| --° Taranto

Molti conoscono padre Mario Marafioti, fondatore della comunità Emmanuel (impegnata nella lotta contro ogni tipo di dipendenza) nonchè sacerdote dai tanti carismi. E’ toccato a lui, mercoledì scorso, celebrare la santa messa, a conclusione delle iniziative estive del Centro di bassa soglia in via Pupino 1 (ex carcere militare), organizzate allo scopo di far conoscere al territorio i servizi offerti ai più disagiati.

“Quel vuoto che spesso avvertiamo nell’anima è causato dalla mancanza di amore: è lì che trova fondamento ogni dipendenza – ha detto padre Mario nell’omelia – Per colmarlo, si ricorre, invano, a ogni mezzo (la droga è uno fra i tanti), ma ciò non fa altro che aumentare sofferenza, solitudine, incomprensioni. Ma il rimedio è a portata di mano: Dio è l’unico medico e ci offre la medicina attraverso suo Figlio, Gesù Cristo. Egli è il solo che può guarire con il Suo amore, così immenso e disinteressato che per donarcelo è salito sulla croce: è questo cerchiamo di far comprendere a chi viene in comunità a cercare aiuto”.

“Il centro – ha spiegato la responsabile, Maria Anna Carelli – sorse nel 1990 grazie a un appello di padre Mario al consultorio “Il Focolare”, in cui operavo, che cercava volontari per la comunità Emmanuel. Vi aderii assieme ad altri colleghi, che subito mettemmo a disposizione le nostre competenze. E da allora, sotto la guida di padre Mario, siamo cresciuti tantissimo nella capacità di venire incontro a ogni tipo di disagio”.

“In questo servizio agli ultimi – ha continuato – sono stati coinvolti tutti i miei familiari, compresa mia figlia Lauretta, forse la più entusiasta e piena di Dio. Purtroppo la morte, sedici anni fa, l’ha colta ad appena 15 anni. Ma non mi sono mai sentita abbattuta, anzi, ho trovato forza per aumentare il mio impegno e costiture nel suo nome un gruppo di preghiera e di condivisione di fede guidato proprio da padre Mario, che inizialmente si riuniva a casa mia, poi trasferitosi al centro di via Pupino perché fosse occasione di crescita per tutti gli utenti”.

“Sono ormai tanti anni – ha continuato padre Mario nell’omelia – che ci muoviamo tra le onde di questo mondo, anche con i venti contrari. Ma grazie a Dio abbiamo camminato, partendo da una consapevolezza che spero proprio diventi di tutti: non possiamo essere felici da soli, come diciamo ai nostri ragazzi con problemi di dipendenza L’esempio lo hanno dato per primi i nostri volontari: persone comuni ma anche abbastanza affermate nella società. Però all’inizio anche in loro mancava qualcosa: volevano un di più dalla vita e non lo trovavano. Perciò si sono messi insieme e hanno cercato in più direzioni. Innanzitutto hanno lavorato nella propria vita interiore, in quel silenzio profondo in cui si cerca il mistero di ogni vocazione: lì c’è Dio che chiama e Gesù Cristo incarna questa presenza, dando la vita per noi sulla Croce. E tutti insieme, rispondendo al Suo grido dalla Croce, che raccoglie quello dei sofferenti di tutta la Terra, abbiamo realizzato la nostra vita nella maniera più degna. Insieme ci siamo mossi verso quei bisogni, ora raccolti in tanti settori: famiglia e minori, disabilità, anziani e malati di Alzheimer, pluridipendenze, migrazione e sud del mondo, non dimenticando la formazione e la promozione sociale”.

“Ancora oggi – ha concluso – ci muoviamo in mezzo alle onde e ai venti, ma sempre ascoltando quella voce che ci chiama e che ci spinge a rispondere al grido di tutti i sofferenti”.

Al termine, sino a tarda ora, come sua abitudine in tali occasioni, padre Mario ha incontrato molte persone per le confessioni o consigli per situazioni di sofferenza.

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