La proposta è stata lanciata a metà marzo dalla Fillea Cgil di Taranto e dal suo segretario Francesco Bardinella, ovvero riconvertire l’ex Cementir di Taranto (oggi denominata Cemitaly) in un impianto di produzione di idrogeno verde.
L’idea della Fillea Cgil è quella di di candidare il sito ex Cementir di Taranto al bando per la riqualificazione aree industriali dismesse per la produzione di idrogeno verde. Il bando è nazionale, l’ha promosso il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, rientra nel PNRR e l’adesione al bando dovrà essere portata avanti dalla Regione Puglia, che proprio lo scorso si è candidata come territorio per ospitare la localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno” (Hydrogen Valley), come previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR). Indicando Taranto tra le province che potranno ospitare impianti per la produzione di idrogeno. Questioni che furono affrontate a Roma, in un incontro tra il premier Mario Draghi e i governatori delle varie Regioni lo scorso luglio, al quale partecipò anche il governatore pugliese Michele Emiliano.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/27/ex-cementir-altri-12-mesi-di-cassa/)
La proposta è stata anche discussa nelle diverse riunioni della task force regionale per l’occupazione, ed ha riscosso un’ampia approvazione tanto che ieri sera il Consiglio regionale ieri ha approvato la mozione sull’ex Cementir di Taranto di cui è primo firmatario il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (Pd). “Si tratta di un passaggio importante ai fini della costruzione di un percorso di riconversione del sito industriale in chiave green ed eco-sostenibile. Ferma è, infatti, la volontà della Regione Puglia di istituire a Taranto un grande polo per la produzione di idrogeno verde – afferma il consigliere tarantino -. Tale orientamento è, ormai, una necessità stringente per l’effetto combinato dei cambiamenti climatici e della crisi energetica. L’uscita dai combustibili fossili è un’urgenza per tutta l’Europa ed ancora di più per un paese come l’Italia fortemente dipendente da approvvigionamenti esterni. Il sito ex Cementir possiede quindi tutte le caratteristiche per ospitare un’iniziativa di produzione di idrogeno verde come da avviso pubblico del Ministero della Transizione Ecologica, cui ha aderito la stessa Giunta regionale pugliese. La mia mozione intende promuovere e sostenere la candidatura dell’ex Cementir di Taranto a sito per la produzione di idrogeno verde. L’approvazione del documento da parte del Consiglio regionale dà più forza a questa ipotesi lanciata dalla Fillea Cgil che è già stata oggetto di alcune riunioni preliminari. Questo percorso deve trovare ora concreta applicazione e diventare il primo, significativo tassello di una più ampia riconversione del tessuto industriale di Taranto in chiave eco-sostenibile” conclude il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (Pd).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/13/ex-cementir-il-futuro-sara-allidrogeno3/)
L’azienda Italcementi (società italiana che dal 2016 è stata acquisita dai tedeschi HeidelbergCement Group e che nel gennaio del 2018 acquisì il cementificio dalla Cementir del gruppo Caltagirone), che nel giugno dello scorso anno comunicò di aver collocato sul mercato il sito tarantino per la sua vendita e che il mese successivo, a luglio avviò la procedura di licenziamento collettivo, lo scorso aprile manifestaò la sua disponibilità a collaborare a questa iniziativa qualora ci fosse stato il sostegno della Regione Puglia. Lo farebbe mettendo a disposizione il sito (o affittandolo o cedendolo ad una nuova società o magari attraverso una compartecipazione minoritaria) visto che nella sua mission non rientra la produzione di idrogeno e quindi l’investimento verrebbe effettuato attraverso i fondi del PNRR (con l’integrazione di altri fondi pubblici qualora ce ne fosse bisogno).
Entro la fine dell’estate sarebbe dovuta arrivare la valutazione del ministero della Transizione ecologica (MiTE) sulle proposte presentate per l’idrogeno. Soltanto dopo la Regione Puglia avrebbe potuto lanciare il bando rivolto alle aziende e alle pubbliche amministrazioni proprietarie delle aree che ricadono nel perimetro del Sito di interesse nazionale di Taranto (SIN), affinché quest’ultime indichino i luoghi possibili per fare l’investimento. Ma con la caduta del governo Draghi, nonostante quest’ultimo ha continuato ad occuparsi dell’attuazione del PNRR sino all’ultimo, il rispetto dei tempi è inevitabilmente slittato.
Quello che è certo al momento, come si ricorderà, è esser riusciti a raggiungere l’obiettivo primario di mettere in sicurezza il futuro prossimo degli ultimi 45 lavoratori ex Cementir (all’inizio della vertenza erano oltre 70, negli ultimi mesi in 3 hanno optato per il trasferimento nei siti Italcementi del nord, altri invece si sono licenziati provando altre strade, senza dimenticare la possibilità per i lavoratori di accettare l’incentivo all’esodo che però potrebbe venir meno qualora dovesse andare in porto un progetto di riconversione industriale). La proroga di altri 12 mesi della cassa integrazione straordinaria, partita lo scorso 16 settembre, è stata siglata a luglio usufruendo dello strumento previsto dall’articolo 62 della Manovra finanziaria 2022, che aggiunge il nuovo articolo 22-ter al D.Lgs. n. 148 del 2015, rubricato “Accordo di transizione occupazionale”.
Le nostre conclusioni
Lo abbiamo detto e scritto decine volte: la vicenda ex Cementir è un piccolo esempio, un piccolo laboratorio, che ci parla di di crisi di politica industriale, di crisi sociale, crisi di alternative economiche reali e realistiche.
La storia dell’ex Cementir è un pò un emblema di una parte della storia industriale di questa città. Di certo più piccola e meno impattante della vicine Eni ed ex Ilva, ha certamente fatto parte di quel triangolo produttivo dell’industria ionica dai primi anni sessanta del secolo scorso. Che ha avuto un ruolo determinante nel boom economico della città ed anche nei suoi indubitabili e innegabili risvolti negativi in campo ambientale e sanitario.
Una storia che però, di fatto, non ha interessato quasi nessuno. Se non fosse per i sindacati di categoria Feneal UIL, Filca CISL e Fillea CGIL e lo Slai cobas, ed ai nostro lavoro giornalistico sin dai tempi del TarantoOggi e poi del corriereditaranto.it, il disinteresse è stato pressoché totale. In particolar modo da parte delle istituzioni locali e nazionali (a parte qualche piccola dichiarazione d’intenti positivi anni addietro da parte di Comune e Provincia persasi nel tempo, il silenzio della Regione e dei vari parlmentari e senatori tarantini e l’inevitabile interesse della task force regionale per l’occupazione) e della così detta presunta società civile.
Del resto l’ex Cementir non garantisce quel ritorno di immagine e notorietà (che in molti continuano a scambiare per credibilità) che l’ex Ilva ha letteralmente regalato a decine e decine di personaggi locali e nazionali. Nessuno ne parla, non vi è il ritorno d’immagine di tv e giornali nazionali, non c’è alcun processo penale (e politico) in corso da trasformare in una via di mezzo tra uno psicodramma collettivo e uno show mediatico.
Il progetto di bonifica della falda (attuato con le risorse economiche della proprietà precedente ed attualmente costantemente monitorata) e il relativo inquinamento riscontrato non era di primario interesse per chi dell’inquinamento ambientale in terra ionica ha fatto una sorta di ‘ragione di vita‘. Una banchina del porto di fatto ostaggio di un gruppo industriale che non ha mai effettuato i lavori a cui era obbligato, poteva restare lì abbandonata a se stessa senza che nessuno ne richiedesse la restituzione alla collettività, come invede si cerca di fare con quelle in concessione all’ex Ilva (lavori sulla banchina che sono quasi terminati). I lavoratori coinvolti sono ‘appena‘ qualche decina e quindi possono tranquillamente ‘morire’ prima di cassa integrazione e poi di chi ‘si salvi chi può’ vita natural durante.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/09/03/ex-cementir-la-storia-e-finita-nel-silenzio-generale/)
Prima della proposta avanzata dalla Fillea CGIL di Taranto, che condividiamo e appoggiamo, così scrivevamo: “Nessuno chiede che la rincoversione economica e industriale dell’ex Cementir, né l‘utilizzo dei fondi del Recovery per riconvertire un sito industriale che rischia di restare una cattedrale nel deserto per chissà quanti anni. Semplicemente perché è troppo faticoso. Perché non è chic. Perché non fa moda. Perché in cambio non si ottiene nulla. E perché la serietà e la competenza sono, ancora oggi, qualità per pochi. Perché conoscere e studiare richiede troppo impegno e fatica“.
Noi continueremo a seguire anche questa vicenda, nonostante i nostri limiti. Semplicemente perché, come ripetiamo da sempre, lo sguardo sulla realtà deve essere sempre complessivo. Perché i lavoratori, per noi, sono tutti uguali. Perché il futuro economico e produttivo di un territorio, e la sua eventuale e futura riconversione e salvaguardia ambientale, lo ribadiamo ancora una volta, deve riguardare ed includere tutti. Nessuno escluso. Ad maiora.
(leggi tutti gli articoli sulla Cemitaly https://www.corriereditaranto.it/page/2/?s=cemitaly&submit=Go)