Sono in tutto 3800 le pagine, racchiuse in 17 file pdf (che abbiamo già visionato e in nostro possesso ma a causa della cui corposità riusciamo a pubblicare soltanto quello sui capi di imputazione in fondo alla pagina), quelle che contengono le motivazioni con le quali la Corte d’Assise di Taranto lo scorso 31 maggio ha emesso condanne per quasi 300 anni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/29/ambiente-svenduto-ecco-le-motivazioni/)

Scorrendo le centinaia di pagine, si legge al capo B quella che è in estrema sintesi la tesi dell’accusa poi accolta dalla Corte d’Assise: ovvero che gli imputati “in corso tra loro, nella gestione dell’ILVA di Taranto operavano e non impedivano con continuità e piena consapevolezza una massiva attività di sversamento nell’aria – ambiente di sostanze nocive per la salute umana, animale e vegetale – diffondendo tali sostanze nelle aree inteme allo stabilimento, nonché rurali ed urbane circostanti lo stesso; in particolare, IPA, benzo(a)pirene, diossine, metalli ed altre polveri nocive, determinando gravissimo pericolo per la salute pubblica e cagionando eventi di malattia e morte nella popolazione residente nei quartieri vicino il siderurgico e ciò anche in epoca successiva al provvedimento di sequestro preventivo di tutta I’area a caldo dello stabilimento medesimo e nonostante che il Tribunale del Riesame, con ordinanza del 20-08-2012, avesse disposto I’utilizzo degli impianti solo al fine di risanamento ambientale; con l’ulteriore aggravante del numero delle persone concorrenti nel reato; In Taranto-Statte dal 1995 e sino al 20.06.2013 overo con riferimento ad ogni singola posizione dalla data di assunzione della carica e sino alla cessazione della stessa”.

(leggi l’articolo sulle tante stranezze del processo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/29/2ambiente-svenduto-senza-motivazioni2/)

I giudici parlano di “connivenze che a vari livelli sono emerse e solo in parte risultano giudizialmente accertate“, con i “Riva e i loro sodali hanno posto in essere modalità gestionali illegali anche omettendo di adeguare lo stabilimento siderurgico ai sistemi minimi di ambientalizzazione e sicurezza per ovviare alle problematiche di cui avevano piena consapevolezza sin dal 1995” E che ciò ha comportato “danni alla vita e all’integrità fisica che, purtroppo, in molti casi si sono concretizzati: dagli omicidi colposi, alla mortalità interna ed esterna per tumori, alla presenza di diossina nel latte materno. Modalità gestionali che – viene puntualizzato – sono andate molto oltre quelle meramente industriali, coinvolgendo a vari livelli tutte le autorità, locali e non, investite di poteri autorizzatori e/o di controllo nei confronti dello stabilimento stesso”.

(leggi l’articolo con tutte le condanne della sentenza di primo grado https://www.corriereditaranto.it/2021/05/31/ambiente-svenduto-ecco-le-condanne3/)

Nulla di nuovo dunque. Adesso gli imputati, come già precedentemente ricordato, avranno 45 giorni di tempo per presentare appello. Dove si potrebbero registrare parecchie soprese su un processo che come abbiamo sempre scritto, nasconde più di un lato oscuro. Staremo a vedere.

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