Alla fine sono stati tutti assolti. E’ questa la conclusione del processo sullo smaltimento e la trasformazione delle ceneri prodotte dalla centrale Enel di Cerano (Brindisi), che quindi non ha violato nessuna norma sulla gestione dei rifiuti. L’assoluzione riguarda 18 imputati – 11 manager Enel e 7 dell’ex Cementir di Taranto (ora Cemitaly) – e delle due stesse società nel processo in abbreviato su presunti illeciti amministrativi.
Il dato curioso, ad esser generosi, è che a chiedere l’assoluzione degli imputati è stato il pm della Dda di Lecce, Milto Stefano De Nozza, nel corso dell’udienza preliminare dello scorso 23 settembre. Richiesta che oggi è stata accolta dal gup Sergio Tosi per il quale “il fatto non sussiste“.
Assoluzione che segue l’archiviazione che lo scorso 28 giugno il gip del tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, stabilì per la posizione di 14 indagati (13 persone fisiche e 1 società), per la vicenda legata all’utilizzo della loppa d’altoforno dell’ex Ilva. Il provvedimento di archiviazione riguardò Marco Andelmi, dirigente Ilva, Enrico Bondi, ex commissario Ilva, Adolfo Buffo, dirigente Ilva, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, Tommaso Capozza di Ilva, Corrado Carrubba, ex commissario Ilva, Ruggiero Cola, ex dirigente Ilva, Salvatore De Felice, ex dirigente Ilva, Bruno Ferrante, ex presidente del consiglio di amministrazione Ilva durante l’ultimo periodo della gestione Riva, Piero Gnudi, ex commissario Ilva, Enrico Laghi, ex commissario Ilva, Antonio Lupoli, ex dirigente Ilva, Nicola Riva, ex proprietario ed amministratore Ilva e la società Ilva spa, ora in amministrazione straordinaria.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/28/loppa-daltoforno-ex-ilva-tutti-archiviati/)
Un’inchiesta nata cinque anni fa…
Tutto iniziò l’8 settembre del 2017 con il sequestro preventivo, con facoltà d’uso e l’obbligo di seguire prescrizioni, della centrale Enel Federico II di Cerano, a Brindisi, nell’ambito di un’inchiesta denominata ‘Araba Fenice’ della Dda di Lecce su un presunto traffico illecito di rifiuti. Oltre alla centrale Enel di Cerano, i militari della Guardia di finanza sottoposero a sequestro per traffico di rifiuti anche lo stabilimento di Taranto ‘Cementir Italia spa’ (ceduto una settimana al gruppo Italcementi) e i parchi ‘loppa d’altoforno’, nastri trasportatori e tramogge dell’ex Ilva e dell’ex Cementir. Quest’ultima, pochi giorni dopo, il 04/10/2017 avviò una procedura di licenziamento collettivo a seguito del sequestro (vicenda che l’azienda ha sempre utilizzato come uno dei tanti motivi per cui non è stato più possiible produrre cemento).
Poi, il 23/11/2017 il GIP del Tribunale di Lecce autorizzò la ripresa dell’attività lavorativa mediante l’utilizzazione di una loppa diversa da quella fornita dall’Ilva e l’uso dei parchi di stoccaggio e degli impianti produttivi sotto la vigilanza e il controllo degli amministratori giudiziari, nominati anche per garantire la continuità e lo sviluppo aziendale.
Dato alquanto interessante ed allo stesso tempo destabilizzante, è che il 6/12/2017, così come riferito nell’incontro del 7 dicembre 2017 dall’amministratore Giudiziario dello stabilimento Cementir di Taranto, il GIP del Tribunale di Lecce autorizzò la Cementir Italia S.P.a. a procedere all’utilizzo della loppa giacente nel parco presso lo stabilimento atteso che sulla stessa è stata effettuata la caratterizzazione con esito positivo. Pertanto, a seguito di tale provvedimento, la Cementir Italia S.p.a. riavviò le lavorazioni con la configurazione industriale dello stabilimento di Taranto quale centro di macinazione (avendo dal 1 gennaio 2014 interrotto l’attività di produzione a ciclo completo) e distribuzione.
Poi, il 2 agosto 2018, la Procura di Lecce revocò integralmente il sequestro della Cementir Italia di Taranto (oggi Cemitaly), parte dell’Ilva e della centrale Enel di Brindisi, oltre a sbloccare 523 milioni di euro ritenuti l’ingiusto profitto incassato dall’Enel che avrebbe venduto e non smaltito le ceneri, sostenendo che le ceneri della centrale Enel di Brindisi e la loppa (scorie liquide) dell’Ilva di Taranto potevano essere utilizzate nella produzione di cemento. Alla base del dissequestro, disposto su richiesta dei difensori delle società, vi fu la perizia disposta dal Tribunale di Lecce nell’ambito dell’incidente probatorio celebrato nei mesi precedenti al dissequestro su richiesta della Procura. Nelle 93 pagine della consulenza degli ingegneri Vincenzo Belgiorno e Federico Vagliasindi si leggeva che “le ceneri prodotte presso la centrale Enel di Brindisi possono ritenersi generate dalla combustione di polverino di carbone cui compete il codice Cer 100102. E che le ceneri prodotte presso la centrale Enel di Brindisi possono essere conferite a Cementir ed impiegate nella produzione di cementi. Che la loppa prodotta dalla stabilimento Ilva rispetta quanto previsto dalla Uni 197″.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/08/02/ceneri-e-loppa-revocato-sequestro-cementir-ilva-e-enel/)
Così come accaduto lo scorso giugno, anche il gup ha accolto la richiesta formulata dal sostituto procuratore distrettuale antimafia Milto Stefano De Nozza, in cui viene evidenziato come la loppa non sia un rifiuto ma un sottoprodotto (cosa peraltro da sempre risaputa). Le valutazioni dei periti, ha scritto De Nozza nella richiesta di archiviazione e di assoluzione, sono del tutto differenti nelle conclusioni da quelle del consulente del pm. Di fatto è stata confermata la qualifica di rifiuto delle ceneri di carbone, con conseguente violazione della normativa di settore da parte di Enel e Cementir (per le quali prosegueil processo a Brindisi), mentre per la loppa di altoforno, si è approdati ad una differente determinazione.
E’ stato altresì dimostrato che la loppa di altoforno veniva sottoposta ad una selezione meccanica attraverso il controllo visivo di un operatore, che selezionava e divideva il materiale da usare come sottoprodotto da quello da inviare in discarica. Il che aveva già determinato l’esclusione di responsabilità per tutti gli indagati che per posizione o funzione erano collegati ad Ilva spa in A.S., compresa la stessa società Ilva.
Dunque, la loppa d’altoforno non era tossica, cancerogena o radioattiva, come in tanti affermarono in quei mesi del 2017, diffondendo il solito allarmismo di massa. Inoltre, come ci chiedemmo ingenuamente all’epoca, nessuno ha risarcito del danno subito i lavoratori dell’ex cementirficio già in cassa integrazione all’epoca dei fatti. Oltre al fatto che, come dimostra questa vicenda, nessun magistrato risponde degli errori commessi a differenza dei comuni mortali. Oggi, dopo cinque anni, semplicemente vengono tutti assolti. Nel quasi silenzio mediatico dei partiti e degli ambientalisti e dei loro amici e affini giornali e giornalisti, sempre pronti a gridare allo scandalo per poi dileguarsi e scomparire nel silenzio quando il risultato finale non è quello da loro agognato. Senza che nessuno dica almeno un semplicissimo ‘scusate, ci siamo sbagliati’. Ad maiora.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/09/28/traffico-illecito-rifiuti-la-gdf-sequestra-parchi-loppa-daltoforno-nastri-cementir-ed-ilva/)