| --° Taranto

Ci siamo sovente occupati, nelle ultime settimane, della questione del comparto 32, l’area urbanistica su cui insiste il centro commerciale Porte dello Jonio, tornata alla ribalta dopo la decisione dell’amministrazione di procedere ad una revisione della perimetrazione dei comparti in prospettiva di nuove edificazioni nell’area.

Per fare chiarezza abbiamo chiesto un parere ad un tecnico, l’architetto Calogero Montalbano, docente presso il Politecnico di Bari.

Un atto impugnabile?

«Trovo quattro motivi fondamentali per cui la scelta sulla 32 è una scelta errata. Il primo credo che sia quello della motivazione tecnico-normativa. Le norme ci impediscono di procedere alla suddivisione di sub-comparti in assenza di un piano particolareggiato. Quella sottozona o sub-comparto (anche in questa bivalenza si è creata tanta confusione pur non essendo la medesima cosa) tecnicamente non si può sottoporre ad un piano autonomo, perché di fatto occorre proceduralmente, essendoci una norma che vincola tutta la maglia 32, fare un piano particolareggiato di tutta la maglia 32. All’interno di questo piano particolareggiato occorrerebbe individuare le sottozone, ma il piano particolareggiato dovrebbe garantire l’equa ripartizione dei coefficienti edificatori, dei diritti dei proprietari e dell‘assetto funzionale.Qui c’è già un errore in termini procedurali, cioè l’accettazione che si possa stralciare una sottozona per procedere a dei piani esecutivi».

Un problema che, sostiene il prof. Montalbano, renderebbe addirittura impugnabile l’eventuale provvedimento, in quanto saltando il passaggio del piano particolareggiato si vorrebbe normare al momento la sola sottozona 32 A, quella compresa fra il centro commerciale e via Speziale, causando un problema nell’equilibrio della quantità e delle tipologie di costruzioni rispetto alle altre sottozone del comparto 32. Perché, allora, questo iter accelerato?

«Perché questo [eseguire il piano particolareggiato] determinerebbe dei tempi così lunghi da ricadere chiaramente nell’obbligazione degli adempimenti del Documento Programmatico Preliminare e quindi i due sistemi di normazione si sovrapporrebbero».

La volontà politica

E a proposito del DPP, il prof. Montalbano ha qualcosa da dire anche riguardo a questo documento e a come se n’è parlato sui giornali:

«Io ho visto su molte testate giornalistiche sostenere come il Documento Programmatico Preliminare del professor Karrer rappresenti una città green, una città che non si espande, una città in compressione, in realtà non è così. Invece, anticipa ampiamente l’edificabilità (la chiama completamento) di tutta questa sottozona. Questo significa che già nel 2017, quando era iniziato l’iter del DPP, ci fosse stato un intendimento politico, un orientamento, perché è un atto politico in cui comunque si sanciva che questa parte si dovesse completare».

Insomma, non ci si dovrebbe stupire di ciò che sta accadendo in quanto già vi era una volontà espressa in un atto programmatico fondamentale che andava nella direzione di nuove edificazioni nell’area.

In particolare, secondo il prof. Montalbano il punto chiave della questione riguarda lo “scavalcamento” di quella che sarebbe dovuta essere una barriera invalicabile verso l’espansione urbana: la tangenziale sud: «Questo piano non è un piano contenitivo, non è un piano che guarda ad una città che si sta contraendo, è un piano che in presenza di una città che si sta contraendo prevede ancora di espandersi. Espandersi con infrastrutture? Benissimo, però per quanto mi riguarda è sempre consumo di suolo, per quanto mi riguarda è sempre impatto ambientale, per quanto mi riguarda è comunque andare ad impattare pesantemente su strutture ambientali fragili».

Servizi isolati dalla città?

Il comparto 30 (fai click per ingrandire)

Terzo motivo di perplessità è la collocazione dei servizi all’ospedale (sia dal punto di vista strettamente sanitario che universitario) in un’area come quella di via Speziale molto lontana dal centro cittadino. Quali ricadute può avere una tale posizione su familiari dei degenti o studenti universitari? Per questa ragione il prof. Montalbano sostiene che, non essendo possibile realizzare una vera e propria cittadella ospedaliera attorno al San Cataldo per l’eccessiva vicinanza del confine comunale con San Giorgio Jonico, che ne renderebbe difficile l’attuazione, sarebbe più opportuno completare aree ancora al di sotto della soglia edificatoria o da rigenerare ma comunque disposte all’interno della “cintura” della tangenziale sud. Un esempio, al riguardo, potrebbe essere il comparto 30, che si trova fra viale Unicef, via Consiglio e il tratto terminale della tangenziale.

Un rischio ambientale?

Quarto e ultimo motivo di preoccupazione espresso dal prof. Montalbano è quello ambientale: «la questione ambientale non è solamente l’espansione urbana e il consumo del territorio, ma anche il fatto che qui ci troviamo a ridosso di un bacino imbrifero che alimenta il tratto costiero del parco”la vela”, ma diventa anche una delle aste della salina grande. Interrompere questa rete ecosistemica è uno dei più grossi danni che si possono fare, dopo aver compiuto un altro grande danno negli anni passati, l’estensione di Taranto 2 verso la parte sud del territorio, con una chiusura quasi totale dei sistemi drenanti della salina, creando dei danni ambientali rilevantissimi. Noi stiamo cercando di ri-commettere lo stesso errore».

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