Quindici mesi tra le montagne, tra panorami mozzafiato e inimmaginabili bellezze della natura, fra sentieri scoscesi difficilmente percorribili, se non con fuoristrada, e villaggi su territorio ai limiti della raggiungibilità e spesso, con le piogge, costretti all’isolamento. C’è tanta povertà ma altrettanta laboriosità e voglia di vivere, con serenità e nella gratitudine a Dio di ciò che dona il Padreterno. Colpiscono soprattutto tra l’allegria dei bambini e gli abiti dai colori vivaci ma ancor di più la capacità confidare senza riserve in Colui che può tutto. Don Mimino Damasi, già parroco a Lama, è innamorato della sua terra di missione in Guatemala, dove opera dal 2019 (tranne un intervallo per il Covid che lo costrinse a tornare in patria per qualche mese) .
Recentemente tornato a Taranto per un periodo di riposo, il suo primo pensiero, dopo il saluto agli amici, è stato quello di tuffo rigenerante nel nostro bellissimo mare, com’era sua abitudine quotidiana in ogni estate dal ’95, quando era parroco alla Regina Pacis di Lama.
Non finirebbe mai di raccontare quanto vissuto nella nazione centroamericana, già esposto in serrata quanto avvincente cronistoria sui social, corredata ogni volta da belle foto, una cui selezione è stata esposta nei mesi scorsi in una mostra al castello aragonese.
Oltre che alla cura pastorale di Jocotan, città capoluogo, la maggior parte delle giornate , sono vissute nella visita alle ben 110 comunità rurali sparse nell’ampio territorio della parrocchia. Essendo pochissimi i sacerdoti disponibili, ogni villaggio è affidato alla cura pastorale di operatori laici, che guidano le celebrazioni festive e coordinano le varie attività.
“E’ gente che ha una fede molto viva, seppur tradizionale che, per vari aspetti, assomiglia molto a quella del nostro Meridione. Ho anche incontrato comunità che discendono dagli antichi Maya e che hanno custodito le relative usanze – racconta don Mimino – I problemi maggiori nella vita di tutti i giorni riguardano la scarsa tutela della salute (c’è molta carenza di personale medico) con l’elevata mortalità infantile, data per ineluttabile, e la mancanza di strutture da adibire oratori per i bambini e a scuole”.
Nelle visite ai villaggi, nella festosa accoglienza delle famiglie, il sacerdote tarantino celebra la santa messa e amministra i sacramenti, non mancando di prendere nota delle necessità più impellenti, di cui dà notizia attraverso i social. “E’ sempre generosa, talvolta al di là di ogni aspettativa, la risposta degli amici, con i cui contributi mensili, per esempio, vengono aiutati negli studi una ventina di studenti, soprattutto ragazze ed è attivo il progetto ‘La cuna de Santa Ana’ (La culla di Sant’Anna), per le necessità dei bambini più piccoli – dice – Molto resta ancora da fare. Mi piacerebbe, soprattutto, realizzare una sorta di ambulatorio itinerante a servizio di tutti i villaggi e chissà che questo non possa avvenire per la fine del mio mandato, previsto entro l’estate del prossimo anno”.
In vista di tale scadenza don Mimino Damasi desidererebbe molto che non si interrompesse questo fruttuoso legame della nostra diocesi con il Guatemala, iniziato nel 2007 con l’attuale parroco di Lama, don Luigi Pellegrino, e proseguito con don Ezio Succa, già missionario saveriano e ora sacerdote diocesano. “Ultimamente don Giuseppe Mandrillo, nuovo parroco a Roccaforzata, ha trascorso qualche settimana con me e si è dimostrato entusiasta dell’esperienza, per la quale anche altri confratelli hanno mostrato interesse, così come alcuni amici, disposti a partire in tempi brevi – dice – Ciò permetterebbe di portare a compimento gli altri progetti ancora sulla carta e nel contempo di rinnovare la propria esperienza di fede”.