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Lo sciopero proclamato dai sindacati metalmeccanici, di categoria e confederali di Taranto con tutte le categorie degli appalti (metalmeccanici, multiservizi, edili e trasporti) in merito alla vertenza ex Ilva, è cominciato questa mattina alle 7 e durerà fino alla stessa ora di domani (22 novembre). Il presidio delle portinerie è invece è cominciato alle 4.00 di questa mattina consentendo l’ingresso nel siderurgico solo dei lavoratori messi in “comandata”, ovvero il turno di lavoro che consente la sicurezza degli impianti.

La protesta è scaturita dopo la sospensione da parte di Acciaierie d’Italia dei cantieri e degli ordini a decine di aziende dell’indotto del siderugico, che si sommano ai 1.700 cassintegrati cronici di Ilva in Amministrazione Straordinaria ed ai quasi 3mila di Acciaierie d’Italia, ed è seguita all’incontro romano di giovedì scorso con i rappresentanti del nuovo governo.

La protesta dei sindacati si è poi spostata dalla fabbrica in città, confluendo all’esterno di Palazzo di Città, dove una delegazione ha incontrato il sindaco e presidente della Provincia Rinaldo Melucci.

“I rappresentanti sindacali hanno esposto la preoccupazione derivante dalla situazione disastrosa dell’ex Ilva sotto ogni profilo, non ultimo aggravata dalla comunicazione unilaterale inviata da Acciaierie d’Italia a numerose aziende dell’indotto, relativamente alla sospensione di attività di manutenzione ordinaria e servizi che venivano effettuate sugli impianti produttivi dello stabilimento di Taranto”, si legge nel documento redatto dai sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl del capoluogo jonico e di rappresentanti delle varie categorie coinvolte e i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, dopo aver incontrato il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, che ha sottoscritto il documento finale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/17/salvare-lilva-e-la-siderurgia-italiana/)

Per i sindacati e per il sindaco questa azione è “l’epilogo di un atteggiamento che l’azionista di maggioranza della società, ovvero Arcelor Mittal, continua ad avere dal suo arrivo a Taranto. Da anni infatti denunciamo in ogni sede e a tutti i livelli istituzionali, i continui ricatti e pretesti adottati dal soggetto privato nei confronti del governo italiano, che continua ad utilizzare migliaia di lavoratori della nostra comunità come scudo umano per i propri interessi”.

Infine nel documento ribadiscono congiuntamente quelle che considerano le priorità: “lo Stato deve acquisire il controllo e la gestione degli impianti nazionalizzando o diventando socio di maggioranza, rinegoziando l’accordo che prevede la transizione dei nuovi assetti societari al 2024, anticipandola da subito, stabilendo e vincolando l’utilizzo dei fondi pubblici e la loro destinazione; Acciaierie d’Italia deve ritirare il provvedimento di taglio degli ordini e delle commesse delle imprese dell’indotto; il Governo deve costituire un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati per subordinare i suddetti finanziamenti ad un indirizzo chiaro da un punto di vista ambientale, sanitario, industriale e occupazionale prevedendo un monitoraggio costante a tutela del rispetto delle condizioni di salute e sicurezza all’interno del sito produttivo di Taranto; il Governo deve garantire la prospettiva occupazionale dei lavoratori Ilva in AS, emettendo nel frattempo il decreto apposito in legge di bilancio riguardante il rifinanziamento dell’integrazione salariale alla Cigs, così come previsto da due accordi ministeriali in essere”.

“Lo sciopero di oggi in tutti gli stabilimento del gruppo Acciaierie D’Italia, ex Ilva, e la massiccia adesione dei metalmeccanici allo stesso ed alle manifestazioni di Taranto e Genova segna l’avvio di una fase di mobilitazione che dovrà conseguire concreti e significativi risultati. Non si può infatti assistere ad una lenta ed inesorabile agonia degli impianti, al deterioramento delle condizioni di sicurezza, al permanere di un utilizzo così ampio e unilaterale degli ammortizzatori sociali, al taglieggiamento delle imprese e delle condizioni dei lavoratori nell’indotto. Occorre una svolta in tempi rapidissimi. Non è pensabile arrivare al 2024 in queste condizioni, si deve sciogliere adesso il nodo dei rapporti con Arcerlor Mittal: lo Stato acquisisca il controllo e la gestione degli impianti, nazionalizzando o comunque diventando maggioranza da subito nel Consiglio di Amministrazione” dichiara in una nota Gianni Venturi, responsabile nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil.

“Nella loro partecipazione attiva, nei loro volti e nelle loro parole – afferma il segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio  D’Alò – sono racchiuse le difficoltà del momento, soprattutto a Taranto ma non solo”. “Abbiamo ribadito che la ex Ilva è al minimo produttivo storico, la gestione del sito è al degrado. Un po’ tutti, lavoratori e sindacati tutti, mai ci saremmo aspettati di vedere una azienda che sbatte la porta in faccia a 145 imprese di appalto senza concordarlo con nessuno. Non possiamo e non vogliamo assistere all’agonia del siderurgico, stiamo rischiando di far sprofondare Taranto in una crisi sociale e occupazionale gravissima. È per questo – aggiunge D’Alò – che siamo in sciopero in tutto il gruppo. La crisi non è una condanna storica inevitabile, è frutto di una serie di errori dei Governi precedenti. Questo è il momento di girare pagina e di costruire le soluzioni per far riprendere lavoro e investimenti. Perdere Taranto significherebbe anche dare un duro colpo a tutta la metalmeccanica italiana”. “Non si può pensare che l’industria dell’acciaio, che in tutta Europa genera profitti per le imprese e alti stipendi, a Taranto si traduca in precarietà e insicurezza sociale così grave”, attacca
D’Alò. Poi l’appello della Fim Cisl al Governo italiano. “Questa volta siamo di fronte ad un Governo forte e stabile, per questo chiediamo di ribaltare la situazione alla ex Ilva, con una governance solida dove chi investe guida il gruppo. Se lo Stato è il maggiore investitore deve avere potere decisionale. Per questo finalmente su più fronti, parte pubblica compresa, si chiede un cambio del governo d’impresa, che assicuri una gestione corretta degli impianti garantendo la sicurezza dei lavoratori e delle famiglie dentro e fuori la fabbrica. In vista della prossima assemblea dei soci di Acciaierie D’Italia, prevista per questo venerdì, chiediamo al Governo di essere determinato e chiaro. Le risorse ci sono – conclude D’Alò – ma non posso essere date senza cambiare la gestione”. Infine, la Fim Cisl fa presente che “il più grande polo siderurgico d’Europa ha bisogno di competenze e di un soggetto privato per poter lavorare. La scommessa con Arcelor Mittal non ha funzionato, ma per fare impresa servono investimenti privati e competenze per vincere sui mercati internazionali quali quelli dell’acciaio”.

Non si vedeva da anni uno sciopero così partecipato dai lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto. Il Governo deve prendere atto che tutti gli accordi che ha firmato con il Gruppo indiano sono diventati ormai carta straccia per l’irresponsabilità della multinazionale. È ormai irreversibile la sfiducia da parte di tutti i lavoratori, del sindacato e delle comunità interessate, verso la gestione di ArcelorMittal. L’assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia, che si svolgerà il prossimo 25 novembre, dovrà essere decisiva, ovvero dovrà andare nella direzione di un controllo statale della più grande azienda siderurgica europea. Sarebbe sbagliato sbloccare il miliardo senza il ritorno della proprietà dell’azienda nelle mani dello Stato. Non c’è più tempo da perdere, la situazione rischia di degenerare. Il Governo compia un atto di coraggio e difenda ad ogni costo i 20 mila lavoratori, tra diretti, indiretti, dell’indotto e in Amministrazione straordinaria, e il futuro del settore dell’acciaio nel nostro Paese. La lotta continuerà fino a che non avremo risposte concrete dal Governo” afferma invece Rocco Palombella, segretario generale Uilm.

“È riuscito lo sciopero e la mobilitazione di tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia. Due cortei partecipati e arrabbiati si sono mossi tra le vie di Taranto e Genova per chiedere con forza una sola cosa: nazionalizzare subito Acciaierie d’Italia. Da troppo tempo infatti stiamo assistendo alla lenta agonia di tutti i siti produttivi, condizionati dall’assenza di manutenzione e sicurezza, dall’obsolescenza di impianti gestiti da organici all’osso su cui ormai si applica unilateralmente la cassa integrazione. Ultima, solo in linea temporale, la cacciata di più di 150 ditte in appalto per imporre un ulteriore ricatto verso le istituzioni ed i territori. Ora questo governo ha davanti una scelta: o ascoltare i lavoratori o rendersi complice di Arcelor-Mittal, la multinazionale dei ricatti. È impensabile andare avanti così, è impensabile traguardare tempistiche troppo lunghe che porteranno questa azienda verso il baratro. Occorre intervenire subito, con decisione e coraggio” sostiene Sasha Colautti Esecutivo Nazionale USB Industria – Lavoro Privato.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/16/ex-ilva-tutta-una-questione-di-soldi3/)

 

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