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«Il Convegno un bellissimo fardello»

Si è aperto ieri uno dei più importanti appuntamenti culturali della nostra città, il Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, giunto alla sua 61a edizione. Ritrovo per specialisti da tutto il mondo, anche questa edizione porta la firma del prof. Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la Storia e L’Archeologia della Magna Grecia. Lo abbiamo intervistato per raccogliere le sue sensazioni su questa nuova edizione e sulle prospettive per il futuro di questa istituzione culturale.

Il tema di questa edizione è: “Taranto e Siracusa, due capitali del Mediterraneo a confronto”. Che cosa intendiamo quando parliamo di Taranto e Siracusa come capitali e che cosa hanno in comune queste due città?

«Hanno molte cose in comune, ma ci sono molte cose che le differenziano. D’altronde la differenza è la vera ricchezza. Sono due città che hanno assunto in momenti storici definiti un ruolo fondamentale, non relativo solo al territorio immediatamente prossimo, ma in un orizzonte particolarmente ampio. Taranto e Siracusa sono sicuramente due capitali, però attenzione, dobbiamo specificare che cosa si intende per capitale, sennò ricominciamo con la storia “Io sono la capitale, tu sei una città satellite”. La Magna Grecia non era uno Stato, né altrettanto la Sicilia. Quindi, poiché non esiste uno Stato, non c’è una capitale amministrativa. Basta specificarlo, perché è più significativa la pregnanza e la specificità dell’individuazione come capitali. Sono due città che hanno un ruolo politico, economico. A Taranto nessuno può disconoscere di essere una città che può essere presa a riferimento, altrettanto Siracusa per la Sicilia. Producono tutte e due una grande quantità di moneta. Forse rispetto a tutta la Sicilia e all’Italia meridionale erano le due città che hanno battuto la maggiore quantità di monete. Quindi sono capitali politiche, sono capitali economiche, sono soprattutto capitali culturali. A me sarebbe piaciuto che Taranto ce l’avesse fatta come Capitale Italiana della Cultura, ma al di là della gratificazione da parte di organismi superiori, Taranto nell’antichità sicuramente è stata una capitale. Il nostro augurio e la nostra certezza è che Taranto torni ad essere una capitale ai tempi nostri, ma perché ciò possa accadere ci vorrebbe maggiore concordia. La politica è diventata una cosa un po’ particolare, diciamo, per cui adesso non si è politici ma si è tifosi. Questo lo vediamo in tutti gli aspetti della vita: a prescindere, se l’ha fatto un altro è sbagliato, bisogna trovare qualcosa che non va. Questo può causare una diminuzione di forza, di prospettive. Io credo che sia giunto il momento di essere meno tifosi e più sportivi, di ragionare meno con la pancia e di ragionare di più con il cervello, cosa non facile. Perciò bisogna disseminare cultura, con la cultura si capirà quali sono i veri valori della vita e della società e di conseguenza la gente comincerà a ragionare in modo diverso. Il Convegno, io lo dico sempre, non è il convegno dell’Istituto Magna Grecia, è il convegno di tutti i cittadini. Quest’anno in particolare io ho visto cittadini non ufficialmente deputati a sostenere il Convegno che sempre più si propongono con borse di studio e quant’altro. Proprio ieri, all’ultimo momento, l’ha fatto la direzione dell’hotel Plaza, come moltissimi club. Poco le banche, solo una banca locale ha dato un piccolo contributo, e poco le altre istituzioni. Chi ha permesso l’erogazione delle borse di studio è stato soprattutto il Comune quest’anno. Comune e società civile, ma due volte civile, perché è composta da cives ed è composta da persone che comprendono che l’interesse generale va al di sopra dell’interesse particolare. C’è stata una spontanea adesione, frutto di tanti anni di lavoro. Ci possiamo ritenere più che soddisfatti. Tutte le fatiche e la stanchezza poi scompaiono vedendo che i cittadini ci sono accanto e vogliono esserci accanto».

Dal punto di vista della partecipazione degli studiosi al Convegno come si posiziona questa edizione rispetto alle precedenti?

«È chiaro che il sessantennale è stato un convegno particolare, celebrativo, quindi l’anno scorso abbiamo avuto 70 oratori addirittura. Quest’anno li abbiamo ridotti ma non è il numero che fa la qualità. Sono ottimi studiosi quelli che abbiamo individuato, quest’anno sono una quarantina. Bisogna fare i conti anche con le disponibilità finanziarie, economiche. Io vorrei che il Convegno tornasse ad avere una durata di un giorno in più, perché con un giorno in più noi potremmo permetterci di dedicare un giorno alla visita della città e del territorio di Taranto, ma chiaramente questo è possibile solo se hai le coperture. Noi li abbiamo portati in altri momenti a Martina Franca, a Grottaglie, a Massafra, e questo è bello ed è opportuno e significativo, ma per poterlo fare ci vogliono i sostegni, perché l’organizzazione del Convegno è come una famiglia, non puoi spendere se non ciò che hai».

Ci sono nuove leve di studiosi all’orizzonte che possano prendersi sulle spalle l’organizzazione di un evento di questo calibro?

«Mi sono fatto prestare una lanterna e li stiamo cercando. Il mio augurio, il mio auspicio, è che si possano trovare, perché gli anni passano per tutti. Anche come fatto generale, non si può continuare a gestire sempre con le stesse persone, perché sennò diventa qualcosa di personale. Il Convegno dovrebbe essere una macchina perfetta, in cui c’è un direttore tecnico, c’è un coordinatore ma è un gruppo di lavoro, come ho detto ieri all’apertura dei lavori, che deve far camminare il Convegno. Noi abbiamo anche personale interno all’istituto e ci avvaliamo della collaborazione veramente preziosa della cooperativa Museion, se non avessimo loro tanti problemi non si potrebbero risolvere. Il mio auspicio, in tempi brevissimi (l’età mia personale lo impone) è di trovare chi si prenda sulle spalle questo bellissimo fardello. È un fardello, è un peso, ma è qualcosa che ti dà anche tante soddisfazioni».

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