L’isolamento forzato legato alla pandemia ha rivelato tutta l’ambivalenza degli smartphone, dei social media e del web in generale, che hanno garantito le relazioni anche quando queste erano vietate, ma possono anche portare ad aumentare, nei fatti, quello stesso isolamento.
Gli adolescenti vivono un rapporto compulsivo con il cellulare. Lo sbloccano in media 120 volte al giorno e lo usano, oltre che per essere connessi ai loro coetanei tramite i social, anche per vedere film o ascoltare musica fino a tarda notte. E guai ad interferire. Sono talmente assorti mentre sono on line da percepire ogni interferenza esterna come intromissione indebita o attacco personale; hanno necessità di portare lo smartphone con se’ ovunque si vada, hanno difficoltà a studiare ed a concentrarsi.
Lo smartphone fa male ai giovani? Cosa dice la scienza
Una ricerca mondiale condotta su adolescenti di 11, 13 e 15 anni ha mostrato un aumento di ansia, depressione e autolesionismo legate alle ore trascorse davanti ad uno schermo. È chiaro che la pandemia mondiale abbia contribuito ad acuire questo fenomeno: gli adolescenti sono stati costretti a vivere ogni giorno in casa e, inevitabilmente, le ore davanti smartphone e computer sono aumentate.
L’importanza dello sport
Tra problematiche legate a smartphone, pc, videogiochi e pandemia, una via d’uscita concreta è quella di svolgere attività fisica, che contribuisce a migliorare nettamente il benessere mentale e a rendere l’umore positivo.
“Mi rendo conto – dice Kekko – che quando faccio sport, in particolare ju-jitsu, riesco a staccarmi dall’utilizzo dello smartphone perché mi concentro ad allenarmi e se fosse per me farei allenamento tutti i giorni della settimana, invece sono impegnato solo per tre”.
Cosa può fare la famiglia
E’ importante che ci sia più tempo da dedicare ai figli ogni giorno e controllare il tempo che trascorrono online cercando di limitarne le ore prima che possano provocare danni alla loro salute mentale. Oltre allo sport, è importante spingerli a fare nuove amicizie e interagire con i coetanei non online ma dal vivo. Nei casi estremi, si può applicare il controllo parentale sui cellulari, limitando in qualche modo le ore passate sullo smartphone: la “colpa” maggiore è dei social quali Facebook, Instagram, Twitter e Tik Tok.
La difficoltà dei genitori nel controllare l’uso degli smartphone è enorme, la maggior parte degli adolescenti usa la tecnologia in autonomia, sottolineano gli esperti. Quando lo si tenta, il controllo è spesso inadeguato e fallimentare.
“I nostri genitori ci lasciano usare liberamente i cellulari e quando ci finiscono i giga abbiamo sempre un piano B da utilizzare, una scheda di scorta, un collegamento hotspot con il cellulare di qualche familiare o ci colleghiamo al wi-fi”, racconta Valentina.
I rischi di un utilizzo eccessivo
Dipendenza, isolamento, impatto negativo sul sonno, approccio superficiale all’apprendimento, disattenzione. L’esposizione allo smartphone può interferire anche con la vista e infine l’uso eccessivo può provocare dolori articolari e muscolari, specialmente a collo e spalle anche perché molti non praticano più uno sport.
L’uso dello smartphone prima di dormire ha un impatto negativo sul ritmo del sonno, perché causa eccitazione e difficoltà ad addormentarsi. Il sonno è fondamentale per il funzionamento mentale e fisico del nostro organismo.
Gli adolescenti trascorrono in media dalle tre alle sei ore al cellulare, lo usano anche a scuola nonostante i divieti, non sanno più gestire i momenti vuoti e sono in perenne attesa di una notifica per sentirsi gratificati. Il 46% degli 11-13enni resta attaccato allo smartphone al massimo due ore mentre il 44% dei più grandi arriva a stare al telefono anche sei ore al giorno.
“Ci rendiamo conto di trascorrere anche più delle sei ore di media al giorno. A me capita spesso di non poterne fare a meno. Sto sui social, guardo film, mando messaggi agli amici e alcune volte non mi rendo conto che il tempo passa e magari arrivo a stare fissa su uno schermo tra le 8 e le 10 ore”, evidenzia Maria.
Gli adolescenti non riescono più a gestire nemmeno i tempi di noia: nei momenti vuoti o di pausa si tende a prendere in mano subito il cellulare. Essi vivono in funzione del dovere avere per forza un input senza riuscire più ad entrare in contatto con se stessi. C’è un bisogno perenne di stimoli.
“Sì è vero non ci sono tempi morti durante il giorno perché li riempiamo con l’utilizzo dello smartphone spesso in modo meccanico, senza rendercene conto, però, almeno a tavola quando si pranza e si cena seguiamo quello che ci dicono i nostri genitori o i nostri nonni e non siamo in connessione con il mondo esterno, magari lo teniamo vicino ma non lo vediamo”, racconta Alissia.
Da abitudine a dipendenza, il passo è breve. Con il telefonino, i ragazzi fanno tutto: leggono, chattano, giocano e “dicono di svolgere i compiti”, sottolinea la prof di italiano.
“Siamo consci che il confine tra abitudine e dipendenza è molto sottile come spesso ci dicono i nostri insegnanti a scuola ma l’uso del cellulare, dei social, delle applicazioni, molte volte ci aiutano ad evadere da un mondo reale che non ci piace e quindi, magari, ci aiutano a fantasticare, e gli adolescenti hanno bisogno di sognare un mondo diverso”.