impiantistica regionale di trattamento della FORSU, includendo l’impianto ASECO di Ginosa da 80.000 t/anno di FORSU. Attualmente, come si ricorderà, è in corso l’adeguamento impiantistico, motivato dalla necessità di adeguare l’installazione esistente alle prescrizioni dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA, di cui alla D.D. Regione Puglia n.°2 del 27/01/2016 per l’adeguamento alle BAT di settore).
L’intervento in corso, mira alla riorganizzazione funzionale dell’impianto mira all’ottimizzazione del processo di recupero dei rifiuti incrementando l’efficacia e l’efficienza dei trattamenti ed a minimizzare gli impatti sul territorio.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/26/riesame-aia-aseco-non-aumenti-conferimento-rifiuti/)
Più nel dettaglio, è previsto che nell’installazione si procederà al recupero della frazione organica in ingresso (Forsu, verde e fanghi) attraverso il compostaggio aerobico delle matrici organiche trattate. Il processo di recupero prevede una fase di ricezione dei rifiuti, di pre-trattamento e formazione delle miscele, una fase attiva di compostaggio, maturazione e raffinazione. La ricezione dei rifiuti putrescibili (FORSU e fanghi) dovrà avvenire in specifiche aree individuate in un capannone di accettazione. I rifiuti ligneo cellulosici saranno accettati sotto tettoia metallica in un’altra area, dove subiranno un trattamento preliminare meccanico di triturazione. Nello stesso capannone di accettazione si procederà, attraverso un miscelatore elettrico, all’apertura dei sacchi della FORSU ed alla miscelazione della stessa con le altre matrici organiche (fanghi e verde).
La miscela così predisposta sarà poi immessa nelle biocelle (11 biocelle equipaggiate di portoni a tenuta), dove avverrà l’ossidazione accelerata
attraverso l’insufflazione di aria dal pavimento areante (l’immissione dell’aria avverrà dal basso attraverso una platea insufflante). Il semi-lavorato sarà poi avviato alla successiva fase di maturazione per la quale saranno disponibili quattro capannoni. Prima della fase finale di finissaggio, il compost semi maturo sarà sottoposto a raffinazione per eliminare le impurità (avrà una durata media di 15-18 giorni, verranno eliminate le impurità attraverso deferrizzazione e doppia vagliatura). Per completare la fase di compostaggio, il compost stazionerà in uno spazio non confinato ma coperto da tettoia (per ulteriori 17 giorni). L’intero processo descritto avverrà in ambienti confinati dotati di un impianto di captazione e trattamento, mediante depolverazione e biofiltrazione, delle arie esauste.
Il cambiamento rispetto al passato, che tanti problemi creava ai cittadini e all’ambiente circostante, derivava dal fatto che nella precedente configurazione impiantistica la biossidazione era svolta in capannoni con cumuli statici mentre la maturazione e le successive fasi del processo avvenivano in piazzali scoperti. Adesso invece la stabilizzazione biologica delle matrici in biocelle (reattori chiusi in c.a.) e successiva maturazione avverrà in capannoni (per ulteriori 45-50 giorni). Tutte le operazioni del ciclo produttivo avverranno al coperto in ambienti confinati con aspirazione e trattamento delle aree esauste mediante depolverazione e biofiltrazione per il contenimento degli odori. Lo svolgimento al coperto delle lavorazioni avrà delle importanti ricadute anche sulla produzione di acque di processo che sarà ridotta sensibilmente.
L’intervento in questione opera sulla sottrazione di scarti organici alla discarica, come espressamente richiesto dalla Direttiva 99/31/CE. Infatti, la decomposizione dei rifiuti organici in discarica genera, oltre al percolato, biogas dall’attività metabolica dei micro-organismi che trovano le condizioni ideali per il loro sviluppo. Il metano prodotto all’interno del corpo della discarica, liberato in atmosfera, ha un effetto clima alterante in quanto assorbe le radiazioni infrarosse emesse dalla superfice “calda” del pianeta. Il percolato di discariche in cui si sono conferiti scarti biodegradabili, a sua volta, se non adeguatamente gestito, può essere fonte di pesante contaminazione di falde acquifere e dei corpi idrici ricettori.
Intercettare a monte del conferimento in discarica il rifiuto, soprattutto di tipo idoneo al riciclaggio o a recupero di altro tipo, consente di sostenere la transizione verso un’economia circolare e di prevedere, per le discariche oggetto di infrazione eventualmente ancora attive, misure, procedure e orientamenti volti a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente, in particolare l’inquinamento delle acque superficiali,delle acque di falda, del suolo e dell’aria, sul patrimonio agroalimentare, culturale e il paesaggio, e sull’ambiente globale, compreso l’effetto serra, nonché i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l’intero ciclo di vita della discarica.
Inoltre, implementare la potenzialità di trattamento locale dei rifiuti potrebbe ridurre fenomeni di abbandono incontrollato in discariche abusive. Infine, per le discariche che necessitano operazioni di risanamento, la presenza di nuovi impianti di trattamento FORSU consentirebbe di applicare la tecnologia del landfill mining, con benefici sui costi di post gestione di una discarica,la rimozione di una potenziale sorgente di contaminazione della falda acquifera e il recupero di materiali e/o energia dal trattamento dei rifiuti scavati.
Lo scorso 22 giugno si è svolta conferenza di servizi del 22 giugno 2022 per il riesame dell’AIA dell’impianto di compostaggio ASECO per l’adeguamento alle BAT (le migliori soluzioni tecniche impiantistiche) di settore. Che ha creato non pochi dissapori tra gli enti presenti, a cominciare dal comune di Ginosa (che in passato ricorse anche al Tar che però dette ragione all’AQP), in quanto in un passaggio del documento si legge che “la somma aritmetica dei quantitativi previsti per ogni linea potrebbe essere superiore al quantitativo autorizzato come capacità massima annua dell’installazione (80.000 t/anno) di cui: 70.000 t/a di FORSU, 25.000 t/a di sfalci e 25.000 t/a di fanghi, il che risulterebbe una deroga sulle 80.000 tonnellate annue di cui si era già discusso.
E’ chiaro che le migliorie impiantistiche sono assolutamente necessarie e non più rinviabili. E che l’accesso ai fondi del PNRR non può che essere un fattore positivo. Il tutto però, deve avvenire attraverso una gestione dei rifiuti finalmente limpida e trasparente, oltre che razionale, che non veda ancora una volta la provincia di Taranto sopportare un peso superiore per l’inefficenza di altri impianti o per una gestione politica dei rifiuti poco chiara ed efficace.
(leggi tutti gli articoli sull’impianto Aseco di Ginosa https://www.corriereditaranto.it/?s=aseco&submit=Go)