Tutti in piedi e applaudite: arriva il Taranto! Stendete un grande tappeto rosso ricoperto di petali e lasciatelo scorrere fra ali di folla gaudente e in visibilio, fuochi d’artificio ed esaltazione collettiva. Il pallone è pronto a rotolare, tutto il resto è becera opinione di quanti non s’allineano, reietti perchè lo meritano e destinati a putrefarsi al cospetto della gioiosa macchina calcistica di scena allo ‘Iacovone’.
Non ci resta che… ridere. Davvero. Di una società – soltanto dipinta di rossoblu ma senz’anima – capace di negare l’accesso ad alcuni giornalisti rei di non aver chinato il capo e dar cenno di sottomissione. E cioè di aver spudoratamente mosso critiche o diffuso notizie non ufficiali ma reali e perciò condannati all’esilio. Con la formula “giornalista non gradito”.
Ridicole motivazioni, comportamenti da Minculpop, ma che fanno davvero ridere. E quali sarebbero i criteri del “gradimento”? La fedeltà assoluta alla parola del ‘padrone’, con tanto di genuflessione e formula di giuramento? Se questo fosse il criterio, allora a Milano, Torino, Roma o Napoli, per esempio, folle di giornalisti resterebbero fuori dagli stadi viste le critiche, talvolta anche feroci, mosse nei confronti di società e dirigenti e professionisti di ben altro livello e di ben altro calcio giocato. Ma tant’è, qui nel nostro piccolo mondo pallonaro, questa società esercita il suo piccolo potere negando l’ingresso ai giornalisti inseriti in una specie di lista di proscrizione, una black list compilata per punirli e soprattutto per sommo gaudio di chi l’approva e la firma. Peccato che di questo piccolo potere godano piccoli personaggi. Soprattutto: peccato che questo piccolo potere sia così minuscolo che non potrà mai piegare la libertà di opinione, il libero pensiero, il diritto di raccontare. Perchè se ci fosse qualcosa che andasse oltre, allora esistono altri strumenti – anche legali – per far capire chi sbaglia: non è questa la situazione, qui si parla solo di cronaca sportiva e di critiche eventuali sempre nel recinto della legalità.
Insomma, il nostro vicedirettore Giovanni Saracino, assieme ad altri colleghi, è giornalista non gradito (definizione usata dal consulente della società, Vittorio Galigani). Evidentemente, una definizione copiata ai tanti tifosi che non gradiscono, ormai da tempo, questa società. Già, perchè l’indice di gradimento vale anche per chi oggi dovrebbe essere onorato di rappresentare il calcio rossoblu.
Forse questa società, alla cui testa c’è Massimo Giove consigliato da Vittorio Galigani, ama circondarsi non solo di collaboratori diretti ma anche di soldatini mercenari disposti a tutto: è una scelta, per carità, legittima come legittime sono le scelte dei soldatini mercenari, che da queste parti abbondano. Peccato che in passato – e Galigani lo sa perfettamente, per certi versi anche Giove – c’erano presidenti, allenatori e anche calciatori che navigavano tra polemiche accesissime e lunghi periodi di poco feeling con l’ambiente: gente come Pignatelli, Fasano, Carelli, giusto per far qualche nome, non assunsero mai comportamenti simili nei momenti più delicati e difficili della loro gestione. Ed erano in serie B, bei tempi nonostante tutto…
C’è un dato, però: il calcio non appartiene ai presidenti, ai consulenti, ai dirigenti, neppure ai calciatori. Il calcio appartiene alla gente, ed è concetto sacro. Un concetto che non si ficca nella testa di una dirigenza che già in passato ha avuto atteggiamenti criticabili. Qui, sia chiaro, non raccogliamo dicerie (e ce ne sono tante in giro…) su quel che accade dentro e fuori la società: siamo abituati a commentare i fatti. Ci appartiene la serietà professionale: possiamo anche sbagliare così com’è nella natura dell’uomo, ma nessuno – ribadiamo: nessuno – può mettere in dubbio la nostra onestà intellettuale.
Giove e Galigani ci negano l’accredito? Ci scivola addosso, perchè tanto non mancheranno i nostri commenti sul Taranto Football Club. E, credeteci, continuiamo a ridere a crepapelle di questi comportamenti.
Come diceva il grande Totò? “Onorevole? Ma mi faccia il piacere…”.