Dal monitoraggio della Coldiretti sui consumi estivi fra le aziende del settore in occasione della “Giornata internazionale della birra” che si festeggia in tutti i continenti, è emerso un aumento del 20% del consumo di birra in Italia. A fare da traino sono proprio le birre artigianali con i giovani che sempre più cercano la degustazione di qualità più che di quantità. In Puglia i Birrifici Daniel’s di Manduria, Dose di Ginosa, il Caduceo di Carosino e Palmisano di Crispiano hanno dato vita alla nascente associazione “Birrifici Indipendenti di Puglia”. Il direttivo è così composto: Daniele Dario Romano presidente, Pierluigi Patrono vicepresidente, Gianluca Palmisano tesoriere e Giovanni Maggi segretario.
Abbiamo intervistato il vicepresidente:
Avete formalizzato la costituzione dell’associazione “Birrifici Indipendenti di Puglia” annunciandola in una nota stampa. Qui si legge che già da tempo c’era la necessità di costituirla “per intenti comuni e volontà di perseguire progetti che i microbirrifici da soli non potrebbero portare avanti”. Cosa intendete?
«Il tutto nasce durante il COVID-19 perché durante il primo lockdown ci siamo ritrovati ad affrontare una situazione drastica relativa al crollo dei fatturati e come noi, tanti. La differenza è che per quanto riguarda il settore dell’HORECA – acronimo commerciale di HOspitality-REstaurant-CAfé/CAtering, dunque, il riferimento è all’industria alberghiera – la situazione era diversa. La ristorazione ha avuto un piccolo spiraglio durante l’estate del 2020 grazie alla breve riapertura dei locali. Lavorando hanno terminato le scorte».
Hanno quindi utilizzato le giacenze dovute alla chiusura temporanea dell’attività durante la prima ondata della malattia da coronavirus.
«Sì e di conseguenza noi abbiamo avuto un doppio danno: da una parte non ci sono arrivati ordini rilevanti quindi non siamo stati partecipi di questa apertura perché giustamente i vari ristoratori e le pizzerie avevano le riserve da consumare».
La principale fonte di guadagno per un birrificio artigianale, oltre la vendita destinata al canale HORECA, è la vendita alla mescita che comprende tutto il comparto dedicato agli eventi come le fiere e le sagre. A tal proposito, Patrono ha proseguito il suo discorso:
«Le fiere, durante l’estate, ci permettono di campare ma non abbiamo potuto vendere neanche a loro perché non le organizzavano. D’altra parte abbiamo avuto l’ennesima mazzata perché è passata la nuova legge che è stata pubblicizzata come a nostra favore dato che prevedeva una piccola riduzione dell’accisa. In realtà per poter avere queste riduzioni c’era l’obbligo di mettere uno strumento: il conta-litri. Praticamente ci siamo ritrovati che nel 2020 si parlava della crisi del settore agroalimentare e degli aiuti, da cui però i birrifici sono stati a lungo esclusi».
Dalle parole del vicepresidente è possibile captare lo stato d’animo di chi lavora in queste attività artigianali, persone che si sono sentite tagliate fuori nonostante stessero patendo anche loro la crisi.
«È nato così un coagulo di birrifici attraverso un gruppo WhatsApp perché non ci sentivamo rappresentati dalla nostra associazione di categoria “Unionbirrai” che in quel momento storico non portava avanti gli interessi dei piccoli birrifici. Perciò è nato il movimento “Io sto con i birrai” che si era allargato in diverse regioni coinvolgendo, oltre i birrifici pugliesi, anche i lucani, i siciliani, ecc. Tirando le somme non si è mai concretizzato nulla perché si tende tanto a parlare ma in pochi fanno».
Quando è nata l’associazione “Birrifici Indipendenti di Puglia”?
«Qualche mese fa sono stato chiamato da altri birrifici dell’area ionica per realizzare una nuova associazione che non abbiamo chiamato “ionica” o “di Taranto” ma “di Puglia”, proprio per non limitare la realtà al nostro territorio. Vorremmo invece che diventasse qualcosa dove possano aderire tutti i birrifici della puglia».
Siete quindi la prima associazione di birrifici indipendenti nella regione?
«Assolutamente sì! Siamo la prima associazione di birrifici artigianali nonché nata nella provincia di Taranto insieme ad altri tre birrifici. Altri ancora aderiranno a breve e poi vedremo perché abbiamo delle idee ma sinceramente il mondo della birra artigianale è un mondo difficile e non è semplice competere con le grosse aziende. Una delle idee che abbiamo è proprio quella di utilizzare dei fondi regionali per incentivare il mondo della birra artigianale legato alla puglia portando un po’ di lustro alla regione attraverso delle organizzazioni e degli eventi da pubblicizzare. Capiremo come muoverci perché l’associazione è nata da poco ma l’importante è aver formalizzato altrimenti sarebbero rimaste solo parole campate in aria».
La Confartigianato Taranto, a maggio dello scorso anno, annunciava la nascita della nuova categoria dei Mastri Birrai. In quest’occasione anch’essa ha fatto riferimento alla “riduzione delle accise a condizione di adempiere ad onerosi obblighi burocratici quali l’installazione di un conta-litri del mosto in sostituzione del contatore energetico per la verifica degli ettolitri prodotti, nonché la redazione di una serie di registri cartacei che si aggiungono ai già consistenti adempimenti cui siete tenuti”.
Il messaggio si concludeva citando un ordine del giorno con cui si chiedeva la proroga dell’obbligo di installazione del conta-litri entro il 31 dicembre 2021. C’è stata?
«No, l’abbiamo dovuto mettere. L’unica cosa è che siamo riusciti a contenere un po’ la spesa perché all’inizio le dogane chiedevano dei conta-litri ultra certificati e con delle spese di svariate migliaia di euro. Siamo comunque riusciti a contenere una spesa entro i 2.000 euro però in un momento di difficoltà post prima ondata, anche questa cifra non è stata ininfluente».
Avendolo installato, trova che sia utile per qualche finalità?
«È uno strumento assolutamente inutile che purtroppo andava messo per legge. Non c’è stata la volontà politica e l’associazione di categoria di cui sopra, non mi riferisco alla Confartigianato di cui facciamo anche parte ma a quella che di fatto rappresenta i birrifici artigianali. Quest’ultima non ha seguito molto questa questione perché nasce da un gruppo di birrifici molto grandi. Il discorso è che se si riducono le accise e ci fanno risparmiare 500 euro all’anno per le nostre piccole produzione e poi ci chiedono di mettere un conta-litri che costa 5.000 euro, vuol dire che non è cambiato niente ma, al contrario, ho ulteriori spese»
Patrono ha poi spiegato che la legge italiana ha una grave pecca in quanto ritiene birrerie artigianali chi produce entro i 200.000 ettolitri all’anno ovvero 20.000.000 litri.
«Mediamente – ha proseguito – un piccolo birrificio pugliese non ne fa più di 20/30. A voler esagerare, 200 all’anno ma oltre non va quindi con 200.000 parliamo di una produzione industriale. Ne segue che il grosso birrificio, soprattutto del centro-nord dato che da noi al sud di veramente grossi ce ne sono pochi, che si fregia della scritta “artigianale”, di artigianale non ha niente. Ha tutto automatizzato».
Godono, al pari delle piccole produzioni, di riduzioni sull’accisa?
«È chiaro che chi fa 100.000 ettolitri all’anno non ha una riduzione di 500 euro ma, per esempio, è di 50.000 euro. Davanti ad un risparmio del genere l’acquisto di diversi conta-litri è ampiamento coperto ed è niente rispetto alla spesa che io vado a sostenere. Per questo dico che non c’è stata la volontà politica perché nonostante noi piccoli siamo la maggior parte, dal punto di vista politico contiamo come il due di picche. Ho scritto personalmente al sottosegretario del MEF e mi ha risposto in merito alla questione del conta-litri dicendomi che purtroppo si è deciso di non prorogarla ma alla fine è passato, abbiamo risolto e via».

