Lo scorso 18 agosto – come previsto nel calendario estivo dello Yachting Club annunciato ad inizio stagione https://www.corriereditaranto.it/2022/06/15/il-cartellone-estivo-dello-yachting-club/ – è stato presentato il libro “Il cielo oltre le polveri” – Storie, tragedie e menzogne sull’Ilva (Solferino Editore).

La sua autrice è la giornalista tarantina Valentina Petrini che ha vinto l’XI edizione del Premio Letterario Caccuri per la sezione saggistica.
Prima di ascoltarla dialogare con il giornalista Vincenzo Carriero nell’ambito della rassegna culturale “L’Angolo della Conversazione” allo Yachting Club, le abbiamo chiesto come ha reagito alla notizia di esser finita in una lista di pseudo filo “putiniani”. L’elenco rientra nel report “Disinformazione sul conflitto russo-ucraino” – realizzato dalla Federazione Italiana Diritti Umani (Fidu) e Open Dialogue -, presentato martedì 28 giungo a Montecitorio su iniziativa di alcuni deputati del PD e di +Europa.
Nella lista di proscrizione sono stati inseriti anche Sigfrido Ranucci, Alessandro Barbero e Corrado Augias, sul quale si è soffermata la giornalista: «Ho reagito male – ci dice – come ha reagito il maestro Augias. Devo però dire che essere stata inserita in questa lista insieme a lui, in un certo senso mi ha sollevata. Se persino il maestro che per noi è una guida e un faro di equilibrio, equità e deontologia è finito in questa lista, nessuno è al riparo dal rischio di essere tacciato». Ha poi aggiunto che viviamo in un’epoca di profonde polarizzazioni dove vince la logica di schiacciare l’altro, qualsiasi cosa dica. A riguardo ci ha annunciato di aver firmato e chiuso il format “Non sono d’accordo” con la filosofa Maura Gancitano, in cui svolgono un esercizio filosofico: «Proviamo a dibattere su alcuni temi di interesse nazionale affrontandoli da punti di vista differenti. Guarda caso dimostriamo che si può discutere con rispetto per l’altro senza doversi denigrare. È un esercizio che alcuni dei denigratori dovrebbero fare… chissà magari può essere un invito all’ascolto del podcast!».
“L’Angolo della Conversazione”
La presentazione del saggio “Il cielo oltre le polveri” è proseguita con la prima domanda da parte di Vincenzo Carriero. Il direttore di Cosmopolismedia.it ha chiesto all’autrice come, partendo dalla questione ex-Ilva, possa scaturire una sensibilità nuova da parte del ceto politico e dei gruppi dirigenti affinché Taranto diventi cartina di tornasole di un processo innovativo e di un cambio di paradigma.
Valentina Petrini ha risposto che, presentando il libro in diverse località italiane, ha avuto modo di percepire che il suo è un racconto che parla a tante comunità che vivono le stesse problematiche di Taranto. Quest’ultime – ha spiegato – condividono lo stesso nostro tessuto sociale, lo stesso problema di diseguaglianze e lo stesso stato dell’arte.

«Questo libro – le parole della giornalista – nei miei desideri e nelle mie aspirazioni, si vuole porre come un non luogo. Se la sfida della riscrittura di un modello economico la vinci qui, la puoi vincere anche da altre parti perché la ricetta è sempre la stessa. Capire cioè come conciliare il progresso scientifico con lo sviluppo sostenibile. La parola “transizione ecologica” è una parola che è stata molto abusata soprattutto in quest’ultimo anno, a cavallo dei miliardi del PNRR che ci sono arrivati e che non sappiamo che fine faranno. Vedremo come andranno queste elezioni politiche. Lo voglio però dire giornalisticamente da persona che ha interrogato gli economisti, gli epidemiologi, gli istituti di ricerca nazionali e internazionali: è l’ultima occasione!».
Motiva quest’affermazione ritenendo che la riscrittura di un nuovo modello economico non è più un atto di scelta ma o la si affronta o “è la morte”. Crede che cambi semplicemente il tempo con cui si arriverà alla fine e che il tema della transizione ecologica, connesso al tema della transizione energetica, è anche l’ultima occasione per dare un futuro alle nuove generazioni. «A noi forse può interessare poco ma bisogna sapere che nel 2100, se questo modello economico non verrà effettivamente rivoluzionato e ripensato in chiave sostenibile, entro le date che il mondo della scienza ci dice, non ci sarà una seconda possibilità così come non c’è una seconda possibilità da un punto di vista di investimenti possibili. Ecco, io spero che tra le 464 pagine di questo libro si intraveda una visione perché poi si possono e si devono avere opinioni differenti però dobbiamo accordarci sul metodo. Se il metodo è quello di fare dei ragionamenti che siano ancorati sulla base di quelle che sono le evidenze che noi abbiamo, è bene. Se invece il metodo è quello di voler ritardare la presa di coscienza delle evidenze, noi ci ritroveremo come ci siamo ritrovati all’inizio della covid-19. Come ci siamo ritrovati? Come aver ricevuto uno schiaffo in faccia. Presi a pugni da un momento all’altro pensando che questa pandemia fosse giunta dal nulla senza darci alcun preavviso. Invece c’era un bellissimo saggio, “Spillover”, che in tempi non sospetti aveva già descritto qual era la situazione. Noi sappiamo, ancora oggi, che la modalità attraverso la quale l’uomo è intervenuto a gamba tesa a modificare l’ecosistema, produrrà la diffusione di altri virus nella nostra comunità. Mi auguro che l’approccio a questo libro non sia quello di dire “fammi leggere la storia di Taranto” perché le persone di cui io parlo sono di qui ma potrebbero essere di Crotone, di Briolo, di Gela, della Terra dei fuochi, di Genova, di Brescia, di Marghera, di Modena e di Mantova. Potrebbero essere di tante parti d’Italia e anche di tante parti d’Europa».
Vincenzo Carriero ha chiesto alla giornalista tarantina se si ha veramente bisogno di libri come il suo per risvegliare le coscienze anche del legislatore, perché i ritardi che abbiamo accumulato non sono più sostenibili.
Valentina Petrini: «La storia d’Italia è piena di discrepanze tra il diritto e la concretezza dei fatti quindi non mi stupisce che anche su questo ci siano dei ritardi. Ci sono sempre per quel problema di dipendenza della politica dai poteri economici. Hai però toccato un tema che a me sta molto a cuore perché anche io non sono una professoressa di diritto costituzionale ma nel libro intervisto Patrizia Todisco. La giudice rilascia questa sua primissima intervista dopo 10 anni di silenzio. È proprio a lei che faccio queste domande perché da un punto di vista di diritto è anche corretto dire che la divisione tra i fatti e le opinioni ci deve essere. La sentenza della Corte Costituzionale del 2013 che fu pronunciata dopo il decreto che riaprì l’ex-Ilva e ne autorizzò la produzione nonostante il sequestro senza facoltà d’uso, stabilì un principio di bilanciamento tra il diritto al lavoro e alla salute. Disse sostanzialmente che non esiste un diritto tiranno e che il diritto alla salute non poteva essere considerato un diritto tiranno sul diritto al lavoro. Ecco, io non so a quanti di voi l’informazione o gli organismi competenti abbiamo precisamente spiegato la portata di questa sentenza e io l’ho capita meglio scrivendo questo libro. In un altro momento storico ed economico, questa sentenza avrebbe dovuto scuotere un dibattito da tantissimi punti di vista, nel mondo del diritto, della politica e in quello sindacale, perché è sostanzialmente un’interpretazione della nostra Carta Costituzionale che per esempio Patrizia Todisco appella con una serie di domande. Sono molto contenta che abbia deciso di rilasciarmi un’intervista perché è una giudice che negli anni caldi del 2012 è stata insultata, anche a otto colonne di giornale, ma ha sempre mantenuto un aplomb istituzionale ammirevole».
Si è soffermata sulla sentenza ritenendo che sia un punto centrale che riporta Taranto al centro dell’Italia ma che al contempo spera aiuti a capire quanto questo sia un pezzo di storia d’Italia e non una storia locale da liquidare. «Questa sentenza della Corte Costituzionale non riguarda solo ed esclusivamente l’ex-Ilva e i cittadini di Taranto ma è, ovviamente, un precedente per tutto il mondo lavorativo che da quel momento in poi si e ritrovato nelle stesse condizioni. Ho ripescato una lezione del professor Rodotà che interloquisce attorno all’articolo 41 della nostra Costituzione e parla del rapporto tra diritti e impresa privata e dice una frase importantissima e cioè che “esistono epoche in cui i diritti sono un lusso” e noi, dice Rodotà, “viviamo in un’epoca in cui addirittura i diritti sono parametrati in funzione di quanto siano convenienti”. Cosa significa questo? – conclude la giornalista – che l’individuo in quanto persona, come suo valore primario assoluto, viene messo in subordine rispetto a quelli che sono gli interessi economici societari. Lo ripeto e lo sottolineo ancora una volta che è un dibattito che avrebbe dovuto far esplodere nelle piazze, nelle aule, nelle sedi di partito e associazionistiche, un confronto profondo. Noi ci siamo ritrovati a dover fronteggiare questo tema nei giorni della covid-19. In quei giorni ci siamo dovuti domandare quanto valeva la salute pubblica rispetto all’interesse privato e in quei giorni abbiamo fortunatamente capito che poteva anche essere necessario, in una fase iniziale di non conoscenza di questo virus, bloccare l’attività economica per salvaguardare la salute pubblica. Purtroppo questo dibattito a Taranto non c’è mai stato e non c’è mai stato anche per colpa di un giornalismo molto distratto… dico “distratto” per essere gentile! I miei maestri, da Formigli a Santoro, sono tutte persone che possono piacere o meno nella condivisione di qual è il loro punto di vista, però mi hanno insegnato e io seguo quella strada a mio rischio e pericolo, che il giornalismo non deve seguire i fatti ma li deve precedere. Deve avere cioè una visione, deve vedere le cose prima che ci sia il morto per terra perché se io arrivo in periferia quando la periferia è incendiata, fanno bene le persone a cacciarmi a sassate perché vuol dire che nei decenni precedenti non mi sono mai occupata dei problemi che avevano. Questa distrazione del giornalismo, anche su queste tematiche, ci ha portato oggi ad avere un ritardo culturale nella percezione dell’urgenza della modifica del nostro sistema economico e dell’urgenza, anche, della discussione di come si ripensano i nostri diritti all’interno di quelle che sono le sfide mondiali che stiamo affrontando e che dovremo affrontare».