Avreste dovuto vedere lo sguardo con il quale fissava quella maglia numero 9 appesa, era come se la vedesse per la prima volta; uno sguardo rapito, estasiato, come quello di un innamorato.

Si può essere innamorati di una maglia da calcio rossoblù? La risposta è sì se quella maglia è appartenuta al mito Erasmo Iacovone.

E non importa se era la cinquecentesima volta che la guardava, importa che lo sguardo fosse come quello della prima volta che l’ha vista e forse che questo sguardo fosse notato da chi, come me, stava osservando Carlo Esposito – il collezionista numero uno in Italia di maglie del Taranto) – mentre sistemava le sue memorabilia per uno degli eventi itineranti allestiti dall’Aps Museo del Taranto Calcio (in questi giorni, se volete, potete visitare lo splendido stand allestito all’interno della sala a tracciare dell’Arsenale Marina Militare di Taranto che ospita la Fiera del Mare).

“E’ una passione nata da adolescente alle scuole superiori tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni ‘90 – racconta questo “ragazzo” classe 1974 – I primi ricordi rossoblù risalgono ad una partita che vidi in curva nord con mio fratello; ad un certo punto questo giocatore tracagnotto (era Vito Chimenti, ndc) dopo aver segnato un gol, che fece esplodere letteralmente lo Iacovone, si aggrappò per esultare alla rete di recinzione, da quel momento rimasi affascinato da quella maglia rossoblù a righe verticali”.

Qual’è stata la prima maglia del Taranto collezionata?

“Quella di Maurizio Raggi, dopo una partita, stagione 1989-90, si avvicinò alla curva e lanciò questa maglia che terminò nelle mie mani. A casa avevo già una casacca del Taranto, acquistata dal rivenditore ufficiale (Marangella Sport) ma confrontandola con quella originale mi accorsi che c’erano delle differenze.  Da allora mi dissi che non volevo più le maglie dei negozi ma collezionare quelle che venivano direttamente dal campo o dal magazzino del club”.

Come si è sviluppata la tua passione per il collezionismo?

“Successivamente mi arruolai in Guardia di Finanza, avevo già una dotazione di 30-40 maglie di varie squadre di club (Aston Villa, Bologna, Juventus, ndc) con predominanza di quelle del Taranto. Nel frattempo fui trasferito in Piemonte, a Mondovì ed i miei colleghi di corso, che facevano servizio d’ordine negli stadi del Nord Italia, sapendo della mia passione, tornavano sempre con qualche maglia da donarmi (Inter, Milan, Juve, Napoli, Lazio, Roma). Agli inizi degli anni 2000 con l’avvento di internet questa mia passione scoppiò definitivamente e cominciai a scambiare maglie con altri collezionisti che esponevano le loro collezioni su dei siti internet specializzati.

I maggiori collezionisti di maglie di club, gente dalla grande disponibilità economica, li ho conosciuti praticamente tutti; ormai sono entrato nella loro cerchia e faccio parte della lega dei collezionisti più accreditati in Italia. Funziona così, esiste un referente per ogni squadra di calcio e la mia collezione di maglie del Taranto per qualità e quantità mi ha portato ad essere il referente italiano del club calcistico della mia città. Per dedicarmi completamente alla collezione del Taranto mi sono passate dalle mani maglie di giocatori molto famosi che valevano tantissimo”.

Siamo curiosi, raccontaci quali.

“Sono arrivato ad avere la maglia di Gaetano Scirea (originale con sponsor Ariston, valore 1 milione e 800 mila lire) scambiandola con quella di Franco Baresi del Milan ed aggiungendoci però 600 mila lire. Chi me l’ha data, era il figlio della domestica del compianto libero della Juventus, che era milanista.

Dalle mie mani sono passate le maglie di Van Basten, di Maldini e di Roberto Baggio, quella in edizione limitata (200 pezzi) della sua ultima partita ufficiale che ho comprato a 500 euro tramite un amico dal magazziniere del Brescia. Ho avuto una Bruno Conti del mondiale 1982 che ho venduto per un bel pò di soldi perché volevo avere solo maglie del Taranto. Il mio più grande rimpianto resta aver venduto la maglia del grande Diego Armando Maradona, utilizzata nella seconda partita ufficiale con il Boca Junior. L’acquistai da una casa d’asta americana, con tanto di certificato di originalità del calciatore che aveva scambiato la maglia con il futuro Pibe de Oro”.

Quindi con i soldi di queste vendite cosa hai fatto?

“Ho cominciato a ricostruire tutta la storia delle maglie del Taranto, oggi ne ho circa 650, dal 1946 ai giorni nostri. Ho cominciato a collezionare prime, seconde maglie, maglie del portiere, maglie indossate in campionato, in coppa Italia, in tornei amichevoli, manica corta e manica lunga, con e senza numero, indossate per una gara intera o anche solo per una manciata di minuti. Dagli anni ’60 in poi ne ho una almeno per ogni stagione.

Ci sono delle maglie alle quali sei più affezionato?

“Quelle in lanetta, ora sono vintage e fanno parte del calcio di inizio anni ’80, del quale mi ero innamorato. Pensate che a Taranto fu creata una linea di abbigliamento sportivo (Josephine) da Giuseppina Carrieri, sorella del mitico radiocronista Gianni”.

Hai mai ricevuto proposte allettanti per una maglia della tua collezione?

Carlo Esposito con Franco Selvaggi

“Tante volte, ma ho sempre rifiutato. Un giorno, anni fa, mi chiamò un rappresentante di un vecchio sponsor, della provincia jonica, che opera ancora sul territorio con ottimi riscontri, per informarmi che erano interessati alla mia collezione relativa a quella particolare annata (metà anni ’80) in cui abbinarono il loro marchio a quello del Taranto, perché volevano ricostruire la storia della loro azienda. Gli risposi che non vendevo, anzi rilanciai dicendo che acquistavo eventuale materiale tecnico che avevano conservato.

Tra i pezzi più pregiati ho la maglia azzurra del Mundial 1982 di Franco Selvaggi, uno dei giocatori più importanti di tutta la storia del Taranto. Vorrei menzionare anche le maglie griffate Pouchain (ne ho una molto rara), di una fattezza particolare, secondo me la più bella mai prodotta per Taranto.

Carlo Pouchain agli inizi degli anni ‘80 ha vestito tra le altre, Roma, Lazio, Ascoli, Cesena, Palermo, Pescara, Udinese e Bari avvalendosi di un designer, Piero Gratton, che poi è diventato celebre ideatore di sigle televisive per la Rai (TG2, Dribbling, Domenica Sprint).

Gratton creò il logo dell’Aquilotto della Lazio o quello del Galletto del Bari e disegnò anche il Delfino per il Taranto, unico club di B scelto da Pouchain (stagione 198-81) perché rimase colpito dal seguito di tifosi che aveva la squadra.

Aver costituito un’associazione (Aps Museo del Taranto Calcio) ti ha fatto vedere da una prospettiva diversa questa tua mania di collezionare maglie?

“Mi ha indicato un nuovo obiettivo, ossia mettere a disposizione dei tifosi o dei semplici sportivi, della collettività la mia vasta collezione, abbinata a quella di un altro socio grande collezionista, come Franco Valdevies, presidente dell’Aps. Lui a sua volta ha portato altri pezzi da collezione davvero unici come la bandiera del Real Madrid che fu dimenticata sul pennone dello stadio Salinella dopo una storica amichevole con il Taranto nel 1968, un biglietto originale della partita tra Italia e Germania under 21 disputatasi a Taranto nel 1973, o in tema di gagliardetti uno introvabile dell’Arsenal Taranto o il gagliardetto di un altro storico evento, gli ottavi di finale dei campionati europei Under 21 tra Italia e Francia, ospitati allo Iacovone nel 1999.

Il nostro sogno è poter esporre un domani in un museo permanente, magari all’interno del nuovo stadio. E’ un regalo che vorremmo fare alla nostra città. Abbiamo a disposizione oltre 6mila pezzi da collezione tra maglie, palloni, ritagli di giornali, fotografie, libri ed altri oggetti. Il museo permanente sarebbe la chiusura di un cerchio”.

Negli ultimi anni i club calcistici pare stiano cercando di recuperare la loro memoria storica.

Ora che il collezionismo è diventato un business a tutti gli effetti, molto remunerativo, i club i hanno cominciato a fare le maglie a tiratura limitata con un particolare codice, ci applicano il match day e le vendono a prezzi esorbitanti.

Per finire c’è una maglia del Taranto alla quale sei sentimentalmente più legato?

“Iacovone a parte, ti posso rispondere che sono affezionato a quella del grande capitano Fabio Prosperi. Per me ha rappresentato quello che avrei voluto essere se avessi fatto il calciatore. Capitano recordman di presenze in rossoblù. Siamo diventati amici e quando è nata mia figlia, è venuto a trovarmi indossando una particolare fascia di capitano che avevo preparato io personalmente”.

 

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