Mentre ci avviciniamo alle elezioni politiche del 25 settembre continuiamo ad intervistare i candidati nei collegi del nostro territorio. Quest’oggi è il turno di Nicola Bruni, candidato nel collegio uninominale del Senato per la lista Azione-Italia Viva.

Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi ad Azione-Italia Viva e ad accettare la candidatura nella loro lista?

«Io sono professore universitario, svolgo la mia attività professionale al nord nel gruppo Unipol (dove presiedo otto collegi sindacali), nel gruppo Intesa-San Paolo, un’attività professionale alla quale mi sono dedicato molto. Non sono figlio d’arte, ho fatto tutto da me, e la spinta maggiore l’ho ricevuta quando, come vicepresidente vicario del Taranto Calcio ai tempi del defunto Fasano, ho potuto mettere in mostra le mie qualità, entrando nei salotti della finanza milanese. Sono anche avvocato e insegno economia e tecniche dei mercati immobiliari alla Facoltà di Economia qui a Taranto, e i miei amici più cari sono tutti i miei studenti. Accanto a questa mia attività professionale ho sempre avuto questo piccolo pallino di fare politica. La mia prima “bozza” di esperienza politica l’ho avuta nel famoso proporzionale (dico famoso perché ci si dovrebbe tornare) nel collegio Taranto, Brindisi e Lecce con il Partito Repubblicano. Io sono un repubblicano e difatti anche oggi nella nostra lista c’è anche il Partito Repubblicano. Presi millecinquecento voti, quando a Taranto i repubblicani ne prendevano tutti insieme duemila. Nel 2017 ho pensato di candidarmi nuovamente, in virtù dell’amicizia che avevo con Galliani e Berlusconi, perché sono stato presidente del Collegio dei revisori della Lega Calcio di Milano ai tempi di Nizzola, Carraro, Galliani, Sensi, Vittorio Cecchi Gori, Tanzi, tutta quella gente lì, che mi ha consentito di vedere se la mia valenza professionale avesse un contenuto o meno. Tentai, ma molto in ritardo, di candidarmi nel nord, perché avevo sempre il sentore, come poi ho verificato, che da noi ci sia sempre qualcosa che non va, tanto che allora mi hanno detto: “qui è troppo tardi, siamo a dicembre del 2017, provi giù nel maggioritario e non nel proporzionale”, ma purtroppo Luigi Vitali, che era il coordinatore [regionale di Forza Italia, ndr] allora disse che non c’era spazio. Comunque, a me non cambiò la vita, dissi “sarà la prossima volta”. La prossima volta si è verificata».

«Ho conosciuto la Gelmini nel 2017, abbiamo un bel contatto, mi ha apprezzato moltissimo, tanto che mi ha chiesto il curriculum adesso passando ad Azione, come anche la Carfagna che mi ha fatto telefonare la domenica prima che scadesse la presentazione delle liste. Mi hanno detto che il mio curriculum era abbastanza importante, vicino alle loro aspettative. Calenda l’ho conosciuto già ai tempi di “Italia futura”, di cui costituii un circolo. Quindi è arrivato il momento, ho accettato, conosco bene Calenda, Renzi secondo me è un vero leader anche se penso che abbia messo troppo la sua faccia e la sua pancia per il referendum, perché se non avesse fatto questo probabilmente lo avremmo ancora come presidente del Consiglio dei ministri, anche se poi è stato lui il promotore della caduta del Conte Uno, del Conte due e di avviare il governo Draghi».

Torna a candidarsi qui a Taranto; quali sono le proposte della vostra lista relative specificamente al territorio ionico?

«Per quanto riguarda il territorio ionico noi dobbiamo necessariamente procedere a risolvere questo problema della ex Ilva, perché è necessario capire se c’è una riconversione, se c’è la decarbonizzazione necessaria, perché non possiamo inquinare la città di Taranto. Questo è il primo programma, l’aveva già avviato tempo fa Calenda come Ministro dello sviluppo economico. Io spero che questa cosa vada avanti e ce la metterò tutta perché la ex Ilva, adesso si chiama diversamente, presieduta da un presidente che è una persona molto capace [Franco Bernabé, ndr], si converta in una industria che non può lasciare a casa tutti i dipendenti, ma che non deve inquinare. Tutto il nostro impegno sarà proprio in questo senso, per poter capire che cosa possiamo dare a Taranto in termini prima di tutto di industria, e quindi rafforzare l’industria 4.0».

Lei ha rievocato poco fa il suo il suo lavoro come professore universitario di economia proprio qui a Taranto. Qual è la posizione di Azione-Italia Viva sugli studi universitari a Taranto e nel vostro programma è contemplata l’eventualità di un Ateneo autonomo?

«Noi siamo già un’università, perché se lei va a vedere lo statuto, nell’università di Bari è compresa l’Università di Foggia, di Taranto e di Brindisi. Noi abbiamo già un’autonomia perché abbiamo un Dipartimento Jonico. Con la riforma Gelmini ormai le università non sono più divise in Facoltà, sono divise in Dipartimenti territoriali. Noi abbiamo il Dipartimento Jonico che è presieduto da un direttore di dipartimento che è il professor Riccardo Pagano e che ha tanti corsi di laurea. Adesso è stata istituita la Facoltà di Medicina che ha la sua sede in piazza Ebalia al posto della Banca d’Italia, che sta incrementandosi anche con l’ausilio delle provvidenze regionali e tramite l’ASL. È stato avviato anche l’ospedale San Cataldo. Adesso bisogna cercare, però, di dare agli studenti qualcosa di concreto in termini di appeal per poter rimanere nella città di Taranto. È necessario anche che la scuola fino a diciotto anni sia a tempo pieno per tutti, dobbiamo riqualificare in dieci anni tutti gli edifici scolastici. Dobbiamo trasformare gli atenei in Fondazioni. Speriamo anche che l’ex edificio dov’era l’Archita diventi una ‘edificio per tutte le facoltà universitarie. Poi durante il fare vengono fuori i problemi, si sentiranno tutti i vari esponenti della governance della università di Taranto e di Bari proprio per realizzare un programma che sia confacente con le necessità dell’università tarantina».

Attualmente il Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto è coordinato dal ministro per il Sud Mara Carfagna, esponente della vostra lista. Qual è la sua valutazione su quest’ultimo anno e mezzo di gestione del CIS e come intendereste gestirlo in futuro?

«Non andiamo molto nello specifico, perché sa, un programma territoriale si fa in progress, non certamente all’inizio. Io condivido molto le azioni della Carfagna, peraltro non potrei dire diversamente. Non faremo un programma specifico in una campagna elettorale di un mese, con la siccità del caldo di agosto, non è molto facile districarsi. Spero che i cittadini tarantini avranno nei miei confronti quell’apprezzamento di essermi esposto, perché nessun professionista ha mai il coraggio di esporsi alla città; io ho abbandonato la mia attività professionale per un mese proprio per dedicarmi a capire fino a che punto posso incidere, perché poi se ci sono i soliti gruppetti politici che cambiano casacca e vanno da una parte e dall’altra, che hanno i loro voti beh insomma, questi li lascio ai tarantini, perché io non posso farci più niente. Io sto lavorando molto in termini informatici, faccio tutto con le mie risorse finanziarie, non voglio niente da nessuno e prometto di non promettere ma di fare».

Ci spostiamo sulla dimensione nazionale. Carlo Calenda ha dichiarato che qualora Azione e Italia Viva dovessero raggiungere un risultato tale per cui nessuna coalizione sia in grado di governare da sola, la vostra lista proporrà nuovamente un governo di larga coalizione con le forze che ci vorranno stare, eventualmente presieduto da Mario Draghi. Ritiene che le altre forze politiche sarebbero effettivamente disposte a discutere su uno scenario del genere e Mario Draghi sarebbe disposto a ricoprire nuovamente l’incarico di Presidente del Consiglio?

«Io sono d’accordo con Calenda, anziché parlare di agenda parliamo di metodo Draghi, qualora Draghi non dovesse accettare un’eventuale proposta, ma per poter parlare di questo è il nostro obiettivo quello di avere Draghi come Presidente del Consiglio. Lui non si è espresso perché non ci si può esprimere in progress ma bisogna esprimersi nel momento concreto. Nella mia campagna elettorale ho interessato anche amici carissimi, e ne ho tanti proprio per effetto delle mie attività professionali nei gruppi bancari, e ho detto a tutti “guardate, la preferenza a me non arriverà, ma a me interessa che voi votiate il simbolo, perché questo ci consentirà di aumentare i consensi a livello nazionale”. Io ci spero nelle due cifre, perché devo dire molto francamente sul reddito di cittadinanza molte cose che non voglio dire…»

Le dica, siamo qui per questo.

«Penso che vada riformato e vada adeguato alla necessità che tutti, col reddito di cittadinanza lavorino. Ci sono i lavori socialmente utili. Io ho fatto un grande lavoro per il Comune di Lecce, quando era presieduto dal sindaco Poli Bortone, sui lavoratori socialmente utili, perché anche per loro è necessario che si muovano. Con il decreto aiuti si è proposto che se un privato prospetta un’assunzione a tempo indeterminato, con tutti i crismi del contratto collettivo di lavoro, ad un detentore di reddito cittadinanza e questi non l’accetta dovrebbe rinunciare al reddito di cittadinanza. Mi sembra anche ovvio, ma non dico che debba essere eliminato. Va alle famiglie povere che vanno sicuramente tutelate, però il Movimento 5 Stelle non può avere una dote di voti dovuta al reddito di cittadinanza. Non è assolutamente giusto. La nostra velleità è quella di arrivare a due cifre, di soppiantare il Movimento 5 Stelle che è stato quello che dato la sfiducia a Draghi insieme a Berlusconi e a Salvini, facendo cadere prematuramente un governo che poteva rimanere fino alla scadenza naturale, magari anche con una riforma della legge elettorale (questa legge elettorale Rosatellum bis è veramente una cosa molto ma molto particolare). La mia è una candidatura di servizio, perché io sono candidato nell’uninominale secco, che vuol dire che chi prende un voto più di tutti gli altri viene eletto, ma voglio uscirne come sono sempre uscito, non con le ossa rotte ma con un bel numero di voti, che spero i miei amici mi daranno, perché il professionista purtroppo, nel momento politico e specialmente nella campagna elettorale, non si pesa con quindici pagine di curriculum (io ho insegnato anche a Tirana per quattro anni), ma purtroppo col numero di voti. La mia prima cosa è quella di farmi onorare nella candidatura dove ci ho messo l’anima e tutto il resto. Tornando alla posizione di Azione, io dico che noi dovremmo cercare di arrivare alle due cifre. Arrivando alle due cifre governeremo, sicuramente governeremo».

Perché se raggiungeste le due cifre chiunque dovrà governare avrà bisogno anche del vostro appoggio.

«Certamente, mi pare ovvio che questo avvenga. Anche perché siamo integri, non abbiamo, come il Movimento 5 Stelle o come Forza Italia, fatto sfiduciare Draghi. Purtroppo, ci sono anche nel PD delle forze che l’hanno sfiduciato ripetutamente per 52 volte, come la lista di Fratoianni. Noi non siamo per il “no, no, no”. Dobbiamo crescere, è necessario, e abbiamo un grande Ministro, Cingolani, che si sta veramente dedicando per questa transizione digitale ed ecologica».

Le vorrei chiedere un chiarimento su quello che diceva prima relativamente al reddito di cittadinanza, che ha definito un bacino di voti per il Movimento 5 Stelle.

«Non lo scopro certamente io».

Sappiamo che il reddito ha ricevuto, nel suo iter parlamentare, anche i voti di altre forze politiche. Perché allora dovrebbe essere un provvedimento rivendicato solo dal Movimento 5 Stelle?

«Qui si parla non di abolizione ma di una modifica e un adeguamento, affinché questo reddito di cittadinanza sia dovuto alle persone che non hanno lavoro e che hanno bisogno di sostenimento, ed è giusto che venga mantenuto perché la povertà nel nostro sud è notevole. A questo proposito, non dimentichiamoci dei 500 € che dava Renzi ai ragazzi dicendo “fate quello che volete, comprate libri”. Noi dobbiamo cercare una norma che deve necessariamente sostenere le famiglie deboli, ma in un modo più corretto e più coerente. Chi l’ha votato precedentemente ha avuto i suoi motivi, perché bisognava sostenere le famiglie deboli, ma poi in itinere sono venute fuori certe anomalie che con il DL aiuti 1 sono state un po’ modificate nel senso positivo. Non vogliamo togliere niente a nessuno, per carità. Probabilmente c’è una famiglia che prende 500 € e avrebbe diritto a €1300, perché ce n’è un’altra che ne prende € 500 e che non dovrebbe avere il reddito di cittadinanza. Queste cose vanno controllate».

A suo giudizio qual è la questione più importante che dovranno affrontare il prossimo Parlamento e il prossimo governo?

«Io direi già questo governo, le bollette dell’energia elettrica. Non possiamo pagare l’elettricità con lo stesso prezzo del gas. È importante incrementare le energie alternative, però purtroppo le energie alternative sono ad intermittenza, non si possono stoccare. Ecco perché bisogna avviare il famoso “price cap”, che sarebbe il tetto al prezzo del gas. Questo ci potrebbe penalizzare, ma noi dobbiamo decidere. Questa guerra in Ucraina da parte di Putin è una cosa normale? Dobbiamo chiedercelo. Non è normale, non si può invadere un Paese che abbia una sua autonomia, e quindi dobbiamo cercare il modo di poterlo dire. Quando parlano di togliere le sanzioni sono cose ideologiche, perché se facciamo un’analisi veramente puntuale l’economia russa sta subendo un calo notevole per effetto di queste sanzioni. Non possiamo essere noi Italia l’anello debole. Noi siamo atlantisti, europeisti e dobbiamo mantenerlo a costo di qualche sacrificio. Adesso si metteranno in moto le risorse finanziarie che abbiamo, il ministro Franco cercherà di trovare ulteriori risorse (dieci miliardi li ha già trovati), vanno tassati gli extraprofitti. Questo governo deve intervenire, senza perdere tempo. È vero che la Commissione europea sul price cap ha detto aspettate, ma noi dobbiamo fare qualcosa assolutamente».

«In conclusione, vorrei elencare i punti più importanti del programma, se mi è concesso. In economia, zero tasse per i giovani che avviano un’attività imprenditoriale; ripristinare e rafforzare industria 4.0, potenziare i tecnici specialisti investendo un miliardo e mezzo, trasformare l’agenzia per la coesione in agenzia per lo sviluppo. Sulle riforme, completare le riforme sulla concorrenza e sull’equo compenso delle prestazioni professionali, la riforma della giustizia, il superamento del bicameralismo paritario, l’elezione diretta da parte dei cittadini del Presidente del Consiglio sul modello dei sindaci delle città più grandi. Sull’energia abbiamo già detto. Sull’ambiente, ridurre del 50% le emissioni di CO2 entro il 2030, includere il nucleare nel mix energetico per arrivare ad emissioni zero nel 2050, approvare un piano per la gestione del dissesto idrogeologico. Nella politica estera dobbiamo incrementare un po’ di più il budget per la difesa, sperando non di arrivare al 2% se è possibile nel 2025, ma dare spazio perché è necessario; poi la cosa più importante: abolire l’unanimità nel processo decisionale europeo. Lavoro: dobbiamo introdurre un salario minimo, detassare i premi di produttività e combattere la precarietà promuovendo la flessibilità regolare, eliminare il reddito di cittadinanza dopo il primo rifiuto e ridurlo dopo il secondo anno; potenziare la cassa integrazione per garantire la flessibilità e la trasparenza. Per quanto riguarda il fisco, riforma dell’IRPEF, abolizione dell’IRAP e passaggio ad un sistema a due aliquote iva, riduzione della tassazione del risparmio e attuazione e miglioramento della riforma della giustizia tributaria che è già stata approvata. Per quanto riguarda la salute, dobbiamo riformare i meccanismi di governance e il coordinamento fra Stato e Regioni, riorganizzazione dell’assistenza territoriale in ottica di prevenzione e non far venire, come ha fatto Conte, i russi per darci una mano nel lockdown, perché sono venuti per guardare i nostri interessi, tanto che volevano andare a Bari a visitare la chiesa di San Nicola per fare una preghiera, invece gli è stato vietato perché avevano un altro tipo di ideale. Un piano straordinario per le liste di attesa grazie per questo per quanto riguarda la salute. Penso di aver dato un’idea su tutto quello che è il nostro programma. Spero che la mia città di Taranto e la provincia valuti il mio impegno che è veramente fatto col cuore e a prescindere da un interesse personale».

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