Sarà che la nascita del nuovo governo vieni vista come l’occasione buona per tornare a parlarne. Omettendo il fatto che negli ultimi quattro anni non se n’è quasi mai inspiegabilmente parlato. Sarà che la spinta del comitato cittadino ha contibuito a costringere le istituzioni locali a riparlarne, come è avvenuto il 20 ottobre a Bari, nel Forum economico del Mediterraneo (al quale ha partecipato il sindaco Melucci), o come accaduto nei giorni scorsi a Taranto, all’Università, nell’ambito della sesta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/19/il-tecnopolo-di-taranto-resta-un-miraggio/)
Sta di fatto che nelle ultime settimane, improvvisamente, si è tornati a parlare del mai nato Tecnopolo del Mediterraneo di Taranto, finanziato con 8 milioni di euro previsti dalla legge 30 dicembre 2018, la cui nascita venne annunciata il 24 aprile 2019 dall’allora vice premier e ministro dello Sviluppo economico, nonché presidente del Tavolo Istituzionale Permanente dei CIS Taranto, Luigi Di Maio.
Due anni dopo, fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 2 aprile 2021, il “Regolamento di approvazione dello statuto della fondazione Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile”, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2020, n. 195, entrato in vigore in data 17 aprile 2021.
Da allora però, nulla si è più mosso. Per questo l’attuale discussione ci sembra quanto meno fuori tempo massimo. Soprattutto perchè, molti di quelli che oggi parlano fanno finta di non ricordare, o più semplicemente non ne sono al corrente, che probabilmente l’idea originaria del Tecnopolo potrebbe non esistere più da tempo.
Durante la riunione del CIS Taranto del 13 luglio 2021 infatti, venimmo a conoscenza (e pubblicammo su queste colonne) del fatto che dopo un’interlocuzione tra il ministero dello Sviluppo economico (MiSE), il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionico, il progetto fu ‘delimitato’ nell’ottica della realizzazione di un “Centro del Mare Sostenibile” in sinergia con Fincantieri. Motivo per il quale si decise di passare ad una nuova definizione del Masterplan e di una precisa quantificazione delle risorse necessarie. Di fatto dunque già allora sembrava che il Tecnopolo, che inizialmente aveva l’obiettivo di “promuovere un hub italiano con proiezione internazionale sullo sviluppo sostenibile, quale asset strategico dell’innovazione“, rischiava di trasformarsi in tutt’altro.
Come non bastasse, sempre durante quella riunione, in un suo intervento il governatore Michele Emiliano, propose una non chiarissima unificazione del Tecnopolo di Taranto con il Biopolo di Lecce (finanziato dalla Regione Puglia), che però si dovrebbe occupare di biotecnologie in campo medico. Il governatore propose di creare una sinergia tra i due istituti: ma l’uscita del governatore non piacque a più di qualcuno.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/09/sul-progetto-tecnopolo-tutto-tace/)
Ma su tutto questo c’è sempre stato un profondo silenzio. Da parte delle isituzioni (se non in rare occazioni ed eccezioni). Ed anche da parte del CIS
Taranto (anche se nell’ultima riuione di settembre il sindaco Melucci pose il problema al ministro per il Sud Mara Carfagna che promise un approfondimento mai avvenuto, così come il precedente, a causa della caduta del governo Draghi e delle nuove elezioni politiche). Ma la verità, che come al solito nessuno ha il corraggio di affermare e che abbiamo più volte su queste colonne riportato, è che il Tecnopolo è rimasto bloccato anche e soprattutto perché in ballo ci sono i posti degli organi costitutivi e quindi chi li nominerà e chi li occuperà: il Comitato dei partecipanti, il Consiglio di amministrazione, il Presidente, il Segretario generale, il Comitato scientifico e l’Organo di revisione. Oltre a chi dovrà gestire i primi nove milioni in campo che, diciamocela tutta, costituiscono una somma appena sufficiente per far partire tutta la macchina organizzativa.
E non è un segreto per nessuno che nella partita sugli organi costitutivi tutti vogliono giocare la propria partita: il comune di Taranto, la Regione Puglia, ed ovviamente i ministeri interessati dalla vicenda, dal ministero dello Sviluppo economico a quello dell’Economia sino ad arrivare a quelli dell’Ambiente e in particolare dell’Università da cui tanto dipende come recita lo statuto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/04/06/tecnopolo-ecco-lo-statuto-e-adesso/)
Senza dimenticare come non sia stata ancora individuata una struttura idonea dove realizzarlo nonostante le varie proposte avanzate nel tempo (la scuola Acanfora, Palazzo Frisini e il deposito territoriale dell’Aeronautica Militare nell’area di Cimino).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/23/dove-finito-il-tecnopolo-del-mediterraneo/)
Del resto Lorenzo Fioramonti ex ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, (che è bene ricordare che fu colui il quale più si prodigò anni addietro per questo progetto del Tecnopolo durante il governo Conte I, sceso a Taranto per incontrare i cittadini aderenti al Comitato Cittadino per il Tecnopolo del Mediterraneo), abbandonò il Movimento 5 Stelle in polemica per le tante scelte non condivise, criticando l’ex premier Conte anche per il poco entusiasmo mostrato nei confronti del progetto Tecnopolo di Taranto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/07/28/tecnopolo-taranto-dopo-3-anni-tutto-fermo-perche/)
La sensazione è che dovranno passare altri mesi prima di avere qualche notizia in merito. Visto che il progetto rientra nel CIS Taranto che non sappiamo quando sarà nuovamente riconvocato. Detto ciò, al di là delle belle intenzioni, dallo scorso luglio, dunque oramai da oltre un anno, è calato nuovamenteil silenzio. A quasi quattro anni dalla promulgazione, il Tecnopolo rimane ancora inattuato. Sarebbe interessante conoscere il perché, quali interessi ci sono in ballo e a chi appartengono e soprattutto se la decisione comunicata nel CIS del luglio dello scorso anno sia da considerarsi definitiva. In quanto tutto quello che era originariamente previsto dallo Statuto, non si è mai realizzato. E cosa ne sarà di un progetto che resta di restare l’ennesima grande incompiuta. O qualcosa di completamente diverso dall’originale. Tutto il resto sono chiacchiere da bar. Il solito parlarsi adosso nostrano che non porta mai a nulla di concreto. E che alla fine mischia talmente tanto bene le carte in tavola da non far più comprendere di chi sono le responsabilità e quale la verità. Dalla quale tutti rifuggono, purtroppo, specie in politica.
Detto ciò, non sappiamo se e quando tutto questo diventerà realtà. E soprattutto quando darà i suoi frutti concreti. Certamente, tutto quel che di nuovo viene proposto e progettato per la città di Taranto è ben accetto, sempre se viene però incanalato in un ampio progetto di città che abbia un senso logico ed aderenza con la realtà di questo territorio. Questo nuovo mito della ‘transizione ecologica‘, una sorta di nuova ubriacatura da rivoluzione industriale verde, ha bisogno di concretezza e competenza e soprattutto di verità, creando nuove economie e posti di lavoro duraturi e certi, evitando di creare nuove, cocenti illusioni. Ad maiora.
(leggi tutti gli articoli sul Tecnopolo https://www.corriereditaranto.it/?s=tecnopolo&submit=Go)
Una presa per i fondelli dopo l’altra su tanti aspetti ,cosa si realizza di buono a Taranto non lo saprà nessuno ,il paese diventa zona morta sempre più ,risposte non se ne avranno ,figuriamoci i fatti ,che vergogna ..
Alla ricostruzione della vicenda Tecnopolo aggiungerei le ripetute sollecitazioni promosse dal Centro di cultura “Giuseppe Lazzati” attraverso seminari condotti dal CNEL con la partecipazione anche di importanti rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale.