E’ stato sligato quest’oggi negli uffici di Taranto dell’Arpal, l’Agenzia della Regione Puglia per le politiche del lavoro, l’accordo definitivo sulla vertenza tra l’azienda Tessitura di Mottola srl del gruppo Albini e i sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil Ugl, dopo l’accordo quadro siglato lo scorso 4 ottobre presso la task force regionale per l’occupazione guidata da Leo Caroli.

Accordo grazie al quale i 109 lavoratori potranno godere di altri dodici mesi di cassa integrazione a partire dal 23 dicembre prossimo. Poi, lo scorso 7 ottobre, la società avviava la procedura di licenziamento collettivo per tutti e 109 i lavoratori.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/04/tessitura-mottola-altri-12-mesi-di-cassa/)

Durante la riunione odierna la società ha nuovamente confermato la necessità di procedere al licenziamento di tutta la forza lavoro, quale conseguenza della decisione assunta dal Consiglio di Amministrazione circa la liquidazione volontaria della società. La motivazioni di tale decisione vanno ricercate “nella sfavorevole congiuntura economica e nella crisi specifica del settore nel quale opera la società”. La stessa ha precisato ancora una volta che, allo stato, non sussistono i presupposti per la ricollocazione interna del personale coinvolto nella procedura e che, in applicazione delle intese già raggiunte in sede di Comitato Sepac – il 04/10/2022 e presso la Regione Puglia – Servizio Politiche Attive del Lavoro – il 15/11/2022, ha provveduto ad inoltrare al Ministero del Lavoro apposita istanza per l’intervento CIGS ex-a11. 22/ter del D. Lgs. 148/2015 finalizzato alla transizione occupazionale del personale dichiarato in esubero.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/27/tessitura-la-motion-e-scomparsa2/)

Quest’oggi è stato inoltre raggiunto l’accordo sull’incentivo all’esodo agevolato.

L’intesa raggiunta oggi prevede che entro il termine di scadenza dell’intervento CIGS per transizione occupazionale, la società procederà al licenziamento collettivo di un numero massimo di 30 unità lavorative, nel rispetto dei termini di preavviso, con applicazione dell’unico criterio della non opposizione al licenziamento da esercitarsi da parte dei lavoratori interessati fino ad un numero massimo di 10 unità entro il 31/03/2023, di altre 10 entro il 30/06/2023 ed di altre 10 entro il 30/09/2023.

Ai lavoratori che comunicheranno la propria non opposizione al licenziamento saranno corrisposti i seguenti importi a titolo di incentivo all’esodo, previa sottoscrizione di idoneo atto transattivo: per i licenziamenti entroil 31/03/202315mila eurolordi, erogati in due rate mensili posticipate; per i licenziamenti entro il 30/06/2023 10mila euro lordi erogati in due rate mensili posticipate, mentre per i licenziamenti entro il 30/09/2023 6mila euro lordi erogati in due rate mensili posticipate. Somme che saranno sospese qualora i lavoratori saranno riassunti da un nuovo soggetto imprenditoriale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/02/tessitura-mottola-la-motion-non-convince2/)

Inoltre, al termine del periodo di CIGS, la Società procederà alla risoluzione dei rapporti di lavoro con tutti i lavoratori ancora in forza sulla base dei criteri di legge, intendendosi così derogati i termini di cui all’art. 8, comma 4, della legge 236/93. Qualora il processo di reindustrializzazione non si fosse formalmente concluso entro lo scadere del dod icesimo mese di CIGS per transizione occupazionale (23/12/2023) e contestualmente ne sussistessero i presupposti normativi ed aziendali, si potrà valutare di richiedere, previo esame congiunto, una proroga al sostegno al reddito dei lavoratori. In tale ultima ipotesi sarà avviata una nuova procedura di licenziamento collettivo.

Un accordo, quello di oggi, che quindi prevede la possibilità di rivedere l’intesa qualora emergessero nuovi strumenti sul fronte delle crisi di impresa e della tutela dell’occupazione, oltre alla possibilità di nuova ulteriore proroga della CIGS tra un anno. Accordo verso il quale, è giusto ricordarlo, lo Slai cobas per il sindacato di classe ha sempre manifestato ferma opposizione, invitando i lavoratori all’unità e alla lotta, per una diversa conclusione della vertenza.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/09/01/tessitura-albini-la-motion-si-ritira/)

Quello che ancora oggi manca, nonostante due manifestazioni d’interesse, è un reale investitore per la reindustrializzazione del sito di Mottola, dopo che nei mesi scorsi la Motion spa si è tirata fuori dalla partita della reindustrializzazione del sito ionico. I perché di un così repentino cambiamento di orizzonte da parte dell’azienda di Forlì, non sono mai stati chiariti. Visto che come abbiamo più volte riportato, nell’incontro dello scorso 11 agosto confermò la manifestazione d’interesse per il sito di Mottola presentata a fine maggio al ministero dello Sviluppo economico. Un investimento di circa 30 milioni di euro, con la possibilità di accedere ai contratti di sviluppo del MiSE, rifinanziati con 3,1 miliardi dal PNRR. Un business plan spalmato su quattro anni che prevedeva l’assunzione totale di 282 unità, l’ampliamento del capannone attuale e la costruzione di un secondo. Con l’obiettivo di far diventare quello di Mottola il più grande sito produttivo europeo maccatronico per la componentistica di letti e divani (quindi produzioni meccaniche di letti e divani da una parte e produzioni di reti letto per divani e materassi).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/18/tessitura-una-vertenza-anche-politica/)

Una vertenza che abbiamo sempre definto anche ‘politica‘, visto l’interessamento del viceministro Alessandra Todde (Movimento 5 Stelle) rieletta lo scorso 25 settembre, e che lo scorso maggio incontrò i lavoratori in quel di Mottola spendendo parole fiduciose sulla prossima conclusione positiva della trattativa. Ma da allora non si è più vista né sentita. Così come, dopo aver anch’egli affermato che tutto si era incanalato sulla strada giusta lo scorso agosto, è scomparso dall’orizzonte della vertenza il senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento, braccio destro dell’ex premier Conte e ritenuto oramai il capo del Movimento in terra ionica (anch’egli rieletto), che a lungo si spese nei mesi scorsi su questa vicenda. Così come si è lentamente eclissato il sindaco di Mottola, anch’egli del Movimento 5 Stelle, Giampiero Barulli pur essendo presente a tutti i tavoli (senza dimenticare che una della Rsu è da anni attivista del Movimento).

E’ quindi fin troppo chiaro il perché, come abbiamo fatto spesso notare su questo giornale, questa si sia purtroppo trasformata in una vertenza politica, fattore che ad oggi ha soltanto danneggiato ulteriormente i lavoratori. Che potranno guadare con un minimo di serenità in più di qui a dicembre 2023. Dodici mesi nei quali bisognerà cercare con ogni mezzo una soluzione positiva alla vertenza, che potrà avvenire unicamente attraverso la reindustrializzazione del sito. E il riassorbimento delle maestranze. Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/21/tessitura-mottola-ce-qualcosa-che-non-va/)

One Response

  1. Il Sud e Taranto nella fattispecie a differenza del Nord risulta orfana di movimento meridionalista in grado da influenzare correnti interne della politica nazionale che conta. La politica locale a prescindere dalla sudditanza di quella romana o di quella che interferisce con le lobby Lombardo venete nelle migliori delle ipotesi riesce a recimolare qualche programma di sviluppo o di assistenza da pattume industriale

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