Potranno godere di altri dodici mesi di cassa integrazione a partire da dicembre prossimo i 114 lavoratori della Tessitura di Mottola-Gruppo Albini. Era questo l’obiettivo che si erano posti i sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e la task force regionale per l’occupazione guidata da Leo Caroli, dopo l’ultimo incontro dello scorso 27 settembre, raggiunto oggi a Bari con un accordo quadro al termine di una lunghissima riunione.

Lo strumento che sarà utilizzato ha già interessato i lavoratori dell’ex Cementir di Taranto, ed è quello previsto dall’articolo 62 della Manovra finanziaria 2022, che aggiunge il nuovo articolo 22-ter al D.Lgs. n. 148 del 2015, rubricato “Accordo di transizione occupazionale”. L’art. 22-ter prevede che all’esito dell’intervento straordinario di integrazione salariale per le causali di cui all’articolo 21, comma 1, lettere a) e b) (i.e. riorganizzazione e crisi aziendale) ai datori di lavoro che occupano più di 15 dipendenti possa essere concesso un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria, finalizzato al recupero occupazionale dei lavoratori a rischio esubero e al fine di sostenere le transizioni occupazionali. La Cigs in parola, concessa in deroga ai limiti di durata di cui gli articoli 4 e 22, è riconosciuta per un massimo di 12 mesi complessivi non ulteriormente prorogabili. Strumento che comporta anche un onere per l’azienda, ovvero il versamento del 9 per cento dei contributi previdenziali all’Inps. Ricordiamo che l’attuale cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività scadrà il 28 ottobre, ma grazie all’aggangio alla precedente per Covid terminerà il 22 dicembre.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/27/tessitura-la-motion-e-scomparsa2/)

Ciò detto, l’intesa raggiunta oggi tra i sindacati, la Regione e il gruppo Albini, sarà posta al vaglio dei lavoratori che incontreranno i delegati sindacali in assemblea nella giornata di giovedì, all’esterno dello stabilimento di Mottola. Questo perché l’azienda bergamasca, all’interno dell’accordo odierno, ha ottenuto quanto richiesto la scorsa settimana, ovvero l’avvio della procedura di licenziamento collettivo al termine della cigs, ovvero a fine 2023 (richiesta sin troppo scontata a fronte del fatto che il gruppo lombardo non vuole avere più collegamenti e problemi sulla vertenza, visto che l’azienda è anche in liquidazione, oltre a voler svuotare lo stabilimento dei macchinari di sua proprietà). Ma come contropartita i sindacati hanno ottenuto ed inserito all’interno dell’accordo una postilla importante: ovvero che Albini non si disimpegni dalla partita della reindustrializzazione del sito se nel corso del 2023 dovessero esserci nuovi ammortizzatori sociali che allungheranno la copertura salariale dei lavoratori almeno al 2024. Anche perché, come dichiarato oggi dai rappresentanti del gruppo lombardo, all’azienda di scouting Vertus è stato rinnovato per altri dodici mesi il mandato a setacciare il mercato in cerca di nuovi investitori. Che pare non siano nemmeno pochi, visto che una serie di aziende avrebbe manifestato interesse per il sito di Mottola, compresa un’importante azienda del settore metalmeccanico di cui però non è stato reso noto il nome.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/02/tessitura-mottola-la-motion-non-convince2/)

Sul tavolo sono state poste altre due questioni. La prima riguarda la possiiblità di concedere ai lavoratori l’esodo incentivato, per chi volesse chiudere i rapporti con l’azienda e cercare una nuova occupazione presso altre aziende. Al momento però non si è ancora entrati nel merito della somma (lorda) che otterrebbe ogni singolo lavoratore a fronte dell’interruzione volontaria del rapporto di lavoro. La seconda riguarda invece la richiesta dell’azienda ai sindacati: portare via alcuni macchinari dallo stabilimento di Mottola (non è chiaro se per venderli oppure per destinarli ad altri siti produttivi di proprietà del gruppo). Un segnale non dei migliori ma inevitabile, per chi ancora oggi spera in un ripensamento del gruppo lombardo, che in realtà ha sempre chiarito come non vi siano possibilità ché ciò avvenga. E che sicuramente non piacerà a gran parte dei lavoratori e ai sindacati di base come lo Slai cobas. Ma anche di questo si discuterà nell’attesa assemblea di giovedì.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/01/tessitura-albini-la-motion-si-ritira/)

Infine, anche durante la riunione odierna si è avuto conferma del fatto che la Motion spa è da considerarsi fuori dalla partita della reindustrializzazione del sito ionico. I perché di un così repentino cambiamento di orizzonte da parte dell’azienda di Forlì non è affatto chiaro. Visto che come abbiamo più volte riportato, nell’incontro dello scorso 11 agosto confermò la manifestazione d’interesse per il sito di Mottola presentata a fine maggio al ministero dello Sviluppo economico. Un investimento di circa 30 milioni di euro, con la possibilità di accedere ai contratti di sviluppo del MiSE, rifinanziati con 3,1 miliardi dal PNRR. Un business plan spalmato su quattro anni che prevedeva l’assunzione totale di 282 unità, l’ampliamento del capannone attuale e la costruzione di un secondo. Con l’obiettivo di far diventare quello di Mottola il più grande sito produttivo europeo maccatronico per la componentistica di letti e divani (quindi produzioni meccaniche di letti e divani da una parte e produzioni di reti letto per divani e materassi).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/18/tessitura-una-vertenza-anche-politica/)

Ma nessuno dei portagonisti ‘secondari‘ della vicenda ha ancora oggi capito cosa sia realmente successo. Non lo possono sapere ovviamente i lavoratori, non ne sono a conoscenza i sindacati, qualcosa in più potrebbe sapere la task force regionale che è da tempo in contatto con i due gruppi aziendali interessati dalla lunga trattativa. Probabilmente solo e soltanto se la vertenza venisse spostata al MiSE con l’apertura di un tavolo apposito, come chiesto da tempo dai sindacati in primis dalla Filctem Cgil, si potrebbero chiarire tanti aspetti della vicenda. Del resto, viceministro è ancora oggi Alessandra Todde (Movimento 5 Stelle) rieletta lo scorso 25 settembre, e che lo scorso maggio incontrò i lavoratori in quel di Mottola spendendo parole fiduciose sulla prossima conclusione positiva della trattativa. Ma da allora non si è più vista né sentita. Così come, dopo aver anch’egli affermato che tutto si era incanalato sulla strada giusta lo scorso agosto, è scomparso dall’orizzonte della vertenza il senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento, braccio destro dell’ex premier Conte e ritenuto oramai il capo del Movimento in terra ionica (anch’egli rieletto), che a lungo si spese nei mesi scorsi su questa vicenda. Così come si è lentamente eclissato il sindaco di Mottola, anch’egli del Movimento 5 Stelle, Giampiero Barulli pur essendo presente a tutti i tavoli (senza dimenticare che una della Rsu è da anni attivista del Movimento). E’ fin troppo chiaro il perché, come abbiamo fatto spesso notare su questo giornale, questa si sia purtroppo trasformata in una vertenza politica, fattore che ad oggi ha soltanto danneggiato ulteriormente i lavoratori. Che potranno guadare con un minimo di serenità in più di qui a dicembre 2023. Quattordici mesi nei quali bisognerà cercare con ogni mezzo una soluzione positiva alla vertenza, che potrà avvenire unicamente attraverso la reindustrializzazione del sito. E il riassorbimento delle maestranze. Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/21/tessitura-mottola-ce-qualcosa-che-non-va/)

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