“Una città disastrata, una Manhattan del sottosviluppo e dall’abuso edilizio, tale appare Taranto allo sbalordito visitatore. Stretta nella morsa della speculazione privata”. (Antonio Cederna, Corriere della Sera, 13 aprile 1972). Comincia con questo ricordo, vergato da un grande intellettuale italiano, l’intervento della Comunità della Cultura, a firma dell’amico e collega Rocco Tancredi, che ripercorre alcuni passaggi della storia di Taranto negli anni ’60 e le grandi speculazioni edilizie perpretate ai danni del nostro territorio.

Un’altra operazione, fra le più indecenti, si vuole compiere a Taranto nel settore dell’edilizia in un’epoca di transizione, vischiosa, tragicomica e interminabile, dalla vecchia alla nuova politica. Quella del “fare”. Nell’indistruttibile solco della continua denigrazione, sistematica e generalizzata, del territorio del comune capoluogo con la costruzione del nuovo ospedale, il “San Cataldo” che, pur avendo realizzato solo le mura, ha già un commissario/direttore generale della nuova “ASL Taranto 6”, nominato dall’ineffabile presidente della Regione Puglia.
Insufficiente, e a volte scadente, è il dibattito sul Comparto 32 del Piano Regolatore Generale dove, accanto al costruendo ospedale, dovrebbero/potrebbero sorgere costruzioni per centri commerciali, residenze, alberghi, B&B.
Il tutto sa tanto di ulteriore speculazione edilizia che ricorda ai pochi tarantini che non hanno la memoria corta, simili operazioni predisposte a Taranto, negli anni Sessanta, per l’acquisizione dei terreni per costruire l’Italsider. La storia si ripete.
Considerato che Taranto è una città senza memoria sembra cosa buona e giusta riprendere parti di un libro di Alessandro Fantoli (‘Ricordi di un imprenditore pubblico’, Rosemberg & Sellier, Torino, 1995, pp. 134) inviato dalla Finsider-IRI per individuare le aree dove costruire il IV Centro siderurgico a Taranto.
Qui, scrive Fantoli, si “scontrò con i notabili locali guidati da un capacissimo vescovo, monsignor Motolese, abituato al comando e al dominio: era un vero boss degli affari immobiliari, grande speculatore di terreni, purtroppo con conseguenze nefaste per lo sviluppo della città”.
Fantoli ricorda come “Monsignor Motolese e gli imprenditori locali da lui ‘guidati’ (nella stragrande maggioranza imprenditori-speculatori edili) avevano ipotizzato che lo stabilimento sarebbe stato ubicato ad Est (in sostanza dove attualmente è la nuova base navale della M.M. – nda): acquistarono, a prezzi agricoli, migliaia di ettari in quella direzione, sicuri di rivenderli poi a caro prezzo”. Ma l’acciaieria fu costruita a Ovest/Sud/Ovest.
Infatti, scartata anche la possibilità (avanzata dalla Tekne) di costruirlo a 24 km dalla città, tra Laterza e Castellaneta presso il fiume Lato, la Finsider decise di localizzare lo stabilimento a Ovesl/Sud/Ovest. Il prezzo dei terreni fu ridotto del 30% rispetto alla valutazione dell’INEA (Istituto nazionale di Economia Agraria).
Fantoli ricorda che trovò l’appoggio, per la riduzione dei prezzi, di un personaggio dì Palermo, confinato a Taranto (come mafioso) dal prefetto Mori, Egidio Parlapiano, che era un imprenditore agrario. Questi, durante la sua permanenza, fu nominato presidente della locale Camera di Commercio. Informò Fantoli del valore dei terreni e ne cedette un centinaio di ettari al prezzo giusto e non a quello indicato dall’INEA.
Fu una scelta diversa da quella ipotizzata dagli speculatori. “Naturalmente il ‘gruppo Motolese’ era furibondo e commisero un errore ancora più grave – scrive Fantoli – da me involontariamente ‘adescato'”.
Lo sbaglio fu commesso quando si dovevano scegliere i terreni dove realizzare un migliaio di alloggi ICLIS per dipendenti Italsider (costruiti nell’attuale quartiere Paolo VI).
Saputo dal presidente Parlapiano che a Nord/Est del Mar Piccolo c’era una masseria in vendita a prezzi ragionevoli, Fantoli l’acquistò in pochi giorni e qui sorse il primo nucleo delle case dell’Italsider.
Ma per non far esplodere i prezzi dei terreni agricoli a Nord/Est, il manager acquisì anche qualche ettaro a Nord, tra Taranto e Statte. “Il gruppo Motolese – scrive nel suo libro Fantoli – si lanciò su quella pista, acquistando qualche centinaio di ettari nella zona dove è sorto l’attuale seminario, irriverentemente e scherzosamente definito da Fantoli ‘La fabbrica dei preti affumicati'”.
Una storia che conferma che con il passare del tempo e dopo più di 60 anni l’attività degli speculatori edili non sembra diradata.
In altri termini, ed altro contesto, si discute su che fare del Comparto 32. C’è da ricordare che quando si presentò la possibilità della costruzione del nuovo ospedale c’era chi, inascoltato, suggeriva di utilizzare le aree a Paolo VI magari nelle vicinanze dell’ospedale ‘Moscati’, molte di proprietà pubblica.
Ma a Bari (Regione), a Taranto (Comune) bocciarono la proposta senza riflettere:
1 ) sulla conseguente estensione della città;
2) sui milioni di euro necessari per opere primarie e la loro manutenzione;
3) sulla precedente delibera del C.C. n. 146/2004 quando il Comune si dotava di linee programmatiche precise. Niente espansione in aree prive di urbanizzazioni e di particolare interesse paesaggistico come le aree nord est a corona del Mar Piccolo.
4) sulla delibera del C.C. n. 65/07 che, respingendo il progetto Sircom, definisce che l’espansione della città termina con la Tangenziale Sud (opera ancora incompiuta dopo l’inaugurazione dell’ottobre 2021 e l’elezione del sindaco Melucci a presidente della Provincia);
5) che a Taranto vi sono 188.239 abitanti rispetto ai 360.000 previsti dal vecchio PRG, circa 5000 alloggi sfitti e migliaia di situazioni da condonare;
6) che i tecnici incaricati della pianificazione del territorio con il PUG dovrebbero recepire tutte le delibere approvate oggi?
C’è anche chi prevede il rischio di realizzare una cattedrale nel deserto in aperta campagna non conoscendo la localizzazione dell’Ospedale ‘Miulli’ di Acquaviva delle Fonti in aperta campagna e funzionante a pieno regime.
Finché si è in tempo si dovrebbe evitare di ricreare le difficili condizioni urbanistiche della città create dalle tante speculazioni edilizie che hanno devastato il territorio nel passato recente (Italsider) e lontano (costruzione dell’Arsenale della M.M.).
Sarebbe utile organizzare un bel dibattito pubblico con la presenza del sindaco e degli amministratori per evitare di commettere gli stessi errori di oltre 60 anni fa, solo per soddisfare gli interessi e l’ingordigia degli affaristi pronti solo ad aprire cantieri”.

2 Responses

  1. Complimenti per l’articolo, preciso e lucidissimo. Dovrebbe essere stampato ed esposto a caratteri cubitali in giro, anche negli angoli, della città.

  2. Ma nessuno ha mosso un dito quando si è costruita litalsider ,la raffineria ,ital cave ,i cantieri navali ,l’arsenale etc etc … adesso che si vorrebbe creare qualcosa di nuovo in una zona fatiscente di Taranto ,da fare schifo direi, tutti fate i paladini del cappero ,Taranto fa pietà e facile accorgersene,i vari quartieri sono alle pezze Paolo vi ,i tamburi ,TALSANO , Lama ,San Vito e per ultimo il più recente proprio vicino la puzza orribile di quel depuratore Gennarini con un contorno di sterpaglie e monnezza che caratterizza moltissime zone del paesotto . Andando verso l’ex Auchan poi uno schifo sconvolgente ,ti vergogni tantissimo ,cementificare serve a riqualificare Taranto ,non c’è nulla a parte le fonti inquinanti ,vergogna. fate tanta polemica per qualcosa di buono per il paesotto ridotto ai piedi di Cristo e poi lasciate deturpare l’ambiente svendendolo al primo scialacquato . Mostrate le immagini di quanto fa pietà e sia vergognosa quella zona “ imbarazzante “ considerato che è l’unica cosa che abbiamo(exAuchan) a Taranto certo “ovviamente “ non ai livelli di Bari e Brindisi ,il primo offre un multisala ,il brindisino Leroy marlene che noi sogniamo con il binocolo ,al loro posto abbiamo solo in via Cesare Battisti una decina di capannoni cinesi che sono gli unici che si arricchiscono a Taranto ,mentre il Tarantino dorme . Siete ipocriti non volete vedere più bella il paesotto vi da fastidio ,meglio uno schifo oggi che una bellezza domani prevale nel tarantino ,poveri a noi che tristezza . Taranto sta inguaiata a certi livelli .

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