Ospitiamo ai nostri microfoni, mentre mancano ormai solo pochi giorni al voto, un altro esponente della coalizione di centrosinistra, Giovanni Carbotti, candidato nel collegio proporzionale della Camera per la lista Europa Verde – Sinistra Italiana.
Partiamo con una domanda fondamentale: perché votare per la vostra lista all’interno della coalizione di centrosinistra?
«Perché lo dicono un sacco di personaggi importanti, come Parisi il premio Nobel per la fisica, che è il momento di votare i partiti ecologisti che mettono al centro del programma l’ambiente. L’Italian Climate Network, visto il periodo di emergenza climatica che il pianeta sta soffrendo, ha commissionato a venti scienziati di analizzare tutti i programmi dei partiti politici sotto un profilo di soluzioni per l’ambiente. Lo hanno fatto in maniera indipendente, senza comunicare fra loro, e dal risultato finale è venuto fuori che il partito di Europea Verde e Sinistra Italiana, in un punteggio da 1 a 10 arriva a 9.6-9.7, è il migliore in assoluto».
Cosa significa oggi mettere l’ambiente al centro di una proposta politica?
«Mettere l’ambiente al centro di una proposta politica significa non solo salvaguardare l’ambiente ma salvaguardare anche il lavoro, l’occupazione per le prossime generazioni. Da qui il motto che ho iniziato da subito a usare, “non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale”. Il classico esempio di questo è l’ENI, che è stata purtroppo svenduta per due terzi, perché il 31% è ancora in mano pubblica. Questa società partecipata da privati ha tra i maggiori azionisti BlackRock, che è la maggior banca mondiale, la chiamano “la banca ombra”. Nel momento in cui ci sono questi aumenti inauditi, questi fanno extra-profitti incredibili a danno dei cittadini. Se invece di fare una politica energetica di questo tipo si fa una politica ambientale, si crea lavoro per migliaia di operai che fanno impianti sostenibili di energie alternative. Non solo crei occupazione per tante persone, ma addirittura c’è anche un risparmio economico per le famiglie e soprattutto una salvaguardia del clima. “Non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale” significa questo».
Ha menzionato poco fa gli extra-profitti. Si parla molto di una norma per tassarli. Come si può realizzare questo obiettivo che a parole è condiviso da quasi tutte le forze politiche?
«In realtà a mio avviso non si potrà mai fare, perché il tutto è regolamentato dalla borsa di Amsterdam, dove prima c’era un grosso giacimento di gas che ora non c’è più. Fa praticamente il prezzo in tutta Europa e oltre. L’Olanda è diventata più importante della stessa Svizzera, come quando si volevano opporre al PNRR, ma tutto si giustifica perché tutte le maggiori società italiane ed europee hanno sede fiscale in Olanda, quindi è facile fare questo gioco. Tra l’altro, al contrario di tutti gli altri che si sono solo lamentati di questi prezzi assurdi, Bonelli e Fratoianni hanno tirato dritto e sono andati subito a fare un esposto in Procura, perché c’è qualcosa che non quadra. È l’unica forza politica, quella di Europa Verde e Sinistra Italiana, che è andata in Procura e ha fatto aprire un’indagine. Adesso i carabinieri stanno acquisendo tutti gli atti. Mentre gli altri parlano, noi facciamo i fatti. La domanda era quella sul come fare. Andando sempre avanti con le energie alternative. Sono stati dati diversi miliardi alle imprese che agiscono sul fossile. Invece di dare questi soldi alle solite lobby energetiche bisogna dare soldi ai cittadini per adeguarsi a risparmiare sui prezzi dell’energia facendo fotovoltaico, infissi, eccetera. Il concetto finale è che non si può delegare a una grande impresa che gestisce gran parte del mondo. Questa impresa fallisce, decide di alzare i prezzi ed è la fine. Per evitare questo si deve spalmare meglio sui cittadini questa proprietà. Invece, quasi sempre sono poche grandi imprese nel mondo che alla fine gestiscono tutto e questo non va bene, bisogna socializzare anche i profitti».
Quest’ultima parte del suo ragionamento su adeguamenti energetici, fotovoltaico, infissi e su una distribuzione su tutti i cittadini pare essere proprio il ritratto dell’ecobonus 110%. La vostra forza politica sarebbe per riproporre quella misura magari aggiornata o modificata in parte?
«Modificata in parte va bene, ma non basta, perché poi devi fare ulteriori impianti di fotovoltaico, di energia solare. Tra l’altro, in Puglia siamo i primi in Italia come produzione elettrica [da fotovoltaico, ndr]. L’altra cosa che bisognerebbe fare in maniera urgente è separare il costo del gas dal costo dell’energia elettrica, perché viaggiano con lo stesso prezzo, solo che il gas aumenta per via di questa borsa olandese e aumenta il prezzo dell’elettricità, anche quella che è prodotta da energia alternative. Non va bene, bisogna sdoppiare i prezzi di energia elettrica e gas, devono viaggiare in maniera indipendente».
Il governo nazionale il Parlamento hanno in mano molti dossier che riguardano il territorio tarantino, a cominciare dalla questione del siderurgico, ma soprattutto il Contratto Istituzionale di Sviluppo. Quali sono le vostre proposte in merito?
«Diciamo che io ho iniziato a fare politica per l’Ilva, mi ritrovo in politica per questo triste capitolo. Così nasce la mia battaglia politica e così l’ho sempre portata avanti. Bisogna dirlo, noi [i Verdi, ndr] non abbiamo mai governato. Se solo ci avessero dato la possibilità non del 30% come altre forze politiche ma anche del 10% forse le cose non sarebbero andate così. Noi ci dichiaravamo ambientalisti quando nessuno si dichiarava ambientalista, anzi, dire ambientalista era un’offesa. Adesso sono diventati tutti ambientalisti, ma senza storia. Noi, invece, lo siamo sul serio, lo siamo da tempo. Io devo concludere un processo penale il 5 ottobre per aver ostacolato una manifestazione di operai, ma ho partecipato e organizzato quasi tutte le manifestazioni a iniziare da Altamarea, di cui sono uno dei fondatori. La mia proposta politica non si scopre oggi, ma da tempo è quella di iniziare a fare un’analisi del 1450 ettari occupati dall’Ilva a Taranto. Fatta un’analisi di questo tipo, bisogna anche andare a verificare le strutture che si trovano sotto terra e pensare a come riqualificare questi 1450 ettari, passando ovviamente dalle bonifiche, perché non possiamo far finta che non sia successo nulla. Hanno usato Taranto per più di cinquant’anni, adesso bisognerebbe mettere a posto, pulire, cioè bonificare. Io sono stato il primo a parlare di bonifiche a Taranto, dal gennaio 2009 dopo la prima manifestazione di Altamarea. Il concetto è quello di fare le bonifiche riqualificando gli operai, in sinergia con l’Università, e fare di Taranto la città pilota delle bonifiche dei 71 siti SIN (poi ridimensionati a 51 e poi ancora). Questo perché facendo un’indagine all’epoca ci siamo resi conto che non c’era nessun docente specializzato in bonifiche. In realtà, poi sono stati iniziati dal professor Liberati i primi corsi sulle bonifiche, peccato che poi gli è accaduta una disavventura e la cosa è fallita. L’idea è quella di riqualificare e riprogettare tutta l’area. I fondi ci sono. Quando mi sono candidato nel 2020 alle regionali nessuno mi ha ascoltato, perché all’epoca c’era il recovery fund e dicevo “sbrighiamoci, facciamo un progetto perché poi potremo usare questi fondi europei che viaggiano su due canali, l’ambiente e la digitalizzazione”. Ad oggi ancora non abbiamo un progetto di riconversione di quell’area. Questo è quello che ho detto a Letta, facciamo un gruppo di lavoro, perché solo per fare uno studio su un’area così enorme, un progetto serio, ci vuole tempo. Se noi avessimo avuto un progetto potremmo dire “noi il progetto ce l’abbiamo, vogliamo i fondi PNRR”, che erano proprio su questo filone, su quello dell’ambiente. La cosa che chiedo ancora oggi è questo, perché di fatto non si è fatto nulla. Continuare a parlare sempre di diossina, benzo(a)pirene… in realtà non si è fatto nulla, si gioca sui numeri, si gioca sulle leggi, DPCM. Risultato? Quella fabbrica continua a inquinare e ci sono sempre più operai in cassa integrazione abbandonati al loro destino. C’è bisogno di fare un progetto di riqualificazione di tutta l’area, chiedere finanziamenti europei. Si può fare e bisogna farlo. È falso quello che hanno sempre raccontato, che se chiude l’Ilva chiude il paese, perché in Italia produciamo 24 milioni [di tonnellate di acciaio ogni anno, ndr], solo tre o quattro a Taranto. Restano 20 milioni prodotti con forni elettrici in altri siti molto più piccoli che forse se li metti insieme non occupano tutta l’area dell’Ilva. In alcuni paesi europei ne producono sette, otto in Francia, nove in Spagna, l’Olanda non produce proprio, anche la grande Inghilterra produce poco. Solo la Germania di più, però ha fatto sempre un’ottima manutenzione agli impianti, ma le aree inquinate come la Ruhr le hanno riqualificate generando migliaia di posti di lavoro. Quello che si potrebbe fare anche a Taranto, che è stato fatto a Bilbao, a Pittsburgh, ci sono tanti esempi. Ci vuole soltanto un po’ di attenzione. La verità è che c’è un grande menefreghismo su questo tema».
Lei ha menzionato il segretario del Partito Democratico Letta, che fra le altre cose ha dichiarato che quella con la vostra lista è un’alleanza elettorale e non un’alleanza di governo. Mi spiega concretamente cosa significa questo?
«Lo comprendo, perché anch’io ho questa visione. Per me governare significa fare l’interesse del paese. Nel momento in cui tu fai una legge o qualcosa che è positivo per il Paese allora possiamo anche votare a favore, ma se tu continui a proporre una legge che non è nell’interesse dei cittadini, allora noi ti votiamo contro e quindi non facciamo un governo insieme. E comunque specifichiamo agli elettori un fatto: questo strano sistema elettorale dà la possibilità a ogni partito all’interno di una coalizione di fare un proprio programma. Il nostro programma è differente da quello del PD, è differente da quello della Bonino, è differente da quello di Di Maio. Siamo in un’area di provenienza che è il centrosinistra, se dobbiamo dare forza diamo forza alla sinistra, non alla destra, però noi abbiamo un nostro programma, una nostra storia. I nostri candidati hanno tutti delle storie di battaglie sia in materia ambientale che in materia civile. Abubakar Soumahoro, la Cucchi, Bonelli e compagnia bella. Anche io che mi sono candidato ho le mie battaglie, come ho detto prima. Non bisogna guardare solo il programma. Il nostro è stato premiato come migliore perché è stato scritto nella storia, gli altri se lo sono inventato adesso. Guardiamo i candidati, che cosa hanno fatto negli anni. Nessuna di queste persone ha mai governato. Noi [i Verdi, ndr] non governiamo da mai, siamo stati in Parlamento l’ultima volta quattordici anni fa. Dateci la possibilità, metteteci alla prova».
Qual è a suo giudizio la questione più importante su cui immediatamente si dovrà mettere al lavoro il nuovo Parlamento appena insediato?
«Sicuramente bisogna risolvere il problema delle bollette agli imprenditori e alle famiglie, che già sono stremate da stipendi che sono i più bassi in Europa e adesso si ritroveranno con bollette stratosferiche. Noi abbiamo chiesto, come Europa Verde e Sinistra Italiana, che il 100% degli extraprofitti venga restituito ai cittadini, senza perdere tempo. Questo sicuramente è la prima cosa da fare perché la gente deve mangiare. Uno che prende 1300-1400 € al mese e ha un fitto da pagare, con famiglia e figli non arriva più a fine mese, e tutto questo è pazzesco. Poi bisogna alzare gli stipendi e anche i salari minimi a 10 € all’ora, perché la gente deve andare avanti. Per il momento la prima cosa da fare è questa. Subito dopo, si dovrà dare attuazione all’ordinanza di chiusura dell’area a caldo dell’ex-Ilva firmata dal GIP Todisco nel 2012. Poi è il momento di tornare subito sugli impatti ambientali, sicuramente ostacolare il nucleare e rigassificatori vari con cui non si va da nessuna parte. La Francia, che usa il nucleare, è in deficit energetico e non sa dove smaltire le scorie, c’è il problema idrico, le centrali hanno bisogno di tanta acqua, come l’Ilva, che assorbe non so quante migliaia di litri d’acqua del fiume al minuto. Basta con queste imprese che stanno distruggendo la natura. Su questo bisogna lavorare subito con gruppi di lavoro dedicati».