Il tribunale di Milano, sezione XV civile specializzata in materia di impresa, ha deciso di rimettere alla Corte di Giustizia europea con sede in Lussemburgo, con riferimento alla normativa speciale che disciplina l’attività dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, tre questioni relative all’interpretazione della normativa europea in materia di emissioni inquinanti di impianti industriali. La decisione è stata presa nell’ambito del procedimento per inibitoria collettiva instaurato da alcuni cittadini di Taranto per chiedere la cessazione dell’attività dell’area a caldo e la chiusura delle cokerie dell’Ilva di Taranto, fino a quando non sarà predisposto un piano industriale che preveda l’abbattimento dei gas serra di almeno il 50%. E’ quanto comunica il tribunale di Milano attraverso il presidente facente funzione del Tribunale di Milano Fabio Roia e quello della Sezione specializzata Mambriani.
In particolare, il tribunale ha deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia europea per chiedere l’interpretazione della normativa europea in materia di emissioni inquinanti di impianti industriali in relazione alla norme italiane relative al ruolo della Valutazione di danno sanitario nel procedimento di rilascio e riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA); al set delle sostanze nocive che devono essere considerate al fini del rilascio e riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale; ai tempi di adeguamento delle attività industriali svolte alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale.
A promuovere l’azione inibitoria collettiva contro l’ex Ilva nel settembre dello scorso anno, per la quale il Tribunale di Milano ha deciso di sospendere il procedimento e di rimettere gli atti alla Corte di Giustizia europea, sono stati 11 cittadini di Taranto tra cui un bambino di 8 anni affetto da una malattia rarissima, la mutazione del gene Sox4, uno dei soli otto casi al mondo. L’azione legale era stata avviata dagli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni per conto dell’associazione Genitori Tarantini e degli undici ricorrenti. Gli altri firmatari sono Cinzia Zaninelli, Massimo Castellana, Aurelio Rebuzzi, Salvatore Magnotta, Emilia Albano, Giuseppe D’Aloia, Antonella Coronese, Serena Battista, Giuseppe Roberto e Simona Peluso, mamma di Andrea.
“Invece di essere stroncato sul nascere, il volo della class action inibitoria delle immissioni tossiche sulla città di Taranto è stato mandato in orbita europea dal Collegi del Tribunale di Milano sezione imprese, che ha rigettato tutte le avverse eccezioni preliminari e ha inoltrato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea tre formali quesiti pregiudiziali, sospendendo nell’attesa il procedimento avviato nel luglio dello scorso da dieci membri dell’Associazione Genitori tarantini e un bambino. Il cielo è meno plumbeo sopra il destino ambientale di Taranto” hanno commentato i due avvocati, Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/09/22/genitori-tarantini-class-action-contro-acciaierie-ditalia-e-ilva-spa/)