In un’atmosfera un po’ d’antan, evidenziata dalle note del concerto per pianoforte e orchestra di Tchaikovsky (eseguito dal sestetto di fiati del conservatorio Paisiello), alla presenza di tante personalità di spicco della vita sociale e culturale cittadina, questo pomeriggio è stato aperto ai tarantini il “Museo degli illustri tarantini” (Mudit) nella ristrutturata masseria Solito, in via Plateja, salvata dalla demolizione che avrebbe dovuto far posto a un complesso residenziale.
L’intervento è stato finanziato dalla Regione, attraverso il bando “Community library”, con un investimento di circa 2 milioni di euro.
Il primo cittadino Rinaldo Melucci ha effettuato il rituale taglio del nastro, salutato dall’applauso dei tanti intervenuti. “Sarà la casa dei tarantini che hanno fatto la storia della città, un luogo di cultura e incontro, un esempio di rigenerazione urbana che farà scuola” – ha commentato il sindaco, non nascondendo la commozione.
L’arcivescovo mons. Filippo Santoro ha impartito la solenne benedizione, sottolineando successivamente la presenza al Mudit di una sezione che riguarda i religiosi illustri della nostra città, “aspetto che riveste un’importanza molto particolare perché riconosce il valore della fede, della vita e della cultura cristiana, di tutto quel complesso, insomma, che dà significato e luce all’esistenza”. “Luoghi come questi – ha continuato – vogliono essere segno di un passato, di una ricchezza della tradizione che tocca e sostiene le ragioni della speranza in questo tempo difficile che stiamo vivendo”.
Quindi, gli altri interventi, fra le capriole di una graziosa piccina davanti alle autorità divertite.
«Oggi abbiamo scritto un capitolo importante del nostro percorso di rinascita – ha detto il sindaco Melucci – Il Mudit è un’opera-simbolo per le nostre amministrazioni, perché l’abbiamo accompagnata sin dalla prima idea progettuale verso questa giornata. Questo luogo integra l’offerta culturale della nostra città che farà sistema con la vicina biblioteca comunale Acclavio” e sarà un ulteriore attrattore per il quartiere, insieme con la Concattedrale. Ci auguriamo che i tarantini affollino questi spazi, che scoprano le storie e le gesta dei loro concittadini di ogni epoca e, attraverso esse, l’epopea di una città che sta tornando a splendere. Grazie a tutte le persone che hanno reso possibile questo risultato, quindi, è un successo che l’intera città deve festeggiare».
“Questo è un luogo della città e per la città che vuole raccontare una comunità diversa, più elevata, più coraggiosa, specie ai nostri giovani. E siamo convinti che quella intrapresa sia la strada giusta. Arriviamo con un po’di ritardo a questo appuntamento per i motivi già noti – ha continuato – ma oggi vogliamo solo lasciarci travolgere dalla gioia di questo evento assieme alle tante eccellenze cittadine presenti e in particolare del modo universitario e della ricerca che si stanno spendendo per arricchire sempre di questo contenitore. Vorremmo che questo museo fosse qualcosa di vivo, che trasmettesse ai giovani il senso di appartenenza alla città e alle cose grandi che dobbiamo tornare a compiere. Dobbiamo aver cura tutti quanti di questo luogo con la sua bellezza perché sia viatico per una comunità migliore”.
Approfondendo le le finalità del Mudit, il prof. Enrico Viola, presidente del centro studi “Cesare Giulio Viola” ha sottolineato “la presenza di una rete di associazioni culturali cittadine che sta lavorando insieme per sostenere l’utilizzo della struttura, che potrà essere anche la sede di un centro di ricerca e di coordinamento degli scavi archeologici della città, che non si limitino al solo periodo magno-greco ma che abbraccino anche l’età medievale”.
Quindi sono iniziate le visite a piccoli gruppi guidate dagli operatori della cooperativa “Museion”, che gestirà il Mudit, mentre al roof-garden veniva servito l’aperitivo. Il tutto, coronato a serata inoltrata da un concerto di un’ensemble dell’Orchestra della Magna Grecia.