Quasi un ”sold out”, giovedì sera al teatro di Villa Peripato, al concerto del cantautore Sergio Cammariere, l’ultimo del “Taranto Jazz Festival” (avrebbe dovuto tenersi il mese scorso sul piazzale dell’ex mercato coperto). Il pubblico si è subito sentito avvolgere dalla calda voce del cantautore crotonese, trasportato in raffinate atmosfere da musiche impastate di ritmi latini e bossanova. Il feeling era quello giusto ed è bastato che l’artista chiedesse di far illuminare il palco da soffuse luci blu perché il teatro si trasformasse in un night, con il ben più sano profumo di pini a sostituire la nuvola di fumo delle sigarette. E, una volta tanto, nessun trillìo di cellulare a infrangere la magia della serata.
Presentato dall’assessore alla cultura Fabiano Marti e dal direttore artistico della rassegna, Antonio Oliveti, Cammariere ha fatto il suo ingresso in scena caccomodandosi subito al pianoforte e presentando il trio di musicisti (“la mia famiglia” – li avrebbe in seguito definiti) che lo avrebbe accompagnato durante la serata: Luca Bulgarelli, contrabbassista, Daniele Tittarelli, sax soprano, e Amedeo Ariano, batterista. Poi, via con la musica! Sulle dita di Cammariere a scorrere sulla tastiera tanto jazz quanto basta e che, invece, viene porto a piene mani nell’atteso omaggio a Keith Jarreth (“My song”).
Poi, l’ascolto del motivo che lo fece conoscere all’ampia platea degli appassionati del Festival di Sanremo (2003), terzo classificato con il Premio della Critica e il Premio Speciale Miglior Musica: “Tutto quello che un uomo”, in cui il pubblico del “Peripato”, scrutato dalla luce potente di un faro, a mezza voce, ne ha cantato alcun strofe, invitato dallo stesso Cammariere. E’ stata poi la volta dell’altrettanto delicato “Cantautore piccolino”, dedicato a Sergio Bardotti e Bruno Lauzi, dove i musicisti del gruppo hanno poi dato vita singolarmente ad applaudite performances. Particolarmente apprezzata “Estate” di Bruno Martino (“Sei calda come i baci che ho perduto/Sei piena di un amore che è passato/ Che il cuore mio vorrebbe cancellar”), un lento che negli anni sessanta ha suggellato chissà quanti amori. “Sorella mia” ha poi riportato agli albori della carriera di Sergio Cammariere. Il concerto è scivolato sui titoli di coda con “Via da questo mare”, “Dalla pace del mare lontano” (quanta attualità in quei versi scritti tanto tempo fa) con un bis, chiesto a gran voce, quale omaggio al grande Jacques Trenet, con la versione italiana de “La mer”, a conclusione di una serata da ricordare.

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