Ogni volta che attracca a Taranto, lo spettacolo è assicurato. E richiama migliaia di persone, non solo i tarantini. Già, perchè l’evento gratuito ‘Amerigo Vespucci’ è un fortissimo attrattore: file interminabili per visitare la ‘nave più bella del mondo’, un caos piacevole che supera di gran lunga i disagi. E che conferma, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto il popolo voglia vivere questi momenti, ne assapori la bellezza, ne annusi la socievole caciara, ne rimanga affascinato. Pur con tutte le difficoltà logistiche, e qualche imprecazione di troppo. Ma vuoi mettere? Taranto è palcoscenico splendido e naturale, s’ammira facilmente e il ‘Vespucci’ l’impreziosisce, seppur solo per qualche giorno.
Riflettiamo, però. Questa non è una nota critica nell’accennare alla gratuità dell’evento: troppo facile la polemica, che qui abbiamo anche sollecitato e fotografato con dati e paragoni. La Taranto estiva ha in un certo senso snobbato i desideri popolari, privilegiando chi ha qualche soldo in più nel portafoglio. E’ un fatto oggettivo: troppi eventi a pagamento, nessuno – o quasi – gratuito, con le periferie completamente dimenticate. E, credeteci, non si vuol qui spedire alla gogna nessuno. Molto ecumenicamente… chi è senza peccato, scagli la prima pietra.
Tant’è che va apprezzato il repentino, per quanto curioso, cambio di rotta del Comune in questo senso: l’aver lanciato un bando per eventi gratuiti da organizzare in questi mesi, è comunque un segnale positivo. Va detto senza remore, specie se si comincia finalmente a programmare con una filosofia diversa, che sappia muoversi innanzitutto sull’identità (che è tutta da ricostruire), coltivando quella cultura popolare che ormai da troppo tempo è stata mortificata se non del tutto dimenticata.
In questa direzione può essere importante, diremmo addirittura strategica, l’apertura prossima del MuDIT, il ‘Museo degli Illustri Tarantini’. Un’opera che può certo rilanciare la Storia di questa città, spesso poco conosciuta dagli stessi tarantini. Perchè, diciamolo senza pudore, qui la scarsa padronanza della propria Cultura è alla base di tante distorsioni e soprattutto di quel ‘falso amore’ per la propria città condizionante per una crescita complessiva sociale e, anche qui senza timori nell’affermarlo, economica.
Ora, non si vuol sintetizzare tutto in una struttura quale panacea di tutti i mali. Recuperare e valorizzare il patrimonio storico-urbanistico è un passaggio fondamentale ma non l’unico: risiedono qui presìdi culturali di altissimo valore che vanno difesi anzi potenziati perchè riconosciuti e stimati nel Paese e non solo.
C’è tanto lavoro da fare per Taranto, i decenni affumicati da un falso benessere sono stati deleteri e il gravissimo ritardo accumulato è faticosissimo da annullare. Passi avanti, lo ripetiamo quasi alla noia, sono stati compiuti e si stanno compiendo grazie all’impegno di pubblico e privato, ed è per queste ragioni che coltivare il popolo, avvicinarsi ad esso anche attraverso iniziative alla portata di tutti, identitarie nello spirito, aiuta a crescere e inorgoglirsi, a riappropriarsi dell’immensa bellezza di una città che può fortificarsi nonostante tutti i contrasti industriali e le avversità edificate da altrui interessi. Perchè, infine, ospitare grandi artisti va benissimo, ma chiedere per esempio a un Gigi D’Alessio di dedicare cinque minuti del suo concerto alla musica del nostro grandissimo Mario Costa non è un’eresia: semmai, è marketing territoriale…
Forse sarebbe ora di musealizzare qualche naviglio militare in dismissione studiando subito un magistrale piano di fattibilità. Le fiabe che a turno vengono a raccontarci sul turismo sono mere propagande.Il nostro territorio è ricco di potenzialità inespresse:basti pensare all’ anfiteatro, alle escursioni sottomarine che si potrebbe estrapolare dal Mar Piccolo compresa la balneabilità, parchi tematici e da divertimento, alle infrastrutture primarie e secondarie degne di un territorio con alternativa vocazione turistica.