Li ha cavalcati eccome gli anni ’80, Sabrina Salerno, icona della musica dance da 20 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Una hit dopo l’altra, prodotta prima del re mida della dance italiana Claudio Cecchetto e poi dai talent scout della pop dance inglese Stock, Aitken & Waterman, che all’epoca dettavano legge nel mondo della dance europea (Rick Astley  Kylie Minogue, Mel & Kim, Samantha Fox, Jason Donovan, Mandy, alcune delle pop star lanciate in quegli anni).

Sabrina Salerno ha gli eighities quasi appiccicati addosso, continua a fare imponenti tour a tema (Star 80) in Francia, cantando davanti a migliaia e migliaia di spettatori, mentre attualmente in Italia ripropone nei club le sue hit, come è accaduto giovedì sera al Mon Rêve, nell’ambito del “Summer Fest”.

Eppure liquida con poche parole – “Non saprei rispondere, la storia è fatta di corsi e ricorsi, nella musica, così come nella moda”, la domanda su cosa è rimasto degli anni ’80, citando una famosa canzone del suo collega Raf.

La spiegazione è da trovare, probabilmente, in alcune dichiarazioni rilasciate nel corso di recenti interviste, nelle quali parlava di momenti che non si è potuta godere appieno:Gli anni del successo sono stati anche gli anni più tristi della mia vita, spesso piangevo in giro per il mondo nelle camere degli alberghi”.

Sono emerse, infatti, le vessazioni piscologiche subìte dal suo manager di allora che voleva controllare la sua vita un po’ come è accaduto successivamente a Brtitney Spears con il padre-padrone-manager.

Tutto ciò non toglie che Sabrina Salerno sia stata il simbolo di un mondo spensierato ed oggi rimpianto, in cui la musica non si postava su Tik Tok ma si ballava con grande energia e trasporto nelle discoteche, sui palchi del Festivalbar  o nelle piazze.

E lo si è notato anche nella tappa tarantina del suo tour estivo, al  Mon Rêve, dove tanti cinquantenni nostalgici di quel periodo hanno applaudito la voce ed le coreografie della “Sexy Girl”, tra le quali anche tante donne e questo le ha fatto un gran piacere” Ho notato che il pubblico femminile era in maggioranza e di ciò ne sono molto contenta. Il pubblico è stato molto carino con me”, ha detto la cantante originaria di Genova.

Oggi Sabrina Salerno dice di essere una donna che lavora nel mondo dello spettacolo a 360°. Non solo attrice, ballerina, show girl ma anche attrice. Una donna, così afferma, che non avendo bisogno di soldi, si può permettere di scegliere di fare le cose che le piacciono.

E diventa loquace quando si parla della parità dei sessi nel mondo dello spettacolo “Non c’è mai stata parità dei sessi, solo a parole, non nei fatti. La parità dei sessi è un’utopia, lo è sempre stato, negli anni ’80 e anche ai giorni nostri. Le donne sono quelle che hanno i compensi più bassi, quelle che devono lavorare il triplo per dimostrare la loro bravura ma non solo nel mio campo ovunque, nell’imprenditoria come nella politica”.

E lei dice di aver dovuto dimostrare ancor di più di essere brava perché madre natura l’ha dotata di una bellezza esuberante, straripante, “Comunemente si pensa che le donne che sono avvenenti e che usano la bellezza, non abbiano il cervello. Un atteggiamento di maschilismo potentissimo, presente non solo in Italia ma anche all’estero. Basti vedere le critiche che si è presa la bella Primo Ministro finlandese che è stata fotografata ad un concerto rock. Come se una bella donna non potesse ricoprire certe cariche e godersi nella sua vita non istituzionale una bella serata all’insegna della musica rock”.

Infine, un passaggio sul modo di fare musica dance oggi, rispetto a ieri e sulla reale valenza dei talent show che lanciano tanti cantanti e musicisti che poi si perdono per strada: “Oggi come ieri ci sono tanti produttori che sfornano hit a ripetizione. Solo che i produttori moderni sono anche autori, tipo Boomdabash o Tagagi e Ketra, che in questo momento, in Italia, spadroneggiano. Per quanto riguarda i Talent, mi fa piacere che diano l’opportunità a tanti ragazzi di emergere ma ieri come oggi la storia è la stessa, sono in pochi che ce la fanno realmente, nel senso che sono in grado di avere una carriera lunga, in grado di durare 10, 20 o 30 anni”.

*credit foto Aurelio Castellaneta

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