Terzo anno in rossoblù per il centrale Aimone Alletti che la prossima stagione potrebbe diventare il giocatore con più presenze in serie A/1 con la Taranto del volley superando un altro centrale come lui e dallo stesso carattere schivo come Giacomo Giretto, attuale team manager della nazionale azzurra allenata da Fefè De Giorgi.
A poche ore dall’inizio della preparazione precampionato (si parte lunedì 1 agosto con il raduno e le visite mediche) della Gioiella Prisma Taranto lo abbiamo ascoltato al telefono mentre si gode gli ultimi giorni di vacanza con la famiglia.
Aimone, sei rimasto l’unico giocatore in rosa di quelli che hanno conquistato la promozione in Superlega. Queste rivoluzioni tecniche, sebbene necessarie, comportano uno sforzo in più non solo dal punto di vista dell’intesa sul campo ma anche nella creazione di uno spogliatoio compatto. Che ne pensi?
“Dell’anno della promozione sono rimasto l’unico ma per fortuna c’è stato un cambio graduale. Comunque la scorsa stagione sono rimasti alcuni elementi che hanno trasmesso quelli che sono i valori e gli obiettivi ad altri ragazzi che li hanno appresi, come Falaschi e Stefani, i quali a loro volta, assieme a me, faranno lo stesso con i nuovi acquisti, cercando di trasferire quello che è il pensiero, il credo sul quale questa squadra deve puntare”.
Che tipo di Gioiella Prisma Taranto vedremo all’opera? E’ lecito pensare di migliorare un tantino il piazzamento della scorsa stagione?
“Sicuramente l’obiettivo principale resta quello di mantenere la categoria. Abbiamo visto che con lavoro, impegno, fiducia e rispetto siamo riusciti ad ottenere degli ottimi risultati. Bisogna restare umili, sapere che ci sarà da lottare sempre, non scoraggiarsi nei momenti difficili. Bisogna essere bravi a costruirsi quello che viene senza puntare troppo in alto se no si rimane scottati e a lavorare ogni giorno in palestra per cercare di fare qualcosa in più. A fine anno poi vedremo cosa significherà quel qualcosa in più”.
Una sola retrocessione in Superlega ma gli addetti ai lavori ritengono la prossima stagione ancor più dura. Concordi?
“Davvero in questi ultimi anni credo che il livello tecnico del torneo sia cresciuto molto ma penso sia una conseguenza del ripristino delle retrocessioni. Le squadre sanno che devono guadagnarsi la permanenza sul campo e questo rende più competitivo il campionato di Superlega che è veramente il più bello al mondo, con il livello più alto e questo come italiani ci fa onore e ci stimola ancora di più a far meglio”.
Sei considerato un leader silenzioso ma molto ascoltato. Qual’ è l’approccio da tenere con i nuovi compagni di squadra specie quelli più giovani?
“All’interno di una squadra, affinché funzioni uno spogliatoio le distinzioni tra giovani e meno giovani vanno utilizzate per quanto concerne i rapporti fuori dal campo, quelli dei momenti un po’ goliardici. In campo non ci deve essere questa distinzione perché per tutti valgono le stesse regole, lo stesso atteggiamento, gli stessi sacrifici e solo così si può crescere anche a livello di gruppo. Poi ovviamente si scherza ed un po’ di sano nonnismo con i più giovani non guasta altrimenti alzano un po’ troppo la cresta (ride, ndc)”.
La scelta di legarti a Taranto in questa fase, possiamo dire conclusiva, della tua carriera da cosa è dettata?
“Sento ancora di avere tanto da dare al mondo del volley. Con la Prisma Taranto, semplicemente,ci siamo trovati in un momento della mia carriera che combaciava con la nascita della nuova società. Ci siamo trovati e con il presidente Bongiovanni ed il vicepresidente Zelatore si è trovato subito un reciproco rapporto di fiducia e stima che è il motivo principale che mi ha sempre convinto a proseguire questo percorso. Questo per me è davvero importante e ringrazio i miei dirigenti.”
Hai cominciato già a pensare ad un futuro prossimo? A cosa farai?, Resterai nel volley o hai altri progetti?
Ovviamente uno inizia a pensare al post carriera ben prima di arrivare alla fine. Qualcosa bolle in pentola, non necessariamente legato al mondo della pallavolo perché dopo che sei andato via di casa a 17 anni e per 17 anni ha girato l’Italia ogni anno, senti un po’ la necessità di fermarmi e mettere le radici in un posto. Continuare a lavorare nello sport significherebbe continuare la vita da nomade e in questo momento farei un po’ fatica ad accettarla”.