La Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati, ha pubblicato la ‘Relazione Finale sulla situazione delle bonifiche e della gestione dei rifiuti presso gli impianti ex Ilva di Taranto e nelle aree contermini‘. Un documento di quasi cento pagine che fotografa una situazione già ampiamente conosciuta alle nostre latitudini, con approfondimenti però altrettanto interessanti per quanto concerne la situazione ambientale del SIN di Taranto.

La relazione è stata redatta dopo la visita della stessa commissione a Taranto lo scorso luglio e dopo le tante audizioni svolte negli scorsi mesi, che abbiamo puntualmente riportato su queste colonne. Diverse le critiche evidenziate dalla Commissione d’inchiesta che spesso e volentieri ricalcano quelle da noi più volte evidenziate in particolar modo nei confronti del CIS Taranto, del cambio di ruolo del Commissario straordinario per gli interventi di bonifica, la poco chiara gestione della bonifica del Mar Piccolo e tanto altro ancora.

Tutte questioni che abbiamo denunciato e sollevato per tempo e nel tempo in tutti questi anni nel silenzio generale. Ed era scontato che anche una Commissione nata da poco si accorgesse dell’approssimazione che ha contraddistinto in questi anni la gestione politica delle bonifiche nell’area SIN.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/11/bonifiche-arriva-commissione-bicamerale/)

Una relazione incompleta per colpa della politica…

Certamente però, come viene rilevato nella stesa relazione, l’inchiesta sullo stato delle bonifiche e sulla gestione dei rifiuti presso gli impianti ex ILVA di Taranto e nelle aree contermini è colta dall’interruzione improvvisa della XVIII legislatura nella fase preliminare del suo avvio. “Difatti, l’attività svolta di acquisizione delle informazioni, di audizione dei soggetti pubblici interessati nel programma di risanamento, la stessa missione svolta in Taranto nel luglio del 2022, ha consentito di conseguire la conoscenza solo di alcuni aspetti della vasta problematica, poiché l’intervenuta interruzione dei lavori, causata dal termine anticipato della legislatura, ha impedito il completamento della conoscenza dei fatti, rendendo il presente lavoro, nelle sue conclusioni di sintesi, parziale. Basti pensare, che l’Amministratore delegato di Acciaierie d’Italia S.p.A., Lucia Morselli, benché convocato dalla Commissione d’inchiesta, non è stato audito per impegni pregressi non differibili“.

La relazione, dunque, “è stata redatta in forma di agile resoconto delle attività svolte dalla Commissione di Inchiesta, con l’individuazione delle priorità e dei temi di indagine per la prosecuzione delle stesse indagini e si è posta l’obiettivo di fornire un quadro completo delle situazioni di fatto dei singoli siti da bonificare e delle conseguenti responsabilità dei soggetti pubblici e privati cui spetta l’intervento. Da ultimo, la repentina conclusione dell’inchiesta non ha consentito di valutare l’incidenza dell’inquinamento decennale di Taranto sulla salute dei cittadini, non essendo stato possibile – né in via documentale, né mediante audizione delle Autorità sanitarie – acquisire i dati e l’andamento delle malattie legate all’inquinamento siderurgico, né tanto meno gli interventi di cura e di tutela dei cittadini residenti nel territorio”. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/20/salviamo-le-bonifche-dallabisso3/)

Dubbi e perplessità sul Mar Piccolo, l’area PIP Statte, scuole Tamburi e la Vasca di colmata al V sporgente

La Commissione, in considerazione della portata dell’inchiesta e del limitato intervallo di tempo disponibile, ulteriormente ridotto dalla anticipata conclusione della XVIII legislatura, non è stata in grado di effettuare alcuna valutazione sulle scelte strategiche legate alle attività attualmente previste dal Contratto Istituzionale di Sviluppo dell’area del 2015, presidiato dall’apposito Tavolo Istituzionale Permanente. Pertanto, di conseguenza, si è scelto di non entrare nel merito delle decisioni relative alle priorità individuate ed ai relativi meccanismi di definizione.

Innanzitutto, occorrerebbe considerare più approfonditamente le attività svolte dal Tavolo Interistituzionale Permanente (TIP) del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) di Taranto, nel suo ruolo di coordinamento di tutte le Istituzioni nell’area tarantina per il suo risanamento e riqualificazione. Le osservazioni della Commissione sono riferite essenzialmente alle attività affidate ai Commissari straordinari per la bonifica, ambientalizzazione, riqualificazione, nella cui gestione si sono evidenziate varie criticità. Il ruolo di coordinamento e di raccordo del TIP, nella fase di passaggio delle consegne avvenuta tra i Commissari Straordinari che sono avvicendati, sembra essere stato non adeguatamente efficace, in termini di indirizzi, priorità e di tempistiche per la realizzazione delle opere in corso. Nel constatare le criticità presenti, la stessa nuova presidenza del Tavolo del CIS, insediata nel marzo 2021, di fronte ad una situazione non chiara, ha dovuto condurre essa stessa una rilettura complessiva della situazione stessa per la verifica degli indirizzi a suo tempo dettati ai Commissari straordinari. A tale scopo è destinata la due diligence commissionata poco dopo la sua nomina (marzo 2021), dal Presidente del TIP del CIS al nuovo Responsabile Unico del Contratto (RUC) del CIS, nel luglio 2021.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/09/mar-piccolo-stop-bonifica-ce-piano-b/)

In particolare, per quanto riguarda il Mar Piccolo, si è in presenza di un caso conclamato di “inversione di rotta” tra vecchio Commissario straordinario e il subentrante, con la proposta di cancellazione di progetti e riallocazione delle risorse, relativamente ad attività assolutamente primarie, quali il risanamento del Mar Piccolo. La Commissione non entra nel merito del contenuto del progetto, e della sua evoluzione nel tempo, che sarebbe degno, esso stesso, di una specifica inchiesta, ma constata che, alla fine, l’attuazione del progetto di risanamento del Mar Piccolo si è esaurito, ad oggi, nei monitoraggi e negli studi teorici correlati – al di là delle opere marginali realizzate. Lo stato di avanzamento del progetto (nullo), promosso nel 2012, tra studi, proposte, nuovi studi, procedure annullate, proposte di sottrazione di risorse, denegazione della sottrazione di risorse, ne è la prova. 

Presumibilmente si dovrà affrontare una nuova fase di progettazione mentre, sullo sfondo, le tensioni sanitarie, ambientali, sociali sembrano destinate ad aumentare. Peraltro, vengono formulati progetti commerciali dell’uso del Mar Piccolo che a loro volta dovranno essere considerati sia per il loro impatto, sia per le possibili interazioni con qualsiasi attività di bonifica venisse proposta. Sintomatica della situazione è anche la vicenda della “Piattaformainformativa che avrebbe dovuto permettere la condivisone dei dati già prodotti dal complesso degli Enti e Soggetti che operano nell’area. La Commissione ha constatato una situazione, anche in questo caso, di tesi contrapposte tra i Soggetti che si sono avvicendati nel ruolo di Commissario straordinario e i suoi potenziali utilizzatori. Di fatto, come confermato da parte dei potenziali utilizzatori stessi, i dati ambientali raccolti dall’ex Commissario straordinario Corbelli risultano non accessibili, neanche in forma elementare.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

Le altre opere ambientali poste sotto la gestione commissariale con le quali la Commissione è venuta in più diretto contatto non offrono un panorama più rassicurante. La vicenda del PIP di Statte si dibatte tra progetti e loro modifica, ricerca di fondi, attività provvisorie, senza una chiara prospettiva di soluzione. Le criticità delle procedure amministrative per la bonifica del cimitero di S. Brunone sono testimoniate dalla censura da parte dell’ANAC ed in fase di riavvio. Sul possibile ritardo nell’attivazione degli impianti di filtrazione dell’aria delle scuole del quartiere Tamburi per il dilazionamento delle procedure di collaudo occorrerebbero approfondimenti. Altrettanto, per il fatto che la Commissione, in visita alle scuole del quartiere Tamburi, ha constatato che la presenza di problemi tecnici che ha impedito di mettere in funzione gli impianti su richiesta della stessa Commissione. Il caso dell’ex Cemerad di Statte è rimasto incagliato per anni a causa di “problematiche ragionieristiche” e risolto solo recentemente e, forse non incidentalmente, in coincidenza con le indagini di questa Commissione.

Per quanto riguarda la realizzazione della “cassa di colmata” funzionale all’ampliamento del V sporgente del porto di Taranto, la Commissione, infine, ha raccolto le aspre critiche del suo collaudatore sulle modalità della sua costruzione. Secondo il parere dell’ingegnere, l’opera si stava realizzando in grave difformità rispetto al progetto approvato, e che ciò avrebbe comportato grossi rischi di tenuta dei fanghi all’interno della colmata. Il Collaudatore, a causa di tali difformità, non avrebbe proceduto al collaudo, a meno di efficace rimedio. Secondo il collaudatore, se l’opera verrà realizzata con queste difformità, sarà elevatissimo il rischio che nel futuro si possano verificare gravi problemi sia di sicurezza e sia di inquinamento per la fuoruscita dei fanghi, che si riverserebbero in mare. La Commissione ha quindi raccolto le dichiarazioni spontanee del Collaudatore informalmente, nel corso del sopralluogo. Ritenendo che tali affermazioni vadano formalizzate e, se del caso, data la gravità della situazione, la Magistratura debba esserne interessata. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/06/18/bonifica-cimitero-san-brunone-e-tutto-da-rifare/)

Scollamento delle competenze: sembra che ognuno vada per la sua strada

In sintesi dunque, al di là dei benefici ambientali apportati da alcune delle opere pianificate e realizzate sotto le competenze del Commissario straordinario alle bonifiche, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area, lo scollamento delle competenze, le difficoltà di coordinamento, una gestione amministrativa non priva di criticità e complicazioni hanno impedito di mettere pienamente a frutto l’impegno economico profuso dallo Stato nell’area. 

Sul tema delle attività per il risanamento e per la rimozione delle passività ambientali nel sedime in gestione ad Acciaierie d’Italia, la presa di contatto della Commissione è stata estremamente limitata, solo indiretta, con audizioni ai soggetti deputati alle funzioni di controllo, per altro solo prodromiche ad approfondimenti, e sostanzialmente senza alcun contatto con l’attuale gestione di Acciaierie di Italia, escludendo la “visita informativa” presso l’impianto di Taranto del 14 luglio 2020, senza la presenza della dirigenza dell’Impresa. Le criticità presenti, però, non riguardano solo i singoli casi esaminati dalla Commissione.

Il quadro generale emergente dimostra un frazionamento delle competenze, la mancanza di una visione di insieme, la difficolta di dialogo tra tutti i soggetti pubblici incardinati sulla tematica, sia per aspetti procedimentali sia su una più rilevante visione ed azione strategica sull’area. “Ciò rappresenta un ostacolo quasi insormontabile, in una situazione così complessa, sia per conseguire una tempistica accettabile per la realizzazione delle opere, anche di quelle per altro previste, sia per la loro qualità ed efficacia” si legge nella relazione. Esempi chiari sono evidenziati dal fatto che “la Commissione non ha rilevato alcun dialogo o rapporto funzionale tra le attività di chi ha in carico la realizzazione delle bonifiche delle discariche nelle “aree escluse”, ILVA in AS, che per altro lavora in base ad un programma ferreo, e le attività del Commissario straordinario per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, che dovrebbe essere assoggettato alle forme di coordinamento generale da parte del Tavolo Interistituzionale Permanente del CIS, coordinamento non privo di criticità, vista anche la vicenda del passaggio di consegne tra Commissari straordinari. Ci si domanda anche se il collegamento e la sincronizzazione delle attività del Commissario straordinario e di ILVA in AS con le attività di Acciaierie d’Italia per il risanamento dello stabilimento produttivo sia adeguato per il più efficace e rapido recupero dell’area“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/16/bonifiche-aree-ex-ilva-i-lavori-procedono/)

Due aree principali: l’inquinamento del sottosuolo e della falda e quello dell’aria

Ad ogni modo, chiarito quanto sopra, per la Commissione d’inchiesta è doveroso formulare una conclusione di sintesi dell’attività svolta dalla Commissione d’inchiesta, pur nella consapevolezza del fatto che tali conclusioni devono essere, ad oggi, ritenute parziali. I sopralluoghi effettuati e una prima presa di contatto diretta con l’attività di bonifica e con le sue cause, insieme ad alcuni spunti ricavati da una piccola parte dell’ingente documentazione in possesso della Commissione, hanno permesso di costruire un primo quadro della situazione di inquinamento in atto, e della sua dinamica, identificando due aree principali.

La prima area è rappresentata dall’inquinamento del sottosuolo e della falda generata dalle discariche e dagli sversamenti. L’obiettivo dell’attività di bonifica è l’eliminazione del rischio per i recettori. Il Mar Piccolo è stato studiato come recettore delle diverse fonti di inquinamento presenti nell’area con una dinamica, legata agli apporti dei corpi idrici superficiali, di quelli sotterranei e del mare, estremamente complessa. Si è lavorato per la rimozione di parte delle sorgenti di inquinamento, come gli scarichi diretti. Per quanto concerne altre potenziali sorgenti, come le discariche prive delle idonee protezioni, le attività di bonifica sono in corso o sono ancora in fase di progetto: la più tempestiva realizzazione delle opere è indispensabile per offrire la garanzia che esse non rappresentino perduranti forme residue di contaminazione. Sullo sfondo rimane il problema irrisolto, anche solo dal punto di vista concettuale, della contaminazione dei sedimenti e del loro apporto di sostanze nocive alla catena alimentare umana attraverso la mitilicoltura.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/29/bonifiche-a-taranto-e-il-caos-totale/)

La Commissione, nel limitato periodo a disposizione, non ha, però, avuto modo di verificare se nella progettazione delle opere di bonifica proposte, già complesse e controverse, i possibili contributi dei siti contaminati circostanti sia stato tenuto in considerazione, come dinamica temporale e quantità, e se si sia sviluppato un rapporto organico, su questo tema, tra Commissario straordinario alle bonifiche, ILVA in AS, Impianto siderurgico. Sul punto, dunque, permane l’esigenza di un dovuto approfondimento ed integrazione dell’analisi fin qui svolta.

La seconda area di interesse è relativa alla immissione in atmosfera degli inquinanti provenienti dall’impianto siderurgico. “Il tema è primariamente riferito direttamente alla protezione della popolazione contro le emissioni dirette degli impianti. Però, la presenza di deposizioni massive di contaminazione in determinate aree, con conseguente grave rischio sanitario per contatto, inalazione di pulviscolo risospeso, ingestione ha reso indispensabile interventi radicali localizzati per l’eliminazione delle deposizioni storiche che costituiscono un rischio di “contaminazione secondaria”, indipendente dalle emissioni attuali dello stabilimento. Ovviamente, l’obiettivo da perseguirsi è l’eliminazione della fonte primaria dell’inquinamento che può, tra l’altro, provocare il ripetersi di nuove deposizioni. A questo fine sono dedicate le attività del Piano Ambientale relative allo stabilimento produttivo, i cui effetti dovranno essere monitorati nel tempo a livello dei recettori dell’area. Purtroppo, sul tema della contaminazione residua dell’atmosfera e sull’andamento delle emissioni, la Commissione, non ha avuto modo di condurre approfondimenti, che pur erano stati ipotizzati accedendo quantomeno ad una sintesi della ingente massa di dati disponibili nell’Osservatorio ILVA o messi a disposizione da ISPRA e ARPA Puglia” si legge ancora nella relazione.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/13/bonifiche-ex-ilva-tra-numeri-e-politica/)

Serve maggiore conoscenza e consapevolezza per un efficace risanamento

Dal punto di vista degli interventi in generale colpisce, “come per altro fatto rilevare da diversi Soggetti nel corso delle attività della Commissione e già sottolineato poco sopra, il notevole frazionamento delle competenze e dei procedimenti, anche su porzioni territoriali prossime tra di loro e caratterizzate dallo stesso problema. La situazione, in un’area caratterizzata dalla presenza di un grande, articolato ma unico centro di rischio ambientale, ha finito per produrre frazionamenti, complicazioni, difficoltà di colloquio, diseconomie e disomogeneità procedimentali che di fatto ostacolano il buon andamento sostanziale delle attività di risanamento della zona. L’aspetto sistemico della situazione è evidente: le attività di bonifica che dovranno essere sviluppate sono comunque fondamentali per rallentare e prospetticamente eliminare fenomeni di contaminazione secondaria e residua. La pianificazione definitiva delle attività di bonifica dovrà essere effettuata alla luce della puntuale conoscenza dello stato di contaminazione di tutta l’area di crisi ambientale e di tutte le sorgenti, dirette o indirette, in atto. Solo attraverso questa consapevolezza può portare ad un risanamento efficace e stabile nel tempo. Non può essere, contemporaneamente, trascurato il tema dello sviluppo economico e sociale dell’area, compromesso dalle passività ambientali presenti che potrebbe rendere critico l’inserimento di nuove attività produttive. Da questo punto di vista, si auspica la realizzazione di attività di valutazione ambientale strategica mirata a determinare il quadro di possibile sviluppo dell’area, mettendo in luce opportunità insieme a corrette condizioni al contorno, dal punto di vista ambientale, per il loro sviluppo” conclude la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati nella sua relazione. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/30/bonifica-sin-taranto-serviranno-anni2/)

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