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C’è attesa per l’assemblea che domani mattina vedrà protagonista il segretario generale della Fiom Cgil Nazionale, Michele De Palma, presso il consiglio di fabbrica, con i lavoratori di Acciaierie d’Italia per discutere della vertenza ex Ilva, in preparazione della manifestazione nazionale organizzata dalla Cgil per sabato 8 ottobre a Roma per rimettere al centro il lavoro e la necessità di aumentare i salari.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/28/la-fiom-mette-al-centro-il-lavoro/)

“Terminate le elezione politiche e una interminabile campagna elettorale rimangono le problematiche che ci portiamo dietro ormai da troppo tempo, inclusa la vertenza ex Ilva per la quale continuiamo a non avere risposte definitive per il futuro dello stabilimento siderurgico – affermano dalla Fiom Cgil di Taranto -. Infatti, ad oggi, non vi è traccia di un piano industriale, se non qualche slide con la  quale sono stati annunciati investimenti per l’introduzione di innovazioni tecnologiche, con tempi poco chiari e senza delle scadenze ben precise, che posa avviare una transizione ecologica programmata e non improvvisata”.

“Non c’è tregua per i lavoratori e i cittadini che continuano a vedersi calati dall’alto decreti salva Ilva senza una chiara prospettiva che possa finalmente traguardare obiettivi importanti come la piena occupazione e il risanamento ambientale e che abbia al centro un progetto di cambiamento del ciclo produttivo rispetto all’attuale ciclo integrale – sostengono dalla Fiom -. Non ultimo il Governo Draghi, nel decreto Aiuti Bis, ha stabilito che Invitalia è autorizzata a sottoscrivere fino ad un miliardo di aumenti di capitale o di finanziamento senza chiarire lo scopo di tali risorse né definire una mission con la quale il governo possa indirizzare le future scelte industriali. Una cosa deve essere chiara anche a Confindustria Taranto, la quale continua a chiedere soldi pubblici per fronteggiare una situazione di criticità relativa al circolante: qualsiasi risorsa economica per l’ex Ilva deve servire a ricapitalizzare la società a maggioranza pubblica affinché si possa rilanciare lo stabilimento siderurgico con un programma di interventi strutturali necessari a dare una continuità produttiva dentro a un processo di transizione ecologica, che richiede tempo ma soprattutto volontà politica“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/22/ex-ilva-e-lultimo-miliardo-conteso2/)

“Tali scelte strategiche, di politiche industriali ed ambientali, non possono essere gestite da ArcelorMlttal e dal suo management intento in questi anni a fare profitto a discapito dei lavoratori e del territorio ionico stressando gli impianti e non garantendo interventi necessari alla salvaguardia degli impianti e degli standard ambientali. Le scelte industriali devono necessariamente combaciare con le esigenze ambientali e occupazionali che rischiano di implodere, qualora non dovessero esserci i necessari investimenti per la risalita produttiva, soprattutto sul versante delle manutenzioni ordinaria e straordinaria. Risalita produttiva che non è avvenuta il 31agosto, data in cui sarebbe dovuto ripartire Afo/2 e acciaieria 1e che, pertanto, vede un ulteriore ed inspiegabile rinvio che slitterà, con molta probabilità, entro la metà di ottobre” denunciano dal sindacato dei metalmeccanici della Cgil di Taranto.

L’attenzione e l’impegno della Fiom Cgil sul tema delle ferie/104/malattia trasformate in cassa integrazione è altissima: in queste settimane abbiamo depositato ulteriore documentazione all’Ispettorato del lavoro, all’Inps e al Ministero del lavoro che attesta chiaramente l’utilizzo improprio della cassa integrazione straordinaria, impiegata esclusivamente per abbattere il costo del lavoro. Pertanto, restiamo in attesa del dispositivo dell’ispettorato del lavoro affinché possa fare finalmente chiarezza su un evidente disagio procurato ai lavoratori” si evidenzia ancora.

“Persiste un clima di forte preoccupazione per i lavoratori dell’appalto che subiscono l’inaffidabilità di ADI, ma allo stesso tempo anche l’inadeguatezza delle ditte di appalto incapaci di innovarsi e di concorrere tra loro esclusivamente abbattendo diritti, salario e sicurezza per i propri dipendenti. La Fiom, unitamente a Fim e Uilm, hanno lanciato il grido di allarme e in assenza di risposte per i lavoratori metteremo in campo iniziative di mobilitazione. Bisogna pertanto invertire la rotta, a partire dal ruolo del pubblico da protagonista all’interno il capitale sociale di acciaierie d’Italia e che possa finalmente presentare un piano industriale credibile con obiettivi e tempi chiari per avviare una transizione ecologica che Taranto attende ormai da troppo tempo” concludono dalla Fiom Cgil di Taranto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/19/un-miliardo-per-il-preridotto-a-taranto/)

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