Con l’avvicinarsi del fatidico 25 settembre in cui i cittadini saranno chiamati ad esprimere il proprio voto per il nuovo Parlamento, iniziamo ad ascoltare i candidati nei collegi del territorio tarantino, per sentire le loro proposte, discutere sui programmi e provare a tracciare gli scenari per il futuro.
Cominciamo con Annagrazia Angolano, candidata al collegio uninominale della Camera per il MoVimento 5 Stelle.
La prima domanda è in un certo senso la più scontata: come mai questa decisione di avvicinarsi al Movimento 5 Stelle?
«Io sono sempre stata molto vicina alle tematiche sociali che portavano avanti gli attivisti del Movimento 5 Stelle. Ho sempre stimato chi riuscisse a parlare come parla la gente comune, senza fare giri in politichese come hanno sempre fatto i partiti ben strutturati che hanno allontanato i cittadini sia dalla politica che dal voto, come dimostrano i dati degli ultimi anni fatta eccezione del 2013 del 2018, quando il MoVimento 5 stelle ebbe il picco più alto di consensi. Quel risultato voleva dire che quando sei vicino alla gente allora il risultato si ha. Il MoVimento 5 Stelle perché? Perché è l’unica forza politica che ha preso degli impegni e li ha mantenuti. Non c’è stato un impegno di governo di altre forze politiche che sia riuscito a portare a termine l’80% del suo programma elettorale. Noi, invece, l’abbiamo fatto. Questo riporta una certa credibilità, lo strumento giusto che riavvicina le persone alla politica. Facciamo degli esempi pratici: le famiglie ora hanno l’assegno unico, l’abolizione del ticket sanitario, il reddito e la pensione di cittadinanza, il superbonus al 110%, le comunità energetiche, la legge sul codice rosso, il taglio dei parlamentari».
Il Movimento 5 stelle alle ultime elezioni politiche prende il 33%. Se l’80% del programma elettorale è stato realizzato, come mai i sondaggi attuali vi accreditano di percentuali molto lontane da quei livelli? Cosa è andato storto?
«È andato storto che il sistema è peggiore di quello che noi immaginavamo che fosse. Influenza e condiziona l’opinione pubblica, attraverso i media, attraverso, per esempio, l’esclusione del Presidente Conte a Rimini. Attraverso l’esclusione mediatica da un confronto sulla Rai dove vengono invitati Letta e la Meloni, spingendo l’opinione pubblica su un’idea di bipolarismo scontato. Attenzione, il bipolarismo non è quello. Il bipolarismo è nucleare o rinnovabili, fossili o rinnovabili. Noi siamo per le fonti rinnovabili, per un’ecologia che sappia salvare il pianeta. Le comunità energetiche nascono con noi, l’idea del reddito energetico nasce con noi, il super bonus 110% che fa bene all’economia ma fa tanto bene all’ambiente nasce con noi. Questi sono fatti. Stiamo combattendo contro un sistema anche mediatico che è condizionato e quindi necessariamente tende ad escluderci, ma inizia ad accorgersene anche la gente. Noi non abbiamo fretta. Avremmo fretta soltanto di portare a termine tantissime iniziative normative, altrimenti staremmo ad aspettare i tempi giusti, che arriverebbero, perché prima o poi la verità arriva. Così come è accaduto che qualcuno che ci ha governato fino adesso, resosi conto che quello che diceva il presidente Conte, “attenzione che in autunno ci sarà la rovina delle famiglie delle piccole medie imprese se andiamo avanti di questo passo e se non prendiamo dei provvedimenti”, quel qualcuno resosi conto che erano stra-vere queste parole e non era un allarmismo inutile ha pensato bene di defilarsi, perché poi chi se la prendeva la responsabilità politica di gestire, per esempio, una pandemia energetica? In questi giorni tutti i partiti scoprono che ci troviamo in una emergenza energetica. Era il 21 gennaio quando il MoVimento chiese per la prima volta al premier Draghi di affrontare uno scostamento di bilancio per arginare la forza d’urto dei rincari energetici. Erano i giorni in cui stavano nascendo i primi decreti bollette e noi fummo fermi nel ritenere insufficienti i 5 miliardi stanziati allora. Da quel momento, purtroppo, dal Presidente del Consiglio e dalla larga parte della maggioranza che lo sosteneva sono arrivati soltanto dei dinieghi».
Torniamo per un attimo al tema delle rinnovabili. Una delle critiche che i vostri avversari politici vi rivolgono più di frequente è che le rinnovabili non sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno.
«Non sono sufficienti perché non si è dato spazio a forme strutturali. Il reddito energetico sarebbe un grosso aiuto. Non soltanto, gli investimenti in questo senso aiutano il Paese non solo a coprire le spese, ma utilizzare il ricavato anche investendolo in ulteriori esigenze del territorio. È chiaro che se non si mettono insieme tutte quelle misure è chiaro che non ce la si farà mai a sostenere quello che è il fabbisogno nazionale. Però se ci limitiamo a dire “con questo non ce la facciamo e questo non ce la si fa”, è sempre un diniego, è sempre un no, evidentemente è una chiusura politica che non consente neanche piccole misure in sperimentazione per poi poter dire cosa ha funzionato e cosa no. Così come tante altre misure che hanno iniziato il loro corso e non si è dato neanche il tempo di un anno che subito si è buttato addosso un pentolone di critiche Il reddito di cittadinanza: “non funziona la misura, aboliamolo perché ci sono state le truffe”. Al netto del fatto che le truffe sono in misura veramente risicata rispetto, per esempio, alle truffe che si sono avute nell’iter di ottenimento delle invalidità INPS, allora se si dovesse adottare lo stesso metodo anche per tutte queste altre misure previdenziali e sussidi italiani che cosa dovremmo fare? La decisione di andare avanti da soli non è una decisione di gente sprovveduta, noi sappiamo bene che questa legge elettorale agevola chiaramente le coalizioni, quindi noi andiamo da soli, è come Davide contro Golia, ma non ci importa perdere dei seggi. Io stessa sono candidata all’uninominale Camera. So bene che nel mio collegio mi confronterò con chi ha la forza di una coalizione, mentre noi siamo soli. Ma la coerenza che io dimostro insieme al Movimento 5 stelle in questa sfida ci ripaga anche della sconfitta in termini di numeri, di percentuali di poltrone. Non sarà in questa tornata elettorale, anche se più di qualcuno dice che il MoVimento potrebbe rivelarsi ancora una volta una sorpresa. Forse la gente dovrebbe iniziare a raccogliere degli elementi. Gente da trent’anni in politica mentre noi abbiamo confermato ancora una volta lo stop alle candidature dopo il doppio mandato. Sono degli elementi troppo concreti per non accorgersi che la nostra è una politica diversa».
Neanche tre mesi fa il Presidente Conte era a Taranto per chiudere la campagna elettorale per le amministrative al fianco di Rinaldo Melucci. Melucci poi è stato eletto e negli ultimi giorni ha sovente riproposto un appello a Pd e 5 Stelle a ripensarci e riaprire un dialogo. Qual è il vostro approccio?
«A livello nazionale i vertici del PD hanno, come noto, deciso di sostenere l’agenda Draghi. Quando hanno preso questa decisione hanno contravvenuto alla direzione progressista che era stata tracciata nel Conte due. In essa c’era la tutela ambientale, la transizione ecologica e quella energetica, la giustizia sociale, l’equità fiscale. Il PD adesso ha deciso di sostenere l’agenda Draghi, noi invece siamo rimasti coerenti. Sul piano locale abbiamo sempre detto che ciò che è stato deciso a livello provinciale e livello locale rimane fermo, noi rispettiamo un accordo per il quale abbiamo firmato il nostro impegno istituzionale per la città di Taranto. Le dinamiche nazionali, fino a che non produrranno dei condizionamenti tali da impedire il prosieguo della nostra attività comunale, locale di quelle che sono le risultanze di quell’accordo, rimarranno tali e distinte».
Abbiamo parlato delle proposte politiche nazionali, però elezioni politiche significa anche la gestione di dossier che sono prettamente locali, come ad esempio il Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto. Quali sono le proposte elettorali del Movimento 5 Stelle relative specificamente al territorio di Taranto e della provincia?
«Le nostre proposte sono quelle che erano contenute nel nostro impegno istituzionale per Taranto, e cioè dare continuità a quello che era il programma “cantiere Taranto”. Questi soldi, come noto, sono rimasti lì dopo la caduta del governo Conte. Abbiamo preso un impegno e deve essere portato a termine per la città. Dall’università all’impegno ambientale alle politiche sociali, alla cultura che fa riferimento all’identità del territorio. L’università, per esempio, è un altro tassello importante del nostro programma elettorale. Leggiamo dai giornali che c’è qualcuno che vuole spostare la facoltà di medicina al San Cataldo. La scuola di Medicina e lì nella banca dei saperi [sede ex Banca d’Italia in Piazza Ebalia, ndr], è stato fatto un lavoraccio per poter avere questa realtà a Taranto, col piano terra realizzato con un accordo con l’ASL, e adesso si vuole spostare tutto al San Cataldo per quale ragione? Il commissario del San Cataldo, Pelillo, dice che è emersa la necessità di modificare in parte il progetto. Noi siamo molto perplessi riguardo a questa opportunità. Dopo un lavoro incessante compiuto all’epoca dal CIS, perché Mario Turco all’epoca era il sottosegretario alla Presidenza del consiglio ed era coordinatore del CIS Taranto, adesso si esce con questa nuova ipotesi. Soprattutto alla luce del fatto che noi stiamo lavorando per ottenere l’ultimazione dei lavori di quella sede, perché mancano ancora il secondo e il terzo piano. Attendiamo i fondi regionali per completarli. Sono decenni che Taranto attende un’infrastruttura strategica, costata 120 milioni di euro – parlo chiaramente del San Cataldo – per una sanità finalmente all’altezza delle attese del territorio e adesso si pensa di modificare ulteriormente un progetto che è quasi arrivato a compimento. Non è accettabile, anche perché si rischia di allungare i tempi di consegna dell’opera ospedaliera, in un momento in cui in realtà al contrario a nostro avviso bisognerebbe consolidare l’offerta universitaria con i corsi di specializzazione. Le risorse sono già stanziate grazie all’intervento di Mario Turco. Se non si porta a termine la riqualificazione dell’intero edificio si rischia di perdere ulteriori opportunità, come il raddoppio del numero degli studenti, che da 60 devono passare a 120. Anche in questo senso noi registriamo i ritardi di una progettazione che doveva essere completata a dicembre 2021. Si rischia di non riuscire ad attivare i corsi di specializzazione in medicina così come di perdere la stessa scuola. Ci rendiamo conto? C’è un altro aspetto che a questo punto ricordiamo, che durante il Conte due, grazie a quel lavoro nel CIS, in 5 mesi e in piena pandemia noi abbiamo richiesto e ottenuto l’accreditamento della Scuola di Medicina, che ha ricevuto un finanziamento di oltre 12 milioni di euro, acquistando l’immobile sede della ex filiale della Banca d’Italia. Taranto ha bisogno di completare la sua programmazione, di rendere funzionali le strutture e di aprirle per soddisfare le esigenze del territorio. Ovviamente a questo punto si attende di sapere quando la Regione delibererà i 40 milioni di euro già stanziati per la Scuola di Medicina, per il dipartimento biomedico ionico, perché questo è un provvedimento necessario per assicurare la continuità didattica del corso di laurea. Senza dimenticare l’approvazione della convenzione tra Università di studi, ASL e Regione Puglia, ancora mancante. È veramente disarmante la sonnolenza, l’indifferenza della politica. Giochiamo a vanificare il lavoro degli altri?»
Chiuderei l’intervista rimanendo sul tema dell’università. Tempo addietro, quando Giuseppe Conte era Presidente del Consiglio, gli chiedemmo la sua posizione relativamente alla possibilità di un’Università autonoma di Taranto. Questa possibilità è nel vostro orizzonte programmatico?
«Assolutamente sì, e noi abbiamo uno strumento che si chiama Fondazione Archita. Questa proposta, che adesso arriva anche in Giunta al Comune di Taranto, ci dà la possibilità di rendere autonomo il Dipartimento. L’università tarantina continua a vivere di troppe toppe a termine, che non sono più tollerabili. Con la Fondazione Archita noi riusciremmo ad ottenere quella agognata autonomia di cui Taranto ha assolutamente bisogno. A questo punto gli obiettivi chiave sono l’istituzione del Dipartimento di Medicina, che è prezioso per l’autonomia ionica, ottenere la firma dello statuto della Fondazione Archita e il completamento dei lavori del secondo e terzo piano della Banca dei Saperi, perché se non abbiamo lo spazio è molto semplice, gli studenti non possono arrivare a 120. Noi abbiamo la fretta di raggiungere i risultati raggiungibili, facciamo promesse realizzabili, perché il libro dei sogni non esiste, la gente non ci crede più, non ci crediamo noi in primis, quindi non potremmo mai proporlo agli altri».