Quella che si avvia a concludersi è senza dubbio una campagna elettorale diversa da quelle che l’hanno immediatamente preceduta. Lo è innanzitutto per i tempi compressi dovuti alla fine anticipata della legislatura (nel 2018 si andò al voto alla scadenza naturale). Lo è perché i vecchi mezzi di propaganda (manifesti elettorali, volantini, “santini”) stanno inesorabilmente cedendo il passo. In proposito, il confronto con le recenti amministrative è evidente. Lì dove appena qualche mese fa si affollavano strati e strati di manifesti, oggi i pannelli metallici restano vuoti (esemplare un’immagine che circola in rete, con la scritta “vota lamiera”). Ciò si deve senza dubbio anche al fatto che, a differenza delle amministrative, in un sistema elettorale che ancora una volta non prevede l’espressione di un voto di preferenza, i singoli candidati “non hanno bisogno” di cercarsi i voti sul territorio, in quanto ciò che conta è esclusivamente il consenso alla lista e alla coalizione di appartenenza. Consenso che si gioca, inevitabilmente, a livello nazionale, e dunque sulle tv, sui giornali e sui social network.
Forse è anche per questo che in queste settimane intense è mancato totalmente uno degli elementi clou della campagna elettorale: i comizi in piazza dei big di partito. Vari sono quelli candidati nei collegi tarantini, da Mara Carfagna, capolista in tutti i collegi pugliesi alla Camera, ad Angelo Bonelli, capolista anch’egli alla Camera (lui che a Taranto fu anche candidato sindaco), senza contare i candidati nell’unico plurinominale pugliese per il Senato: Matteo Salvini, Licia Ronzulli, Francesco Boccia, Ilaria Cucchi, Teresa Bellanova e, ovviamente, il tarantino Mario Turco.
Nonostante questo, però, al momento i comizi di piazza scarseggiano. L’unico fra i leader dei principali partiti nazionali a tenere un evento pubblico a Taranto è stato il segretario del PD Letta, che però ha scelto, per l’incontro dei democratici, la cornice ampia ma ugualmente riservata del Teatro Orfeo (si era optato per un palco in piazzale Democrate a giugno per le amministrative). Dal canto suo, il Ministro per il Sud e fra i leader di Azione, Mara Carfagna, ha scelto contesti ancora più ristretti, come la Cittadella delle Imprese. Non pervenuti i leader del centrodestra: non si sono affacciati in riva ai due mari né Matteo Salvini, né Silvio Berlusconi né Giorgia Meloni. Proprio la leader di Fratelli d’Italia (e, a detta di molti, Presidente del Consiglio in pectore) qualche mese fa annullò il comizio programmato in città in piena campagna per le amministrative, ma non ebbe problemi a partecipare nella stessa giornata ad un evento organizzato da Bruno Vespa a Manduria, come scrivemmo qui. Assente anche il leader del MoVimento 5 Stelle Conte, presente varie volte in città quando era capo dell’esecutivo e che a giugno aveva scelto proprio Taranto per chiudere la campagna per le comunali, con un comizio in Piazza Maria Immacolata a sostegno di Rinaldo Melucci.
Non sarebbe opportuno, da parte nostra, fornire un commento o abbozzare una spiegazione ad un fenomeno complesso ed evidentemente trasversale. Ci basti sottolineare che una città più volte definita “strategica”, che beneficia di fondi statali ed europei nell’ordine dei miliardi di euro ed è oggetto di una legge speciale, è rimasta ai margini della campagna elettorale per le politiche. Ai lettori le valutazioni, con l’auspicio che ciò non sia un preludio ad eguale disinteresse da parte del Parlamento che si sta per eleggere…