“Abbiamo assistito con rammarico all’inerzia della Regione Puglia a fronte delle problematiche già da tempo evidenziate dalla medicina generale e non possiamo accettare il suo il de-finanziamento”. E’ la denuncia di Donato Monopoli, segretario Federazione Medici di Medicina Generale Puglia, all’assemblea regionale Fimmg, in cui i medici hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione della categoria.
“La forte spinta legata ai modelli assistenziali innovativi come i CPT, introdotti con l’Accordo Integrativo Regionale del 2007 è stata nel tempo vanificata – ha proseguito Monopoli -. Con colpevole ritardo, si ricercano soluzioni che appaiono estemporanee ed inefficaci, come quella di assegnare ai medici 1800 assistiti, dequalificando l’assistenza e decuplicando i carichi di lavoro. Occorre potenziare le scelte del 2007, aggiornandole alle esigenze attuali e completando quel percorso virtuoso che in questi anni, nonostante le contraddizioni delle politiche regionali, ha assicurato ai cittadini pugliesi elevati livelli di assistenza sul territorio”.
“Pensavamo che, passata l’emergenza, le scelte della politica rispetto ai bisogni di salute e ai medici sarebbero state diverse. Invece, La medicina generale in questa regione è di nuovo sola e dimenticata. Diciamolo chiaramente perché forse non è ancora chiaro: esiste una emergenza che si chiama medicina generale – le paroe di Nicola Calabrese, segretario Fimmg Bari – A rischio c’è la tenuta del sistema sanitario pubblico e il diritto alla salute dei cittadini. I medici di medicina generale della Puglia sono pronti a spegnere le luci negli studi. Vogliamo così denunciare il mancato sostegno alla medicina generale nella gestione dei costi energetici, uno dei fattori che oggi riducono l’attrattività verso la professione, ma anche far comprendere ai nostri pazienti, ai cittadini che la “luce” dei nostri studi, che sono la prossimità e la capillarità del Sistema Sanitario pubblico, rischia di spegnersi davvero per non riaccendersi più”.
Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, intervenendo in videoconferenza ha confermato come il problema sia in tutto il Paese: “Ci confrontiamo con una grande pregiudiziale incompetenza del sistema istituzionale tecnico, che non conosce o sembra non capire le dinamiche della medicina generale. Eppure la medicina generale in Italia mostra da anni diversi modelli di eccellenza. Oggi partiamo dalla Puglia per avviare una mobilitazione nazionale, perché non accettiamo più di essere trattati come l’ultima ruota del carro del servizio sanitario pubblico, dopo essere stati trattati come gli eroi della fase pandemica. Noi non ci vogliamo rassegnare alla fine del SSN. E senza la medicina generale non c’è servizio sanitario nazionale”.
Questa crisi si inserisce in un più ampio disagio della professione medica, afflitta da una drammatica carenza di personale e da tagli agli investimenti nelle risorse umane, come ha sottolineato il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli: “In questi anni il fondo sanitario nazionale è cresciuto di 14 miliardi. Altri 15 sono stati previsti dal PNRR, ma neanche un euro è stato destinato ai professionisti, ai medici, che sono la spina dorsale del servizio sanitario. Non servono solo risonanze magnetiche e tac, serve anche chi le fa funzionare e chi sa leggerne gli esiti”.
Fonte puglialive.net